Back from the dead: ma che, davero? Si riformano pure i Coroner

Appena qualche mese fa, in un colloquio con un magazine italiano, Tommy Vetterli, al secolo Tommy T. Baron, escludeva categoricamente, per l’ennesima volta, qualsiasi ipotesi di una reunion dei Coroner. Il mese scorso l’annuncio: la band svizzera si esibirà all’edizione 2011 del francese Hellfest. “Mi mancava suonare dal vivo e ho chiesto agli altri ragazzi (il cantante e bassista Ron ‘Royce’ Broder e il batterista ‘Marquis’ Marky Edelmann, ndr) se sarebbe stato ok per loro suonare un paio di show e mi hanno risposto: ‘sì, perché no’ ” ha raccontato pochi giorni fa Vetterli alla transalpina Radio Metal, in un’intervista che vi invito a leggere integralmente se non altro per il gustoso sputtanamento di Mille Petrozza (Tommy suonò la chitarra sul sottovalutato “Outcast” e sul fiacco e commercialissimo “Endorama” e alla domanda sul perché il frontman dei Kreator subito dopo avesse deciso di fare bruscamente marcia indietro e tornare al thrash la risposta è stata “perché deve campare”).

Già, perché no. Sei o sette anni fa, quando il fenomeno delle reunion di vecchie glorie ottantiane aveva iniziato a raggiungere proporzioni imbarazzanti, uno poteva avere ancora la forza di indignarsi. Adesso che i cartelloni dei festival mitteleuropei annunciano giulivi il ritorno di gente come Defiance e Artillery è normale che i Coroner si dicano “perché no”.  E non li si può manco biasimare troppo. Se c’è una band che ha seminato tantissimo raccogliendo poco o niente, beh, sono loro. Gli stessi Voivod (che hanno condiviso con gli elvetici, oltre al non idilliaco rapporto con la Noise, la nomea di gruppo più geniale e sfigato degli eighties), in fondo, erano messi meglio. Voglio dire, i Coroner non hanno mai avuto dei Neurosis ai massimi storici che se li portassero a spasso o un Jason Newsted qualsiasi che all’improvviso dichiarasse il suo immenso amore per loro e ci andasse a suonare insieme, riportando su di loro un minimo di attenzione mediatica.

“Inizieremo a provare tra qualche settimana, credo – ha aggiunto Vetterli – Vedremo, gli altri non suonano da oltre dieci anni. Andremo on stage solo se saremo in grado di suonare bene come prima dello scioglimento”. E vorrei vedere. I Coroner non sono stati una band qualsiasi. Sono stati assolutamente unici e inclassificabili, proprio come i Voivod. Presero il thrash metal più tecnico e cruento e crearono un monstrum originalissimo e sfuggente, contaminandolo con progressive, industrial e jazz ma continuando a suonare estremi, taglienti e oscuri. Un disco come “Grin” colpisce ancor oggi per coraggio e creatività, figuratevi allora.

“Fare un nuovo album? Difficile, ma non si sa mai. Magari dopo quattro o cinque show ci piglia bene e diciamo, hey, facciamolo”.  Io, invece, faccio gli scongiuri. E, nel frattempo, cerco di far tacere quella parte del mio cervello che mi sussurra: “L’avresti mai detto che i Celtic Frost sarebbero tornati con un disco della madonna?”.

Se non li avete mai ascoltati iniziate da “Mental Vortex“, ripartite da “R.I.P.” e buon viaggio. (Ciccio Russo)

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