Category Archives: Avere vent’anni

Avere vent’anni: ENTOMBED – Same Difference

Marco Belardi: C’è una cosa in particolare che quella merda di Same Difference ha: magnetismo. Nessun altro album degli Entombed, escluso Left Hand Path, mi ha portato a riascoltarlo tante volte quanto mi è accaduto con il lavoro che gli svedesi incisero nel 1998. Eppure ogni volta il responso è lo stesso: Addiction King è bella grintosa, What You Need una scarica di pugni in

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Avere vent’anni: DEVIN TOWNSEND – Infinity

Non molto tempo fa ho letto un libro di Stephen King, Cell, il classico catastrofico sul filone zombie in cui la gente svalvolava in massa dopo avere utilizzato lo smartphone. Sarei curioso di ritrovarmi fra le mani uno spin-off in cui ai possessori di prodotti Apple non accade assolutamente nulla perché sono già dei fanatici allo stato terminale, ma non credo

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Avere vent’anni: TIME MACHINE – Eternity Ends

Volete sapere cosa è la perfezione? Ascoltate Eternity Ends. Perfetto da fare schifo, quasi. In un’epoca in cui l’Italia del metallo sbarellava con draghi, cazzi, mazzi, spadoni, prog/power metal etc, i Time Machine si confermavano i migliori ed elevavano la loro proposta fino al sublime, surclassando quanto avevano fatto precedentemente e mettendo l’Italia sulla mappa del prog metal ancora una

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Avere vent’anni: SINISTER – Aggressive Measures

Aggressive Measures dei Sinister è un album che mi fa rabbia, tanta. Considerate che degli olandesi reputo Cross The Styx uno dei migliori debutti della storia del metal estremo. Era bellissimo, questi qua avevano un cantante incredibile e suonavano un tipo di death metal che andava abbastanza per i cazzi propri. Non era simile a quello svedese, ma risultava altrettanto grasso

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Avere vent’anni: ottobre 1998

BORKNAGAR – The Archaic Course Trainspotting: Ultimo album con Ivar Bjornson alle tastiere e primo con Vortex alla voce, The Archaic Course fu un giro di boa piuttosto spiazzante nell’evoluzione dei Borknagar, perché segnò un cambio di direzione talmente netto da lasciare dubbiosi molti di coloro che ne avevano apprezzato i due primi dischi. Stilisticamente rappresentò l’addio alle velleità black

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