Author Archives: Marco Belardi

Avere cent’anni: replicanti metallari da un futuro distopico

Siamo agli inizi del ventiduesimo secolo. L’heavy metal è estinto, o, peggio, ridotto alla stregua di un lussuoso marchio d’abbigliamento da mostrare agli amici. Le sale prova hanno ora l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia, la scena è in qualche modo sopravvissuta. La baracca è tenuta artificiosamente in vita da un colosso chiamato La Corporazione, con sede in una metropoli uguale

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Etichette schierate contro le diseguaglianze: NAPALM RECORDS

Questo articolo nasce da una conversazione con Gabriele Traversa, nel corso della quale avevo tentato di capire se il suo interessamento per i gruppi metal di carattere sanremese avesse, o meno, origini morbose. Nel domandargli dov’è che scovasse quegli innati talenti, ricevetti per risposta: “Napalm Records, è una specie di IperCoop”. Verso la fine del 2019 mi ero prefissato di

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Debuttanti o professori: PLAGUE – Portraits of Mind

Qualche tempo fa ho trascorso un mese buono ad ascoltare in loop i Dead Congregation: capita che ti fissi con un gruppo che avevi approfondito solo superficialmente, e ti imponi di ripassarne l’intera discografia. E c’è sempre un movente, quindi se succede non è per puro caso. Ricordo che avevo da poco recensito Aphotik degli Psychotomy, uno di quegli album

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Avere vent’anni: MYRKSKOG – Deathmachine

In quegli anni stava prendendo forma un qualcosa di bellissimo, e cioè, l’ultima incarnazione sensata del black metal. In taluni casi si finì col fuoriuscire dai ranghi d’origine, attingendo dai Morbid Angel o rimanendo comunque nella loro orbita, ma generalmente, questo accadde senza mai creare un miscuglio improbabile o fastidioso. È possibile affermare che il risultato rimanesse pur sempre il

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