Author Archives: Ciccio Russo

GRIM REAPER @Traffic, Roma, 06.11.2015

Quando frequentavo l’università, grossomodo ai tempi in cui il cantante dei Judas Priest era Ripper, il Quagliaro era un punto di riferimento per tutti gli studenti squattrinati che volevano rimpinzarsi in abbondanza senza spendere più di venti euro, ovvero la cifra con cui il fuori sede medio è abituato a sopravvivere per almeno cinque-sei giorni. Da allora molte cose sono cambiate.

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HOODED MENACE – Darkness Drips Forth (Relapse)

Gli Hooded Menace hanno più senso se considerati un divertissement tarantiniano che se presi sul serio. Non hanno una personalità particolarmente spiccata o una precisa identità stilistica; si limitano a rendere tributo senza troppe pretese alle loro influenze: dai primi My Dying Bride ai Winter, dal death scandinavo alle colonne sonore dei film di Argento e Fulci (nei dischi passati

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Mi piaccion le sbarbine: Dave Ellefson produce una band di minorenni

“A tutti piacciono le minorenni, per questo c’è una legge“, rifletteva Daniele Luttazzi, sempre che non abbia fregato pure questa a Letterman. E l’amore per le fanciulle in fiore è sempre stato un tema molto presente nell’hard rock, soprattutto in tempi meno oscurantisti di quelli attuali, dai Kiss di Christine sixteen agli Ac/Dc di Love at first feel, da Wang

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E CHI SE NE FREGA #9

Cari bambini, bentornati a E chi se ne frega, la rubrica spudoratamente copiata da Cuore che raccoglie i titoli più stupidi e inutili (qua tradotti, giova ricordarlo, pressoché letteralmente) apparsi su Blabbermouth, portale sempre meno indispensabile e sempre più in caduta libera, a meno che non siate interessati a conoscere “perché Sebastian Bach non parla più con l’ex batterista degli

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WINDHAND – Grief’s Infernal Flower (Relapse)

Al terzo album, i Windhand non sembrano ancora  aver capito bene dove andare a parare. Il precedente Soma, accolto da una selva di recensioni ultrapositive, mi aveva lasciato abbastanza perplesso. Le potenzialità si vedevano, per carità. L’ispirazione di base erano e restano gli Electric Wizard ma c’era una vena sessantiana fricchettona che distingueva il quartetto di Richmond dagli altri gruppi doom con voce

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