ROTTING CHRIST – The Apocryphal Spells vol. I e II

È dai tempi di Sanctus Diavolos (2004) che i Rotting Christ fanno uscire un disco ogni tre anni con precisione svizzera. Ma The Heretics è del 2019 e questo 2022 è passato senza nuove uscite (se non si considera il debutto solista di Sakis Tolis), quindi come premio di consolazione possiamo provare ad accontentarci di questi due EP, disponibili dal 15 dicembre scorso nel solo formato digitale, quantomeno per il momento. In realtà nei dieci pezzi totali c’è solo un inedito, quindi questo è quindi uno dei pochissimi casi in cui si può passare al track-by-track, dato che i due EP non sono altro che una raccolta di rarità e curiosità ripescate nell’arco di circa venticinque anni. E allora cominciamo.

The Apocryphal Spells vol. I si apre con Astral Embodiment, bonus track di Genesis. Quello fu un disco di transizione, in cui idee ancora legate al loro precedente periodo gotico si mischiavano con intuizioni nuove che preannunciavano una nuova era, e la presente Astral Embodiment è uno di quei pezzi che risentivano maggiormente del loro recente passato. Il secondo pezzo è Moonlight, unico inedito dell’EP Der Perfekte Traum del 1999 che anticipava lo splendido Sleep of the Angels; la canzone la si conosceva, è bellissima e non c’è molto altro da dire. Il terzo pezzo è Phobia, bonus track di Khronos, disco non tra i loro migliori così come la canzone in oggetto, che non verrà ricordata tra i loro capolavori, diciamo. Chiudono l’EP le note cover dei Kreator incluse nell’edizione limitata di Triarchy of the Lost Lovers, vale a dire Tormentor e Flag of Hate/Pleasure to Kill.

The Apocryphal Spells vol. II si apre invece con Spiritus Sancti, uscita nello split coi Varathron del 2019. Assomiglia un po’ troppo a The Sign of Prime Creation, l’apertura di Theogonia, ma si lascia ascoltare. Dopo c’è l’unico vero inedito dell’intera operazione, ovvero I am the Moonchild, pezzo perlopiù in mid-tempo che sembra uscito dal succitato disco solista di Sakis e che quindi non c’entra molto con lo stile degli ultimi lavori dei Rotting Christ. Segue un remissaggio di Noctis Era, pezzo risalente ad Aealo e che nel frattempo è diventato un cavallo di battaglia nei concerti della band. Il problema di Aealo era soprattutto nella produzione ingiustificabile; con questa nuova versione i Nostri cercano di dare nuova linfa al pezzo e in parte ci riescono, anche perché sarebbe stato complicatissimo fare peggio di quanto fatto con Aealo. La penultima dell’EP è I Will Not Serve, pubblicata in un greatest hits di qualche anno fa, molto atmosferica, tribale e robotica come garba ai Rotting Christ dell’ultimo periodo. Infine c’è la malaugurata idea della cover di Black Sabbath, uscita in un disco-tributo di gruppi greci di una decina d’anni fa. Nella mia vita ho sentito non so quante cover di Black Sabbath e non ne ho mai trovata una decente, quindi la facciamo passare in cavalleria.

Tutto qui. Ora speriamo in un disco di inediti a breve. Nel frattempo, buona fine e buon principio. (barg)

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