Avere vent’anni: ROTTING CHRIST – Khronos

In tutta l’ampia discografia dei Rotting Christ, Khronos è tra i pochissimi che ascolto molto di rado. Ascolto di meno solo Aealo, che trovo proprio inascoltabile per via della produzione, e l’ultimo The Heretics che ancora fatica ad entrare nelle mie corde. Di Khronos invece ho sempre la sensazione di starmi perdendo qualcosa, anche se razionalmente non dovrei pensarlo, visto che ci ho provato infinite volte e ogni volta mi è rimasto pochissimo. Il suo problema potrebbe forse essere quello di stare nel mezzo tra due periodi, non rappresentando una fase di passaggio evolutivo ma, piuttosto, un incerto vagare nel buio, tra l’impellenza di cambiare qualcosa e la necessità di suonare ciò che in quel momento veniva naturale – e veniva così bene. Khronos è comunque un album peculiare per due motivi ben precisi: è l’unico senza Themis Tolis alla batteria nonché l’unico prodotto da Peter Tagtgren. In realtà l’assenza del batterista storico non si percepisce più di tanto, anche perché le linee di batteria le ha sempre scritte Sakis: e proprio ascoltando Khronos si capisce quanta verità ci sia in quest’affermazione. Per quanto riguarda invece la produzione di Tagtgren, Khronos suona probabilmente come il disco meno Abyss Studios che sia mai uscito dagli Abyss Studios.

Il problema vero di Khronos, quindi, non è né la mancanza di Themis né il cambio di produttore, e neanche il trovarsi in una fase interlocutoria tra due epoche della discografia. Il problema vero è che gli mancano i pezzi. I Rotting Christ hanno sempre avuto l’abitudine di infilare tre-quattro pezzi clamorosi a inizio disco che facessero da traino agli altri: questo non vuol dire che le seconde parti degli album fossero brutte, ma che necessitassero comunque di qualcosa di molto eclatante nel lato A per entrare nel mood, diciamo, anche perché tendenzialmente ogni loro disco, in un certo senso, fa storia a sé. Le canzoni che di solito i Rotting Christ mettono in apertura sono tendenzialmente più orecchiabili o memorizzabili, e ti danno una versione più semplice delle canzoni in chiusura, che di solito hanno un andamento più dimesso e cervellotico. Invece è come se Khronos fosse un album dei Rotting Christ composto da due lati B. È questo il suo problema: si parte con il profilo basso di Thou Art Blind e si continua così per un’oretta, senza un particolare riff o una particolare melodia da memorizzare. In questo modo, questo finisce per essere un disco difficile da capire davvero. Ascoltando singolarmente i pezzi, non ci si trova nulla di sbagliato; ascoltando l’insieme, si rischia di perdere l’attenzione.

Musicalmente Khronos venne presentato come l’inizio del ritorno dei Rotting Christ al black metal, dopo la fase gotica iniziata con Triarchy of the Lost Lovers e sublimatasi nella doppietta A Dead Poem / Sleep of the Angels. In realtà non è assolutamente così: Khronos rientra perfettamente in quella fase della loro discografia, nonostante i blast beat disseminati qui e lì e qualche riff ripreso dagli anni di Thy Mighty Contract. È di sicuro il disco più debole della suddetta fase, ma non è un brutto album. Però, per apprezzarlo davvero, consiglio una serie di ascolti parziali, concentrandosi sulle singole tracce piuttosto che sull’album nella sua interezza. (barg)

4 commenti

  • All’epoca fu accolto a pernacchie più o meno da tutti. A me piace abbastanza, anche se certamente non regge il confronto con i diretti predecessori. Anche loro come tanti altri accusarono il passaggio del millennio, pur essendo tra quelli che ne sono usciti meglio

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  • The Heretics non è brutto ma non puzza abbastanza, come produzione sembrerebbe un altro lavoro cesellato da Tagtgren. Da vecchio scoreggione preferisco il black metal ammorbante e maleodorante.

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  • Sì però ragazzi Aaelo è un capolavoro

    Non sapete cosa vi perdete a non amarlo

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  • L’ho riascoltato in vostro onore e devo dire che “You are I” e “Khronos” sono gradevoli. C’è una certa prolissità, ma non è quella tendenza alla ripetizione ipnotica e ossessiva dei Rotting Christ, molte canzoni di questo disco sono proprio una lagna che ti porta a mandarle avanti per sentire se prendono lo slancio, però non lo prendono. Comunque molto meglio di altre cazzate.

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