La finestra sul porcile: TROLL

Premetto che non so molto di cultura o folklore norvegese e che di certo non mi metterò ad approfondirli oggi. Netflix mi suggerisce il seguente film dopo che ho appena terminato due serie televisive: The Watcher e Cabinet of Curiosities. Sto inoltre affrontando con qualche fatica 1899, dai creatori di Dark, dunque un pippone disumano ove niente è ciò che sembra, altrimenti sarebbe troppo facile.

Mi ci vuole un filmetto del cazzo e Netflix, come dicevo, me l’ha appena scodellato.

Troll è un’occasione parecchio sprecata. Ha i personaggi incollati dai film di Roland Emmerich o da Jurassic Park, e da quest’ultimo cita persino la scena del bicchiere coi cerchi (niente capretto stavolta). Ha la solita gente che si vede in sostanza nei catastrofici: il pazzo che aveva previsto tutto, il personaggio femminile un po’ maschiaccio, il buffone che ai fini di trama e svolgimento non serve a niente ma fa due battute in croce, i politicanti arroganti e pure quello che a un certo punto si metterà ad hackerare qualcosa su sistemi operativi e programmi che hanno sempre la stessa grafica.

Il punto è che, prendendo ad esempio “il buffone che fa due battute”, in Jurassic Park si chiamava Malcolm ed era interpretato da Jeff Goldblum. Tu, Roar Uthaug, con quel nome da tizio che fa partire le risse nei pub, puoi anche prendere un format vincente (la spalla chiacchierona a fianco degli uomini d’azione) e rifarlo pari pari. Ma se non hai Jeff Goldblum di cosa cazzo stiamo a ragionare? Lo stesso vale per la bionda protagonista che non è né Sam Neill né Laura Dern ma un’attrice da sei politico messa a rifare quel genere di ruolo. E questo film è un po’ tutto così, un gigantesco Emmerich più Jurassic Park con qualche altra citazione sparsa, dalla scena del ritrovamento dell’orma di Godzilla passando per qualche cacatona alla King Kong.

L’ultimo film di questo genere che mi aveva impressionato fu Cloverfield, che ammirai in una sala straripante di gente da cui uscimmo tutti con la testa che ci girava. E da allora di porcate col mostro che distrugge tutto ne ho viste e riviste. Troll non è brutto, è solo un film norvegese che manca l’obiettivo (farci davvero addentrare nella mitologia locale, optare per il tema del Mostro raccontandoci dell’altro, appassionandoci) nel suo bieco rifare il verso alle robacce americane da cui a una prima occhiata parrebbe prender le distanze. Perché la CGI è usata anche con un minimo di decenza (ma in certi momenti sempre dalle parti del cartone animato si finisce), la spettacolarizzazione non è mai fine a sé stessa e certe sequenze con le milizie me le sono anche un po’ godute. Ma per quanto Troll non sia affatto un brutto film, gli americani ce l’hanno già propinato cento volte con risultati cento volte migliori (quelli del 1993 con Neill, la Dern e Goldblum) e cento volte peggiori, seppur con attori cento volte più capaci di lasciarci anche un dialogo o una scena da ricordare. Troll funziona con l’ironia e il citazionismo, funziona col suo imperturbabile fascino nerd. Ma per il resto è un rigore sbagliato a porta vuota. Non pretendo ora che in ogni pellicola sia infilato a forza Mads Mikkelsen, uno Skarsgard a caso dalla famiglia Skarsgard o un qualunque attore scandinavo o pur sempre nordico che sia credibile nel ruolo del nordico. Ma un minimo di carisma e un minimo di indipendenza dal blockbuster americano sarebbero stati le uniche ancore di salvezza per Roar Uthaug, che, ci tengo a precisarlo, ha pur sempre fatto il massimo. Guardabile, e, come nel caso di Prey, perfettamente dimenticabile una volta che lo si è guardato. (Marco Belardi)

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...