La finestra sul porcile: MOONFALL

UN FILM GARGANTUESCO PREGNO DI CAZZATISSIME E POTENTISSIMO EMMERICH NUOVO OMERO SI STUDIERÀ TRA TREMILA ANNI ALLE MEDIE.

La recensione per me potrebbe chiudersi qui, ma l’infido Ciccio dice che è troppo poco e così, per vostra sventura, mi tocca scrivere qualche nota d’accompagno. Sappiate allora che ho adorato Roland Emmerich per Stargate prima ed Indipendence Day poi, al punto che di quest’ultimo amo persino tutti gli svarioni assurdi, tipo il virus di Windows 95 caricato sul mainframe della nave madre extraterrestre o Will Smith che stende con un pugno il pilota alieno sopravvissuto allo schianto della propria navicella (il quale peraltro è pure corazzato da una specie di esoscheletro organico). Perché è vero che i suddetti svarioni sono evidenti, ma rimangono sullo sfondo a fronte di uno spettacolo visivo per l’epoca assolutamente spaccamascella e anche, dove non soprattutto, a fronte della capacità di raccontare una storia corale che, pur infarcita di cazzate da cima a fondo, fa appello ai sentimenti nobili del pubblico, cioè alla capacità che ha l’individuo di non essere tale di fronte alle avversità, all’altruismo quindi, allo spirito di sacrificio di pochi eroi che alla fine condurranno alla salvezza tutti (o almeno tutti i sopravvissuti), una vera e propria epica raccontata per fotogrammi potentissimi, carichi e spettacolari oltre ogni parametro (sempre per l’anno di grazia millenovecentonovantasei).

Di Emmerich ho poi visto un po’ tutto il resto, dal Patriota ad Anonymous a White House Down a 2012, e, pur trovando molta della sua filmografia gradevole (anche quelle pellicole lontane dal filone catastrofico/fantascientifico) e altra robaccia inenarrabile tipo Godzilla o peggio (il seguito di Indipendence Day uscito pochi anni fa è raccapricciante, per dire, al punto che anche lo stesso Emmerich ammette che è un film poco riuscito, e per dirlo lui), non mi è più capitato che mi piacesse un suo film come mi capitò con Stargate e Indipendence Day, almeno non fino a ieri. Perché Moonfall è davvero un filmone, già dall’idea di base: la luna che precipita sulla terra. Cioè, non so se avete letto bene, LA LUNA CHE PRECIPITA SULLA TERRA è qualcosa di pazzesco già solo a concepirlo, figurarsi a scriverci una sceneggiatura per un film, girarlo e pure produrlo (perché oltretutto è anche un prodotto indipendente). Boh. Chiaro che con un incipit così la trama sia inevitabilmente piena di cazzate per ogni dove, ma è altrettanto chiaro che tu che vai a vedere Moonfall fai uno sforzo di sospensione dell’incredulità, mica puoi prendere, che ne so, l’Odissea e pensare che Scilla e Cariddi e le sirene e Circe sia tutta roba vera, no? Tu ti concentri su Ulisse e comprimari, perché fanno quello che fanno: è tutto lì. Ecco, così è per Moonfall, con buona pace di chi va cercando logica e attendibilità scientifica, che qui sono assenti, perché questo è un film sul coraggio, l’abnegazione, sul sacrificio e condito dai migliori effetti speciali su pellicola che si siano mai visti, o almeno che si siano mai visti su un film indipendente. Roba allucinante, credetemi. Anzi, non prendete la mia parola per buona, andate a vederlo e passate due ore in compagnia dell’epica che i vostri pro-pro-pro-nipoti studieranno alle medie. Ammesso che ce ne saranno, beninteso. (Cesare Carrozzi)

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