La finestra sul porcile: METAL LORDS

Pare che l’unico modo possibile di rappresentare il metal su pellicola sia quello parodistico. La presa per il culo è una cosa ben diversa dall’ironia o dalla satira, che ci può stare. Figuriamoci, qui di ironia e satira sul metal, nonché su noi stessi, la facciamo tutti i santi giorni. Questo ennesimo film che parla di metal non parlando di metal, usandolo per raccontare una storiella di amicizia e vita da teenager americani, ovvero mascherato da storiella da teenager americani usata per raccontare cosa è il metal o cosa dovrebbe essere/significare per un teenager americano (?), non mi ha suscitato né interesse, né particolare odio (come invece mi procurò quella immonda cacata di Lords of Chaos, che tentò di affrontare il tema in modo “serio” finendo per ridicolizzarlo e basta), bensì solo un latente fastidio. Diciamo che questa produzione Netflix, per quanto una spanna sopra la media della spazzatura che si produce con quel marchio, è totalmente inutile e ce la si poteva risparmiare serenamente. Voi produttori mettevate i soldi da parte per andare a puttane nigeriane e io mi dedicavo a rivedere per la centesima volta Grosso guaio a Chinatown o L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente o Senza esclusione di colpi o Commando, ed eravamo tutti più contenti.

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Questo film non mi ha ridestato particolari ricordi autobiografici di quando si era dei ragazzini metallari che, come tutti i ragazzini metallari, si voleva metter su una band di vero metallo, o ricordi di quando ci si crogiolava nel metallo per difendersi dal mondo crudele e dalle odiose mode mainstream. Io da ragazzino non volevo mettere su nessuna cazzo di band di metallo, nemmeno ero un emarginato e le odiose mode mainstream le tolleravo benissimo. Ciononostante mi crogiolavo beatamente nel metallo perché semplicemente era la cosa migliore da fare e quello era tutto ciò che volevo fare, oltre a condurre una vita da non emarginato sociale o da membro di un particolare clan, come ancora oggi del resto.

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Purtroppo, e qui veniamo al point cari amici, il metallaro nei film o è un complessato, o è uno scemo di guerra, o un esaltato o un semplice coglione. In tutti i casi egli viene presentato come un povero cristo che va capito, perché è un “tipo strano”, e alla fine in un modo o nell’altro viene ridicolizzato anche se l’intento è precisamente l’opposto, come, pare, in questo caso. Voglio pure credere alla buona fede di D.B. Weiss (lo stesso sceneggiatore di Game of Thrones) ma il risultato è precisamente l’opposto: i tre ragazzini protagonisti della vicenda (ah, la trama praticamente non esiste, quindi non temiate lo spoiler) sono un chitarrista esaltato e figlio di papà, un batterista timido e introverso, una tipa complessata che come tutte le tipe nei film sul metallo fa la bassista, ma una bassista atipica e inclusiva che suona il violoncello al posto delle quattro corde, particolarità che fa molto Netflix, bisogna ammetterlo. Che pazienza che ci vuole, amici. Le vicende dei tre sono totalmente marginali e il succedersi delle scene telefonatissimo. Si scazzano, si allontanano dal metal, lo negano e lo ripudiano, ma poi si ravvedono e torna la fede nella vera medalz, si riavvicinano, ritrovano i valori della fratellanza, dell’amicizia, dell’ammore e di questa minchia rugosa.

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Non ho altro da dire. Oltre a consigliarvi di andare a puttane nigeriane o di dedicarvi alla centesima visione di Altrimenti ci arrabbiamo invece di perdere tempo appresso a Metal Lords, vi posso dire che a un certo punto (e qui si svela tutta la potenza di fuoco della macchina Netflix) arriva il momento cameo, quello che ci si aspetta e che a parere di qualcuno da quelle parti nel palazzo della stramaledetta Netflix dovrebbe essere il momento che conferisce senso a tutto il film, che mette la firma, il momento in cui escono fuori Scott Ian, Tom Morello, Kirk Hammet e Rob Halford che fanno la parte di se stessi, con una faccia da ebeti e la battuta simpa che sta lì a significare: hey siamo Scott Ian, Tom Morello, Kirk Hammet e Rob Halford, sì, proprio noi, le leggende del metal in carne ed ossa, guardaci, siamo ricchi e famosi eppure siamo qui e facciamo una comparsata in un film di teenager che parla di metallo, sì, proprio di metallo, fico eh? (Charles)

7 commenti

  • Bah ai miei tempi nessuno si faceva tutte ste pippe mentali…ero uno sfigato? Si, ma la differenza coi rimbambiti di oggi è che non mi piangevo addosso e non aprivo il gruppo telegram dei “piagnoni di mammina”…anche perché non c’era internet non c’era un cazzo. Il Metal però mi ha sempre aiutato a canalizzare la rabbia e a superare tanti momentacci e si, di solito il metal è un genere un po’ da nerd, ma chiaramente non si può sempre generalizzare. Però per intenderci io a 14 anni avevo la cassetta di Seventh Son nel walkman, il mio compagno di banco fighetto sentiva quel debosciato di Pezzali…ma tant’è Detto questo una merda del genere non la guarderò mai.

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  • Un mix di luoghi comuni e il fascino dell’esotismo tipo: “Guavda amove, un metallavo! Ma esistono ancova??” Il cinema è ben altrove…

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  • Pierre DuLavelle

    E’ vero, la figura del metallaro nei film è sempre piuttosto stereotipata (seguendo quelle linee guida indicate con accuratezza da Charles) tanto che lo sbocco parodistico sembra essere l’unico possibile. Forse anche l’unico attuabile perchè – dai, diciamo la verità – la figura di cui sopra si è sempre crogiUolata in quegli stereotipi che essa stessa ha contribuito in primo luogo (anche se non saprei dire quanto volontoriamente) a creare e nei quali si è fin troppo spesso rifugiata, asserragliata, arroccatta. E’ chiaro che non si può fare di tutta l’erba un fascio ma la mia quarantennale esperienza di appassionato del genere mi ha insegnato – fin da subito, quindi dagli anni ’80 per quel che mi riguarda – che la musica che ancora oggi tanto apprezzo è (stata? lo è ancora?) un magnete per casi che solo a voler essere di manica larga po(teva/sso)no essere definiti umani. Chiunque abbia seguito negli anni la stampa di settore nelle sue varie testate ed emanazioni soffermandosi sulle famigerate pagine della posta (ma anche gli annunci non scherzavano, eh… e talvolta anche gli articoli, ma questo è un altro discorso) non faticherà a convenire con me: si leggevan cose che neanche un paria avrebbe mai pensato di scrivere, i più moderati si sentivano in guerra con l’universo ben oltre i suoi confini conosciuti (per non parlare delle lotte intestine, ancora più cruente) e i più allegri vergavano le loro lacrimose letterine probabilmente con il cappio già attorno al collo, facendo apparire quelli che allora si chiamavano dark come il carnevale di Rio L’immagine del metallaro che è sempre stata fatta passare è sempre stata avallata in prima istanza dal metallaro stesso, proprio quello che voleva metter su una band di vero metallo (eh beh la VERA musica, no? “If you’re not into metal you’re not my friend!”), vi si crogiolava per difendersi dal mondo crudele e dalle odiose mode mainstream. Capisco il disappunto di Charles, ma è giocoforza che poi ci faccian sopra filmetti (o filmacci come “Lords Of Chaos”, concordo) che mortificano, attraverso rappresentazioni di tale fatta, la musica che amiamo: una vastissima frangia di quelli che vi si sono avvicinati e/o l’han fatta propria – evito volutamente di usare il termine ascoltatori, chè in questo contesto sarebbe fuori luogo – ne ha purtroppo rappresentato, e a quanto pare continua a farlo, il tallone d’Achille.

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  • É curioso che per rappresentare i metallari vengano chiamati in causa personaggi che con la scena non hanno mai avuto a che fare. Comunque di casi umani é pieno il mondo degli adolescenti e col senno di poi i metallari di allora sono fra quelli che alla fine col tempo si sono in qualche modo riscattati. Quello é il periodo dell’adolescenza in cui i giovani metallari sono più antitetici al mondo dei grandi.

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  • Grosso guaio a Chinatown o L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente o Senza esclusione di colpi o Commando o Altrimenti ci arrabbiamo. Hai una serie di birre pagate.

    Piace a 1 persona

  • ‘Sti film servono a far contenta mia moglie che, dato che fanno tornare di moda il “rock”, riesce a trovare roba “rock” da H&M e altri negozi mainstream. Almeno…

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