Sic transit gloria mundi: del nuovo HAMMERFALL non fregherà a nessuno (però è carino)

Ora dirò una cosa a cui i più giovani non crederanno mai: venticinque anni fa gli Hammerfall erano un gruppo sulla cresta dell’onda e tutti pendevano dalle loro labbra. Mi spiego meglio: dopo circa un lustro di ubriacatura black metal, in cui non eri nessuno se non andavi in giro pittato e ti facevi le foto nella foresta in bianco e nero, c’era stata una violenta rivalutazione del power metal e di conseguenza dell’heavy metal classico, cosa partita peraltro soprattutto grazie al loro debutto Glory to the Brave che fece un botto assurdo (ma anche, per completezza, ai vari Gamma Ray, Angra, Helloween, Stratovarius, Rhapsody etc che nello stesso anno uscirono con dei disconi); gli Hammerfall in realtà col power c’entravano pochissimo, essendo più che altro un Bignami del metallo ottantiano sia europeo che americano, ma vennero messi in mezzo perché all’epoca non si andava tanto per il sottile. Insomma, loro avevano l’abitudine di ficcare una cover di qualche gruppo del passato in ogni loro uscita (che erano tante, considerando che all’epoca c’erano ancora i singoli) e alcuni di questi gruppi, grazie all’improvvisa visibilità, si ritrovarono di colpo ad avere nuovamente qualche riflettore puntato addosso: gli Warlord addirittura si riformarono per l’occasione proprio con Joacim Cans alla voce. Quindi si era arrivati al punto che molti vecchi gruppi in disarmo dovevano sperare di essere “recuperati” dagli Hammerfall per poter tornare un minimo alla ribalta.

Tutto questo per dire che invece ora, nell’anno 2022, le cose sono totalmente cambiate e non ho idea di chi ancora segua o sia interessato a ciò che fanno gli Hammerfall. Ad esempio questo nuovo Hammer of Dawn è un dischetto carino, di sicuro il migliore loro dai tempi di Chapter V del 2005, ma c’è qualcuno a cui la cosa freghi effettivamente? Non è una domanda polemica né retorica, è semplice curiosità: del resto non vedo una maglietta degli Hammerfall addosso ad alcuno dai tempi in cui Luciano Moggi spadroneggiava al Processo del Lunedì, quindi mi chiedo davvero che tipo di pubblico abbiano oggi.

Perché poi loro non sono mai troppo cambiati, se non per il fatto di scrivere canzoni peggiori e per un atteggiamento più scanzonato che peraltro non gli è consono per nulla. Sono rimasti fuori dal tempo e non hanno avuto la possibilità di sfruttare le mode che si sono succedute: troppo classici per piacere agli amanti del powerone, troppo leccati per piacere agli amanti dell’epic metal, troppo allegri per piacere agli amanti del metallo ottantiano duro e puro. Paradossalmente proprio loro, nati come gruppo meno originale del mondo, alla fine si sono distinti per un proprio stile peculiare senza neanche mai cambiare troppo modo di suonare.Comunque, per quelli a cui può fregare qualcosa, Hammer of Dawn è come detto il loro miglior disco da 17 anni a questa parte. Dura troppo e alla fine può stufare un pochino, ma per una volta abbiamo un album abbastanza omogeneo e pieno di pezzi che funzionano e spingono. In particolare Too Old to Die Young è una dichiarazione d’intenti che mi è entrata in testa e non vuole andarsene più, una specie di Dreamland più birraiola. Ma pure i tre pezzi iniziali, o Reveries col suo coro da pugno al cielo come non ci fosse un domani, eccetera. Davvero, è un bel disco; e di speranze non è che ce ne fossero. Quindi HAIL e sempre viva la chioma ossigenata di Oskar Dronjak. (barg)

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