Celeste – Assassine(s)

Da quando scrivo su Metal Skunk sarà almeno la terza volta che mi convinco di trovare il disco dell’anno già nel mese di gennaio: la prima fu nel 2016 con Old Sunlight dei Latitudes, mentre la seconda fu nel 2020 con Immoto; e l’anno scorso Kvitravn ci arrivò comunque molto vicino. Sarà perché tra fine dicembre e inizio gennaio c’è sempre un periodo di calma nelle pubblicazioni che non si vede l’ora di interrompere ascoltando musica nuova (e quindi l’entusiasmo sale), ma quest’anno mi è successa la stessa cosa.

Credo di aver capito appieno i Celeste solo di recente quando, sapendo che sarebbe uscito il loro nuovo album, mi sono messo a riascoltare tutta la loro discografia. Il loro post-hardcore misto a black metal mi piaceva istintivamente, ma non riuscivo a razionalizzare questa affinità elettiva. Sono arrivato alla conclusione che il nichilismo e l’odio per il mondo tipici del post-hardcore, uniti alla velocità e alla violenza sonora del black metal, si siano dimostrati una ricetta perfetta. Se il black metal e lo shoegaze possono sembrare assolutamente antitetici eppure stanno maledettamente bene assieme, il black metal e il post-hardcore, volendo, hanno potenzialmente molti più punti in comune, sia da un punto di vista stilistico che tematico. Tuttavia, per quanto riguarda il primo connubio ora, grazie a un pazzo di nome Neige che li unì per la prima volta, abbiamo schiere di gruppi che lo fanno da tempo; per quanto riguarda il secondo, invece, a mia conoscenza non esistono altrettanti gruppi che hanno seguito la via dei Celeste. Ed è interessante notare come queste innovazioni in campo black metal siano arrivate tutte da terra francese.

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Sarà per via della fuoriuscita dai ranghi della Denovali Records (che finora aveva pubblicato tutti i precedenti album) e per il contestuale ingresso in quelli della Nuclear Blast, ma va notato che con Assassine(s) la proposta del gruppo di Lione si è oggettivamente edulcorata. Sicuramente le composizioni fanno un maggiore uso della melodia lungo tutto l’arco dell’album e le sonorità sono più tendenti al post-metal, mentre il post-hardcore vero e proprio viene relegato a qualche sprazzo isolato soprattutto a inizio e fine opera, nelle tracce Des torrents de coups, De tes yeux bleus perlés e Le cœur noir charbon. Non so se siano finalmente stati nuclearblastati anche i francesi. La realtà è che, già almeno da Animale(s) e Infidèle(s), la produzione era molto più pulita e curata, in particolare se comparata alle prime pubblicazioni del gruppo. E si potrebbe anche spiegare la maggiore propensione alla melodia con le comparsate di Katsuta, chitarrista dei giapponesi Heaven in Her Arms. Per il resto rimangono le solite fantastiche foto poste in copertina, che vanno a completare il lavoro artistico anche all’interno.

Assassine(s) non avrà certamente la carica nichilista e distruttrice di Morte(s) née(s), quello che personalmente continuo a ritenere il loro album più riuscito, ma si candida comunque, almeno per me, ad essere una delle migliori uscite discografiche metal di questo 2022, già da adesso. Resta solo da sperare che la Nuclear Blast non metta oltre il suo zampino, ma lo scopriremo solo con i prossimi album.

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