italianoChitarra [Edoardo Giardina]

Quando mi è stato chiesto di partecipare alla riesumazione di questa vecchia rubrica mi sono trovato un po’ in difficoltà per due ragioni principali. La prima è che la mia formazione musicale è stata, credo, poco convenzionale: ha saltato molti passaggi da cui tendenzialmente sono passati quasi tutti (quella riguardante il metal, per dire, è iniziata con una chiavetta USB passatami da mio cugino contenente direttamente Testament, Pantera e Death); il recupero del pregresso avvenne solo freddamente in età più tarda. La seconda ragione, che volendo si ricollega in parte alla prima, riguarda invece il fatto che quasi tutti i miei idoli di gioventù di cui avrei parlato più che volentieri non sono italiani (i primi che mi vengono in mente sono i Red Hot Chili Peppers, che vantano il primato di essere il primo gruppo di cui ho posseduto un album).

Sappiate quindi che l’ordine sarà strettamente legato alle fasi della mia vita in cui gli album di cui parlerò sono stati importanti e che, a parte ciò, questa sarà una lista decisamente scriteriata. Siete avvisati.

EDOARDO BENNATO – Sono solo canzonette (1980)

Quando ero bambino mio padre aveva una collezione di musicassette invidiabile. Avevamo anche una parte del mobile della sala preposto, con delle piccole celle verticali su misura pensate appositamente per contenere quel supporto fisico che ora, inspiegabilmente, sta tornando di moda. Tra le cassette in suo possesso si annoveravano album delle Orme, della Premiata forneria Marconi e di Jethro Tull. Non sorprende che, tra tutti, quello che colpiva di più l’immaginazione del me bambino e di cui ancora oggi ricordo nitidamente le canzoni era Sono solo canzonette di Edoardo Bennato. Fu, per così dire, il mio imprinting con la musica alternativa e cantautoriale in senso lato, nonché con quella rock (più o meno). E ora che scrivo queste righe mi rendo conto che non mi sono mai chiesto se la scelta del mio nome fu dovuta alla passione per il mio ben più famoso omonimo.

ARTICOLO 31 – Italiano medio (2003)

Mi vergogno un po’ a inserire Italiano medio degli Articolo 31 in questa lista, ma Ciccio Russo ha detto che deve riguardare album a cui siamo legati, deve essere scritta di getto e bisogna essere onesti; e io ascolto sempre quello che dice Ciccio Russo. Quando scoprii questa mirabolante opera era probabilmente tra la fine delle scuole elementari e l’inizio delle medie. Pressai i miei genitori per comprarmi il disco e loro alla fine cedettero. Probabilmente fu il secondo album che io abbia mai posseduto dopo By the Way dei californiani citati pocanzi – in mezzo ci fu robaccia italiana molto peggiore degli Articolo 31 che, per amore della mia dignità, non citerò qui. L’ho riascoltato proprio mentre scrivo queste righe e musicalmente non salvo praticamente nulla (non sono neanche arrivato alla fine); tuttavia, lo consumai talmente tanto all’epoca che la mia bocca canta automaticamente tutti i testi di tutte le canzoni. Non saprei dirne il motivo; l’unica cosa che mi viene in mente è che i testi di J-Ax facessero vibrare qualche cosa nel me ragazzino della provincia disagiata milanese. A Italiano medio sono comunque legati diversi eventi (anche divertenti) della mia vita, totalmente slegati tra di loro. Ne racconto giusto uno: alle superiori la mia transizione verso il metal era ormai compiuta. Ad un certo punto mi fidanzai con una ninfomane della classe accanto la quale, per qualche strano motivo, ancora ascoltava gli Articolo 31 nonostante fossero già morti e sepolti da anni. Scrissi una delle mie dediche stringate sul libretto e le regalai Italiano medio, contento di liberarmene, tutto sommato. Durammo qualche mese (le ninfomani sono sempre un’arma a doppio taglio) e quando la lasciai me lo ritrovai sul banco il mattino seguente.

NERORGASMO – Nerorgasmo (1997)

Il mio rapporto col punk inizia e finisce coi Nerorgasmo. Quando cominciai a suonare il basso iniziai subito anche a cercare disperatamente un gruppo con cui suonare. Le mie idee erano sicuramente troppo ambiziose, sia per quelle che all’epoca erano le mie vere capacità con lo strumento, sia per le persone che potevo effettivamente trovare nella mia zona. Nel frattempo qualche amico di merenda di quei tempi stava cercando un bassista per un gruppo punk hardcore e io mi prestai nonostante non ascoltassi minimamente il genere. Provarono a integrarmi maggiormente nel progetto coinvolgendomi nei loro ascolti e portandomi anche a vari concerti. L’effetto fu che io, metallaro sedicenne di provincia smacchinato, avevo visto dal vivo decine e decine di gruppetti punk di provincia suonare nei peggiori locali della Brianza e non ero ancora mai stato a un concerto metal. Di tutto quello che mi consigliarono e che mi fecero ascoltare, Nerorgasmo è tutto ciò che mi è rimasto. Sia perché in sala prove avrò suonato Mai capirai tante volte quante ho suonato Smells Like Teen Spirit, sia perché più avanti avrei capito la portata generazionale di quel disco. Inoltre, una volta trasferitomi a Roma per l’università, conobbi a una festa, per tramite di una mia cara amica, proprio la figlia di Luca Abort, mia coetanea. Ricordo ancora la copertina del suo profilo Facebook quando la cercai il giorno seguente: una foto di un murales con scritto PUNK IS DAD.

EDENSHADE – The Lesson Betrayed (2006)

Nulla da vedere qui, solo il disco di un gruppetto underground di Macerata che scoprii quando io e un carissimo amico del mio paese aprimmo un forum online. Attirammo subito un capannello, ristretto ma affezionato, di fruitori coi quali scambiare opinioni e consigli musicali. Qualcuno, per qualche assurdo motivo, aprì un topic proprio sugli Edenshade. Il loro esordio, Ceramic Placebo for a Faint Heart (2003), un death metal melodico goteborghiano, fu prodotto dalle mani sapienti di Massimiliano Pagliuso e Giuseppe Orlando. Quello che ascoltai veramente all’infinito fu il secondo album The Lesson Betrayed, che qualcuno su qualche webzine all’epoca descrisse come “i Subsonica che suonano metal”. Questa volta nessun aneddoto particolare da raccontare, solo un amore incomprensibile e irrazionale, tanto che, mentre pensavo a quale album di metal italiano avrei potuto inserire in questa lista, questo è stato il primo che mi è venuto in mente. Col successivo e pessimo Stendhal Got That Close (2011), mi portò a provare la prima scottante delusione musicale della mia vita. Scrissi anche una pesante bocciatura sul nostro forum sfigato. Poco dopo, ovviamente, arrivò uno dei membri a commentare risentito.

FAIDA – Armed Music Against the Master Control Program (2010)

Vale più o meno quanto scritto per l’album qui sopra, solo che i Faida sono di Venezia e, se non ricordo male, sono totalmente autoprodotti e assolutamente caserecci. Non ho idea di che fine abbiano fatto, so solo che alcuni dei membri originari, tra cui sicuramente c’è il cantante e sassofonista, hanno poi formato i Give Us Barabba, di cui scrissi qualcosa in passato. Il genere è un crossover un po’ sempliciotto dall’afflato reggae fuori tempo massimo che ascoltavo mentre leggevo i libri di Che Guevara. Il motivo per cui inserisco questo disco in questa lista è che, sul suddetto forum che avevamo fondato, scrivevamo anche “recensioni” di album che ci piacevano, che fossero appena usciti o meno. Uno dei membri dei Faida arrivò fino al nostro spazio autogestito e mi contattò per inviarmi il disco. Fu la prima volta che mi capitò una cosa simile – fortunatamente non fu anche l’ultima, anche se le restanti si contano sulle dita di una mano – e ciò alimentò i miei sogni di gloria di diventare un critico musicale che riceveva promo tutte le settimane e che viveva del suo lavoro e della sua passione. Ero un ragazzino ingenuo e i miei sogni di gloria andarono a scontrarsi contro il muro borghese della Metal Skunk SpA, che ancora mi deve pagare gli straordinari di aprile.

I CANI – Il sorprendente album d’esordio de I cani (2011)

Concludo telegraficamente con l’album che ha segnato il mio passaggio alla vita adulta, almeno anagraficamente. Sempre per motivi anagrafici, questo album non può parlare di me come parlava di Ciccio. Io arrivai a Roma un po’ in ritardo rispetto all’uscita dell’esordio dei Cani, ma vi assicuro che si poteva sentirne ancora l’onda lunga, a dimostrazione del fatto che non fu solo il caso dell’anno. I motivi per cui è riuscitissimo e possa arrivare a toccare le corde giuste di chi ha vissuto nella Capitale all’inizio degli anni Dieci li ha già spiegati benissimo Ciccio. Io posso solo dire che, seppure non potesse descrivere appieno la mia vita sociale dell’epoca, fu un’imprescindibile guida alla scoperta della movida e dei quartieri della Città eterna.

One comment

  • Su Italiano Medio c’è Commodore 64 vs PC, che da solo ti riscatta dalla vergogna e ti fa inneggiare all’informatica d’assalto di fine anni 80.

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