Avere vent’anni: Novembre – Novembrine Waltz

Per quanto Classica sia pressoché esente da difetti, Novembrine Waltz è il mio album preferito dei Novembre, se non addirittura uno dei miei album preferiti in generale, e per lungo tempo ha rappresentato il modello senza tempo a cui paragonavo tantissime altre opere di tantissimi altri artisti – che fossero precedenti o successive non importava, così come se fossero o meno effettivamente accostabili. Blackwater Park? Bello, ma non quanto Novembrine Waltz. Irreligious? Bello, ma non quanto Novembrine Waltz. Viva Emptiness? Bello, ma non quanto Novembrine Waltz. Insomma, avete capito.

Non solo, è anche l’unico album dei Novembre di cui posseggo una copia fisica, un CD nello specifico; e per uno che è diventato metallaro quando ormai già si cominciava a piratare un po’ tutto questo è un attestato di stima non indifferente. In realtà avrei poi comprato anche un vinile dell’ultimo Ursa al loro concerto a Erba, ma, avendo appena ricevuto all’epoca un giradischi in regalo, l’acquisto fu dettato più dal desiderio di rinfoltire la mia neonata collezione di vinili che da altro. Novembrine Waltz invece lo comprai da ragazzino squattrinato, probabilmente in uno dei miei viaggi dalla periferia a Milano, probabilmente al Mariposa o a qualche altro negozio di dischi, probabilmente spendendo tutta la mia paghètta settimanale tra costo del CD e costo dei biglietti andata e ritorno di Trenord.

Forse i paragoni fatti sopra non rendono neanche bene l’idea, perché ho cercato di scegliere album che considerassi belli ma comunque non al livello di Novembrine Waltz – e magari secondo i vostri gusti nessuno di questi, neanche quello dei Novembre, si avvicina al concetto di bello. Io credo di tenerlo in così alta considerazione perché lo scoprii e ascoltai ripetutamente quando, avendo iniziato a suonare il basso da un po’, cominciai ad avere velleità artistiche e a voler fondare un mio gruppo. Il genere di riferimento, neanche a dirlo, doveva essere quella sorta di progressive death metal che all’epoca veniva riprodotto in solitaria nelle mie cuffie, meglio ancora se misto a gothic come da proposta del gruppo dei fratelli Orlando e di pochi altri. All’epoca mi scontrai con le difficoltà sia di trovare musicisti che non volessero suonare solo i Pantera, sia con la pretenziosità delle mie idee – e a pubblicare un album di una fattura più o meno simile ci riuscii solo molti anni dopo.

Ciò che mi colpì così nel profondo fu probabilmente l’atmosfera dell’album, caratterizzato da ambientazioni sì gotiche e malinconiche, ma assolutamente peculiari. Forse l’aggettivo che si avvicina di più a descrivere Novembrine Waltz è granguignolesco, anche se le connotazioni orripilanti e macabre che il termine si porta dietro andrebbero sostituite con altre più melanconiche e tetre. Anche grazie alle melodie e ai ritmi che talvolta si fanno baldanzosi, ascoltarlo mi ha sempre dato la sensazione di ritrovarmi in un circo pieno di fenomeni da baraccone incompresi dalla storia triste. Mi ha sempre trasmesso un’emozione simile a quella che provavo da bambino nel guardare il cartone animato di Pinocchio della Disney, quando il nostro burattino, dopo essere arrivato nel Paese dei balocchi, comincia a trasformarmi in un asino, scoprendo che la realtà non è sempre come appare. Impressioni che mi è capitato di provare molto raramente con pochissime altre opere: solo La masquerade infernale ci si avvicina (e alla fine, forse, lo supera anche).

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