Avere vent’anni: DEATH – Live in L.A. // Live in Eindhoven

I Death non avevano mai pubblicato un disco dal vivo. Ne pubblicarono due contemporaneamente nell’ottobre del 2001 perché Chuck aveva disperato bisogno di soldi per potersi curare; purtroppo però la ma malattia lo uccise dopo due mesi dall’uscita dei due album, quindi immagino che sia stato tutto inutile. La qual cosa è ancora più crudele perché la prima testimonianza live dei Death avrebbe sinceramente meritato più cura e attenzione, mentre qui si ha la netta sensazione che, comprensibilmente, per ovvi motivi di forza maggiore, le cose si siano fatte con troppa fretta.

I due album hanno una scaletta quasi identica. Dato che si parla dei Death, penso valga la pena fare un elenco: in entrambi sono presenti The Philosopher, Spirit Crusher, Trapped in a Corner, Crystal Mountain, Flesh and the Power it Holds, Zero Tolerance, Suicide Machine, Together as One e Pull the Plug; a queste il live ad Eindhoven aggiunge Lack of Comprehension e Flattening of Emotions, mentre quello a Los Angeles in più ha Empty Words, Symbolic, Scavenger of Human Sorrow e Zombie Ritual. Praticamente le registrazioni di due date dello stesso tour, né più né meno. E, dato che il tour è quello immediatamente successivo a The Sound of Perseverance, la scaletta viene di conseguenza, con poco spazio per i primi lavori, e brucia il fatto che dei Death non ci rimanga altra testimonianza dal vivo. Inoltre la formazione di quel disco non era la migliore che Chuck Schuldiner abbia mai avuto, diciamo così, e fa immelanconire pensare a cosa sarebbe potuto essere un disco live dei Death con qualcuno tra DiGiorgio, Reinert, Masvidal, Hoglan, Rick Rozz e via dicendo. A qualcuno farà anche storcere il naso l’impostazione vocale di Chuck, che nel 2001 era quello screaming strozzato presente su The Sound of Perseverance e che potrebbe non essere considerato così azzeccato per i vecchi pezzi.

Le registrazioni di due date dello stesso tour, si diceva, prese e impacchettate nel minor tempo possibile perché Chuck aveva bisogno di soldi per le cure e non si poteva stare troppo a badare ai dettagli. Giusto così, quindi, e mi sento anche meschino a non parlarne benissimo. In un mondo perfetto Chuck Schuldiner sarebbe ancora vivo e curerebbe personalmente la rimasterizzazione di vecchi nastri con concerti risalenti a metà anni Novanta; in questo mondo di merda invece Chuck è morto a 34 anni e tutto quel che ci rimane sono Live in Eindhoven e Live in L.A., buttati sul mercato senza troppi complimenti. Continueremo comunque ad ascoltarli, nonostante tutto, così come abbiamo fatto in questi ultimi vent’anni. Ah, e quasi dimenticavo: i due album sono poi stati ristampati nel 2012 e pubblicati insieme in doppio CD con il titolo di Vivus!. (barg)

6 commenti

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    • A me tantissimo, e mi piace tantissimo anche The Sound of Perseverance, ma è comunque una rappresentazione parziale della carriera dei Death. Per l’unica testimonianza live del gruppo la cosa ideale sarebbe stata una selezione di varie fasi della loro storia di lineup

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  • Non mi sono mai abituato alla morte di Chuck. Per me era un fratello, un vero fratello. Attraverso i suoi testi e la sua musica ha sempre parlato alle corde del mio cuore e della mia mente. Ovunque tu sia fratello continua per sempre a cercare la formazione migliore!!!

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  • Sicuramente è qualcosa che già in molti sapranno, ma se cercate altre testimonianze live oltre a quelli citati e a quel Live in Germany presente nella versione del 2011 di ”Individual…” edita dalla release (che ha purtroppo rovinato, a mio modestissimo parere, tutta la discografia del buon Chuck con dei remaster osceni) ho io stesso solo recentemente appreso che su bandcamp ci sono diversi live, (bootleg ufficiali?) che testimoniano un po’ tutta la carriera dei Death:
    https://death.bandcamp.com/music

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  • Parlare di Chuck e rivedere una sua foto fa sempre un certo sentimento

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