I DRAGONY vincono il Sanremetal 2022

Sono felice.

Sono felice perché anche quest’anno, come dal 2017 a questa parte, nonostante gli impegni e i cazzi di ognuno di noi, si è svolto, in pieno rispetto delle normative anti covid-19, IL SANREMETAL; kermesse annuale (ideata dal sottoscritto e promossa dal sottoscritto in collaborazione con l’implacabile Chiara Capobianco sulla sua pagina facebook denominata Memorie di una metallara perbene) dei brani metal più melodici, melodrammatici, leccati, easy listening, inutili, insapori, cattivi come un monaco tibetano, taglienti come uno stracchino, presenti sulla piazza del metallo.

Anche quest’anno, per la seconda volta di fila, una finale dal sapore storico tra Austria e Italia (Friuli, per l’esattezza).  E anche quest’anno i gagliardi italici Temperance se la stavano brunopizzulianamente per portare a casa; ma per un solo voto di scarto, proveniente dal nostro esclusivissimo pugno di giurati, di cui non vi svelerò mai l’identità per non farli finire in un ospedale psichiatrico dopodomani, la divisione Dragony dell’esercito d’Austria e d’Ungheria, assetata di vendetta e con My Farewell dei Serenity a bomba nelle cuffie, ci ha fatto rivivere la battaglia di Caporetto così come la storia ce l’ha consegnata, senza nessuna anomalia da far venire il magone ad Alessandro Barbero (come era stato invece nel 2021).

Quindi Diamanti, brano assolutamente opinabile con cui i Temperance pensavano di sistemarsi a vita nell’albo d’oro della manifestazione e poi vivere di rendita, ha dovuto precipitosamente ritirarsi aldiquà del Piave e lasciar festeggiare la vittoria, con mortai caricati a ovatta e sapone liquido, a Magic, dei viennesi Dragony, band che sembra avere come due principali muse ispiratrici Francesco Giuseppe I d’Austria e il power più gaio della fine del secolo scorso.

Ma prima di questa grande finale, scoppiettante come la carta da imballaggio, il Sanremetal 2022 ha visto cadere sul sanguinoso campo di battaglia fior di nomi della scena, come ad esempio i Rhapsody of Fire of Staropoli of Giacomo Voli, caduti contro ogni pronostico in semifinale, nel derby friulano contro i Temperance, nonostante si fossero presentati con una Magic Signs, freschissima d’uscita, che aveva eliminato al primo turno una gigantesca sanremata (Rivers degli Epica) e con tutte le carte in regola per  arrivare fino in fondo.

Un plauso speciale anche per la rivelazione Memoremains, con la loro I Turn to you; una fucilata dance-pop-pseudo-gothic metal che sì, è uscita al primo turno (aveva davanti Diamanti… figuriamoci…), ma che, allo stesso tempo, è dove i Theatre of Tragedy non hanno mai avuto il coraggio di spingersi sonoramente.

E perché non citare pure i romani Secret Rule, presentatisi con una Whore che sembrava uscita davvero dalla sapiente mente musicale di Emma Marrone, in collaborazione con Francesca Michielin magari.

Vogliamo parlare di Moonlight Rendezvous dei Battle Beast? No. Io li odio i Battle Beast. Mi fanno proprio schifo. Soprattutto odio quel cantante di merda con quella sua voce da ragazzina delle medie che protesta per il 4 in matematica. È Chiara che li ha voluti a tutti i costi, io non c’entro niente.

Insomma, noi del Sanremetal, SIAMO UFFICIALMENTE E DA ANNI L’ALTERNATIVA ALL’ARISTON. Un’alternativa forsanche peggiore, ma questo è un dettaglio.

All’anno prossimo, amici! (Gabriele Traversa)

6 commenti

  • Il testo di questa “Magic” è a dir poco ridicolo. Sulla musica, poi, è meglio sorvolare. Una band che ha il coraggio di pubblicare un pezzo del genere si merita direttamente Sanremo.

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  • Azz…i Temperance cmq li metterei a pari merito in quanto a zuccherosità e pucciosità. Sti pezzi credo che andrebbero bene come sigla del prossimo film dei Me Contro Te.
    Mamma mia ma andate a zappare la terra coi denti!

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  • Guarda che quelli col cantante con la voce da ragazzina sono i Beast in black. I Battle Beast canta una donna, è vero che sono molto pop, ma più cattivi dei Beatles in black e la cantante ha una voce potente.

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  • Bello anche il vestiario dei Dragony. Se la banda militare del maresciallo Radetsky fosse stata composta da vecchi pompinari, questo gruppo avrebbe potuto esistere già 200 anni fa

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