Musica per spiazzare Gigi Buffon: MORTAL VISION – Mind Manipulation

Prendete quattro giovani metallari e catturateli. Sì, catturateli. Come pare a voi: con le reti da pesca, con l’elettrostorditore, con la nassa o con qualunque altro metodo che rientri nel vostro gradimento. Al loro risveglio assicuratevi che siano ben legati a una poltrona, con delle cuffie in testa che sparano notte e giorno Arise dei Sepultura. Ben salde. Fate delle brevi pause: consentite loro di bere e mangiare, d’andare al cesso, di scorrazzare in cerchio in un chiostro durante l’ora d’aria e messaggiare ai cari che “va tutto bene”. Ma poi rimetteteli ad ascoltare Arise ai volumi che merita.

Dopo un paio d’anni liberateli e fateli incontrare: registreranno Mind Manipulation. Saranno completamente rincoglioniti dai trascorsi presso il vostro istituto di abilitazione, ma comunque molto meno rincoglioniti di quei vecchi thrasher, barba bianca, produzione di merda e idee zero, che continuano a bivaccare nelle migliori case discografiche in attesa che sopraggiunga quota cento o un efficace scivolo pensionistico chiamato Repentless. Non senza la complicità di tutti coloro che li istigano a procedere, sia ben chiaro.

Si chiamano Mortal Vision e sono di Dnipro, Ucraina. Dopo i devastanti Moratory, di San Pietroburgo, un altro possente tuono dall’Est che non posso fingere di non aver sentito. Viva l’Ucraina. A Dnipro hanno un parco intitolato a Shevchenko, e li perdonerò se per errore hanno scelto lo Shevchenko poeta e non colui che con sguardo gelido spiazzò Gigi “grand blasphemer” Buffon, acclamato e oltranzista veterano del war metal. A Dnipro hanno i Mortal Vision. In Ucraina e nell’Est in generale una miniera d’oro fatta di vodka, gente che si fa i video mentre s’incendia i capelli, nuove leve del thrash metal, presunti UFO al passo Djatlov, DDL Zangief, zuppa Borsch e quella specie di rosti di patate chiamati deruny. Hanno di che galvanizzarsi.

Vi domanderete forse se sia il caso di dare spazio a un gruppo che ha preso Arise dei Sepultura e ne ha fatta la sua versione scarica, priva di un frontman come Cavalera, del mosh centrale di Dead Embryonic Cells e di tutta quanta la magia che ne derivò. Perché è chiaro e lampante il fatto che i Sepultura 1987/1991 fossero in un tale stato di grazia che fatico a rintracciare, per tre dischi consecutivi, in quasi ogni altra heavy metal band al mondo uscita dopo il 1983. Per cui nessuno qui intende far paragoni scomodi. Eppure sì, ha senso dar loro spazio. Me ne rendo conto dai numerosi ascolti che ho dedicato a band “derivative” uscite nel 2021 o anche prima, tra cui gli Enforced, anch’essi amanti dichiarati del sound dei fratelli Cavalera. Se un album prima lo ascolti, poi ne scrivi, e poi ancora ci ricaschi sopra con frequenza, allora ha senso riservargli un certo peso specifico. Non è soltanto aria fritta: è buona musica.

E poi il thrash metal è questo qua, non rompiamoci i coglioni. È uscito dai binari delle logiche commerciali, non mira più a una fase successiva, a palchi più grandi, a etichette più grandi: ha ritrovato attraverso le nuove leve una dimensione tutta sua, in tutto e per tutto autoreferenziale. Ma che vi aspettate dal thrash metal, che si evolva nel 2021? Che si codifichi nuovamente mescolandosi più a fondo con i gruppi arabi di Giardina? Io il thrash metal lo voglio così, testardo, coi carri armati in copertina e suonato da gente di vent’anni che ha la voglia e l’illusione di poter spaccare il mondo. Una comoda poltrona e una copia de La Nazione agli Exodus, non me ne frega niente se fanno Persona non Grata e se ad alcuni piacerà – già mi hanno ribaltato lo stomaco i suoi anonimi singoli – tanto non avrà particolari occasioni d’aggiungere altro di buono a una discografia che poteva tranquillamente fermarsi al disco di reunion con Souza, con buona pace per quanto accaduto al signor Baloff.

Otto pezzi, trentatré minuti che scorrono come l’olio Santa Tea su un culo. Apophenia e Condemned to Death sono semplicemente magistrali, Raw Poison ha un finale da manuale, quel genere di finale da manuale che ha fatto la fortuna del genere anche nei suoi anni di atroce sofferenza, da Fucking Hostile a DittoheadEternal Hatred il trabocchetto che ti fa pensare che non s’andrà solamente a parare dalle parti dei Sepultura. Che poi, appunto, dicevo di Arise. Qua dentro c’è un riadattare Arise in maniera leggermente più spigolosa e comprendente taluni riff che potrebbero tranquillamente provenire da Chaos A.D. come dal titolone dei Nailbomb. Ma in generale in maniera molto più estrema, canonica, legata a doppia mandata all’inizio dei Novanta. Alla velocità calcolata e maturata dei Devastation o dei Sodom di Tapping the Vein. Continuate a spaccare il culo così, e se qualcuno vi fa notare che siete “derivativi”, o che “non aggiungete nulla”, che la molotov sia servita. Bellissimo album, per appassionati e per quelli soltanto. Per tutti gli altri ci sono i gingilloni da prima serata firmati da over 50 con le pantofole e la barba pettinata. (Marco Belardi)

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