Avere vent’anni: SLIPKNOT – Iowa

Barg: Gli Slipknot dell’album omonimo erano un gruppo talmente strano e fuori dagli schemi che non si riuscivano a immaginarne i successivi sviluppi discografici. Iowa fu una doccia gelata per tutti, ma neanche così inaspettata, perché col senno di poi era ovvio che loro a un certo punto avrebbero dovuto normalizzarsi. Ecco: Iowa è la normalizzazione degli Slipknot. Un disco più lineare, prevedibile, normale, in cui la componente death metal prende il sopravvento, l’attitudine malata è scomparsa e l’andazzo generale è quasi allegrotto: People=Shit è un titolo da scuole medie, il coro “if you’re 555 then I’m 666” uno scherzo che non fa ridere, My Plague un goffo tentativo di fare il pezzo radiofonico, e così via. L’idea di doverlo risentire tutto intero mi terrorizza, ma per fortuna non ne ho mai sentito il bisogno in vent’anni e sicuramente non romperò la tradizione oggi. Iowa è un mattone indigeribile e incomprensibile, un disco senza alcun senso, di cui si salva solo il singolone paraculo Left Behind, per il quale bisogna con ogni probabilità ringraziare Ross Robinson, uno dei più grandi al mondo nell’arte di cavare il sangue dalle rape. Ricordo peraltro perfettamente il momento in cui lo ascoltai per la prima volta, scartando il CD con una certa ansia, e ricordo che ci misi pochissimo a capire la portata dello sfacelo. Gli Slipknot del 2001 erano un gruppo artisticamente finito, già vecchio, spompo, senza credibilità, senza idee né proiezione in avanti, completamente svuotato dall’eccezionalità del “debutto” e ora ridotto a navigare nella mediocrità tra un death metal fumettoso e stantio e velleità commerciali da incastrare in qualche modo nel loro stile canonico; e, in tutto questo, costretti ad andare sul palco con tute e maschere da film horror, triste memento della loro grandezza iniziale. Nonostante tutto, bisogna essere loro grati per aver traghettato una quantità di gente verso il metal più o meno estremo.

Marco Belardi: Inutile dire che Iowa l’attendevamo tutti con un grosso punto interrogativo in fronte. C’era speranza, e paura, che gli Slipknot si allineassero subito alle richieste del mercato e di quelle emittenti che non vedevano l’ora di darci in pasto la nuova Wait and Bleed. Naturalmente il secondo Slipknot non fu un altro Slipknot. Non fu possibile ripeterlo, nonostante noi tutti avessimo ancora in testa l’assurda riproposizione del nu metal attraverso una musica incontrollata quanto il grindcore, per non parlare di quell’esibizione al Gods of Metal in cui a momenti prendevano a pugni tutti, i bottigliari e il dito medio delle prime file. A Lesson in Violence era il miglior riassunto per l’esordio delle tute bianche da elettrauto o del cazzo che erano. Pretendere un’altra lezione simile sarebbe equivalso ad attestare che nessuno di loro, dal bassista al cantante, dal chitarrista a chissà quale dei percussionisti, conservasse in sé la minima sembianza di umanità o salute mentale. A ripensarci a priori, dopo i decessi e le separazioni, un po’ era davvero così. Solo un po’, però.

Gli Slipknot al secondo album erano già una cosa grossissima, enorme, e in Iowa si divisero equamente fra brani paraculo e che nella maggioranza dei casi funzionavano realmente, e bordate sonore non schizofreniche come una (Sic) o una Scissors ma comunque d’assoluta resa. Lamentarci di una People=Shit o di una Disasterpiece dopo vent’anni non avrebbe alcun senso. All’epoca qualcuno lo fece, come i babbuini che si ostinavano a dipingere Jordison come un batterista sopravvalutato per merito dell’apporto dei percussionisti (la produzione di Iowa e il minor apporto dei percussionisti in teoria avrebbero dovuto aiutare quelle povere anime languide a tacere) e gli orango tango che avrebbero risparmiato i blast beat sulle prime due energiche canzoni.

Mia preferita in assoluto Metabolic, su cui, oggi come ieri, quando parte la doppia cassa sul riff death metal distruggerei una stanza. Mio tono minore The Heretic Anthem, una via di mezzo fra un tributo agli Slayer e uno scippo agli Slayer con la scusa del tributo. Album stupendo e che sinceramente preferisco, sebbene di poco, e sebbene si tratti d’una altra materia, al suo predecessore.

L’Azzeccagarbugli: Iowa è sia il miglior disco degli Slipknot che il loro ultimo disco davvero di interesse fino al riuscito We Are Not Your Kind di un paio di anni fa. Con Iowa vengono sviluppati ulteriormente tutti gli spunti contenuti nell’ottimo esordio e, invece di spostarsi su lidi più “commerciali”, il suono viene reso più cupo e pesante, con soluzioni che vengono direttamente dal metal estremo. E così brani più tipicamente figli di quel periodo e dell’esordio (come la notevole My Plague, Everything Ends o il singolone Left Behind) si alternano a composizioni più estreme quali la splendida doppietta People=Shit, Disasterpiece e Metabolic. Un’alternanza che giova al risultato complessivo, riuscendo a creare un mood estremamente compatto ma mai monotono, nonostante alcuni brani avrebbero necessitato di una sforbiciata. Un disco che, tra l’altro, ci regala una band coesa come non mai, che rinuncia ad alcune delle caratteristiche che avevano contraddistinto l’omonimo, ricorrendo a strutture molto più essenziali e dirette ma più convincenti, anche grazie ad una prestazione collettiva (il compianto Jordison su tutti) davvero di livello.

Dopo vent’anni Iowa non solo non ha perso nulla del suo impatto e della sua potenza, ma stimola anche una riflessione sull’evoluzione che il metal, a livello di grandi numeri, ha avuto negli anni. Fa infatti impressione pensare che dischi come questo o Toxicity passassero in heavy rotation sui principali media musicali, riuscendo a fare breccia anche in un pubblico distante anni luce dal metal. E, se si leggono con il senno del poi alcune dichiarazioni dell’epoca sul “nu metal che uccide il vero metal” e ci si ferma un attimo ad osservare il desolante panorama attuale del settore a livello mainstream, in cui si ha successo con il grande pubblico solo se si ha una carriera quantomeno ventennale alle spalle,  dischi come Iowa assumono ancora maggiore importanza.

6 commenti

  • Lorenzo Gabrielli

    Avevo 14 anni e fu il primo album che andai a comprare con cognizione di causa. E ci restai abbastanza in fregola, poi passai al black e cominciai a snobbarli. Adesso invece chissenefrega, IOWA me lo ascolto per andare a correre.

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  • Iowa è fondamentalmente un disco per ragazzini. Ascoltato a quell’età funziona da Dio, a parte un paio di pezzi ridicoli. L’Azzeccagarbugli ha ragione da vendere, comunque. Gli Slipknot sono stati gli ultimi a reclutare nuove leve, altro che rovina del vero metal

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  • A me, con tutto che c’avevo 14 anni quando e’ uscito ed ero ancora in piena trance dal primo disco, ammetto che al tempo iowa mi gaso’ non poco.
    Ora, a distanza di 20 anni, tranne qualche sprazzo qua e la, l’unico pezzo a cui ritorno volentieri e’ la title track finale. Non varra’ un unghia di scissors (miglior canzone degli slipknot di/per sempre), ma in qualche maniera mi sembra l’ultimo colpo di coda di quegli slipknot che tanto mi hanno fatto emozionare (ed ancora fanno, puntualmente, ogni volta che riascolto l’omonimo)

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  • In passato ritenevi Iowa il punto di arrivo definitivo della band. Mi piacque molto di più del precedente, anche se, con il senno di adesso, era dovuto al fatto che era più comprensibile e parlava una lingua più affine al giovane metallaro che ero. L’ho riascoltato qualche settimana fa in palestra e l’ho trovato invecchiato un po maluccio, e cmq si era perso per strada l’imprevedibilità e la furia cieca del precedente, che imparai ad apprezzare tempo dopo. Cmq stiamo sempre parlando di disconi, e dopo questo li ho definitivamente accannati.

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  • La fase Slipknot l’ho avuta io come penso un buon 90% di chi segue questa musica, poi logico che tra una proposta sempre più ai limiti dell’imbarazzante e le minchiate extra-musica (aspetto che comunque non puoi non tenere in considerazione con gruppi così tanto attenti all’estetica) finisci per allontanartene. L’omonimo e questo non mi dispiacciono ancora oggi anche se li trovo entrambi abbastanza dispersivi. Avessero fatto una sorta di best of di quei due (quindi tre quarti di Slipknot e un quarto di Iowa) probabilmente sarebbe venuto fuori un capolavoro vero, ma se consideriamo la media del giro Nu Metal avercene di album come loro.

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  • Per me un disco seminale,primo cd comprato in vita mia,letteralmente folgorato. Sempre trovato superiore al precedente e 10 spanne quello che sarà il successivo. Mi ha letteralmente aperto le porte al metal estremo. Per la migliore del disco è The Shape con la voce di Taylor mai più a quei livelli.

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