Come funziona la R’n’R Hall of Fame e perché i Maiden restano fuori

Bruce Dickinson aveva già espresso in passato le sue, ehm, perplessità sulla Rock and Roll Hall of Fame, dicendo che altro non fosse che una enorme fesseria gestita da un gruppo di ipocriti autoeletti esperti di non si sa cosa, che non avrebbero riconosciuto il rock neanche se li avesse colpiti in faccia. Successivamente aveva anche rincarato la dose, in un concerto a Las Vegas, quindi in pieno territorio nemico, dicendo che il modo migliore per ammazzare la musica è metterla in un museo, come a voler dire non ci avrete mai. La RNRHOF è gestita da una Foundation intorno alla quale orbita un giro di affari, diretto e indiretto, da svariati milioni di dollari l’anno tra eventi, concerti, l’eponima manifestazione, la vendita di costosi gadget di ogni tipo e la gestione di una struttura museale pazzesca da 14.000 metri quadri, con sede a Cleveland, Ohio, che viene regolarmente riempita di chincaglieria ruock di vario tipo (provvidamente offerta in donazione ma dall’alto valore economico) e aperto al pubblico godimento previo acquisto di biglietti, pacchetti famiglia e altre americanate del genere.

Gli Iron Maiden sono a loro volta una azienda a tutti gli effetti che ha il risultato netto tra i suoi obiettivi principali e Bruce Dickinson è un imprenditore, non solo di sé stesso, come si suole dire, ma proprio un manager riconosciuto (nel campo del marketing ma anche del management, essendo proprietario di una linea aerea e avendo un patrimonio accreditato di circa 115 Ml di dollari, che il solo gestirli sarebbe un lavoro a tempo pieno). Le sue critiche naïf, dunque, sarebbero eventualmente da filtrare più rispetto a una precisa strategia aziendale che sulla base di prese di posizione strettamente ideologiche da defender of the faith. Nonostante la sua opinione non conforme, i Maiden si sono ritrovati tra i candidati della riffa per l’anno 2021 e, nonostante il buon posizionamento in classifica derivante dal voto popolare, sono stati esclusi di imperio. E volevo pure vedere. Sui meccanismi di funzionamento e sulle decisioni prese ogni anno dall’istituzione c’è sempre un gran bailamme perché, è bene ribadirlo sebbene sia scontato, gli interessi economici sono cospicui e l’indotto che ne trae linfa è enorme. Infatti, la classifica sembra fatta, ad uno sguardo superficiale ma soprattutto se si pensa agli esclusi, in modo randomico. Si possono fare molti esempi ma dico solo che gli Eagles entrarono in classifica con 25 anni di anticipo sui Deep Purple e ciò già potrebbe bastare per farsene un’opinione. Nomi a noi cari se ne leggono pochi: Black SabbathMetallicaVan HalenDef Leppard. Poco altro. I Motorhead furono nominati non molto tempo fa ma non ce la fecero a passare. La verità è che la lista è assolutamente razionale e per nulla improvvisata. L’essere più o meno rock, chiaramente, è un dettaglio.

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Di recente, il chairman della RNR Hall of Fame, John Sykes (da non confondersi con l’omonimo chitarrista britannico di Tygers of Pan TangThin Lizzy, Whitesnake, eccetera), potente uomo d’affari americano dalla lunga la lista di network e broadcasting corporation di cui è amministratore delegato o membro del cda, aveva precisato su Billboard che il prestigioso listone sta spostando il suo orientamento dall’attuale concetto allargato di rock a uno più generico ancora di “musica che ha impatto sulla cultura giovanile”. Quindi, capirete che da domani (ma già da oggi nella pratica) ci potrà stare dentro di tutto: dal rap, all’hip hop, all’R&B e così via. In futuro pure la trap, perché no: sarà solo una questione di tempo. Niente di male, ma cambiategli il nome a ‘sto punto, dicono in molti. Il tempo, infatti, è alla base di uno dei pochi vincoli scritti da rispettare al fine di accedere alla agognata Sala degli Dei: il candidato deve avere il requisito minimo consistente nell’aver pubblicato qualcosa almeno 25 anni prima. Il meccanismo prevede che un big della musica (l’inductor) spinga per il suo nominee affinché diventi inductee a seguito di una votazione popolare online dalla dubbia utilità pratica e di una successiva sentenza da parte del Comitato, nonché dell’incoronazione pubblica in una pomposa celebrazione (la Induction Ceremony) che si tiene al Waldorf-Astoria di New York o a Cleveland, in cui tutti si abbracciano sorridenti e si scambiano pacche sulle spalle. Gli inductor dei Black Sabbath furono Lars Ulrich e James Hetfield nel 2006, quello dei Metallica fu Flea dei Red Hot Chili Peppers nel 2009: chissà chi sarà quello dei Red Hot. Chiaro, no?

RockHallAerialShotParafrasando le dichiarazioni del boss della Fondazione, sembra si stia dicendo che in tutti questi anni l’attenzione dei giovani si è spostata dal rock in tutte le sue manifestazioni più o meno hard, verso altri generi musicali che riescono a intercettare meglio i loro gusti, o che hanno vissuto un’evoluzione intrinseca più netta e confacente ai tempi che corrono mentre il rock è rimasto fermo su certe posizioni, o si potrebbe dire ancora che un sistema di interessi ha lavorato affinché questo avvenisse, acciocché il gradimento verso forme di musica diverse dal rock concentrasse i minori profitti disponibili rispetto agli anni di vacche più grasse nelle tasche di quelle major/band/artisti che hanno investito sull’immagine, la moda, la comunicazione, eccetera, realizzando il famoso ROI (Return On Investment) a cui ogni impresa che si rispetti aspira. Tutte cose, peraltro, abbastanza lapalissiane e autoevidenti, soprattutto se si guarda a ciò che viene avanti in America. E la RNR Hall of Fame è una cosa americana. Da qui, è perfettamente coerente il fatto che un Jay-Z abbia rubato il posto agli Iron Maiden (questa l’accusa più in voga al momento). Ci si strappa i capelli per questo? Direi di no, anzi.

21st March 2011 PERU LIMA IRON MAIDEN

Della stessa opinione del suo presidente pare sia Jon Landau, capo del Comitato dei circa 30 non meglio definiti esperti che ha il compito di dirimere l’annosa questione del chi è dentro e chi è fuori operando più o meno nello stile del Conclave papale (si parva licet…). Già critico musicale di grossa fama e co-produttore dei migliori dischi di Bruce Springsteen (a suo tempo fu un grande sostenitore dell’esordiente artista in blue jeans), pare convinto che occorra rinfrescare costantemente i membri del Comitato con l’apporto di giovani leve, affinché non vi sia troppa distanza tra il sentimento popolare e le annuali decisioni in merito al conferimento del “più alto onore per un artista”. Probabilmente, starete pensando al proverbiale gatto che si morde la coda. Ma è il mercato che orienta la RNRHOF o viceversa? Se fosse una istituzione italiana, nel Comitato avremmo gente come Fedez incaricata di stabilire se ha più senso premiare i Museo Rosenbach o Achille Lauro. A voler essere eufemistici, qualche dubbio sul fatto che si tratti effettivamente di un grande onore, lecitamente c’è, ma va da sé che non ha alcun senso chiedere all’oste se il suo vino è bono.

Inoltre, nella stessa Hall non vengono insigniti esclusivamente gli artisti ma anche quegli addetti ai lavori che nel tempo si sono distinti per meriti (oggettivi? Soggettivi?) nel loro campo. L’amore per la burocrazia e per la complicazione degli affari semplici (ovvero, quando si difetta di contenuti si montano sovrastrutture per darsi il famoso tono) prevede che suddetta coppa o statuina che sia, denominata Ahmet Ertegun Award (in memoria del famoso produttore turco americanizzato, membro fondatore dell’impero Atlantic Records e della stessa RNRHOF), vada a premiare – tanto per restare in tema – gente come Rod Smallwood (cosa che ovviamente non è mai avvenuta nel caso specifico, ma lo avrete già intuito da soli), cioè i cosiddetti non-performing industry professionals, attraverso il giudizio di un sotto-comitato, che a sua volta va ad affiancarsi agli altri sotto-comitati che si occupano delle altre sotto-categorie (come ad esempio il Performers Award, l’Early Influence Award, l’Award for Musical Excellence). Un discreto pastrocchio che più ci penso e più mi ricorda certi ambienti della nostra Pubblica Amministrazione.

bruce unboxingRiconoscimenti del genere possono chiaramente solleticare i narcisismi individuali, soprattutto di quegli artisti e di quelle band che hanno significato qualcosa in passato e che, magari, hanno fatto il loro tempo, come anche le grabbing hands di coloro che non ritengono di aver ricevuto adeguati riscontri economici dal proprio lavoro (un premio del genere è sinonimo di rilancio commerciale, quantomeno nell’immediato), come pure, più semplicemente, può colmare le insicurezze di chi ha bisogno patologico di stellette da appuntarsi al bavero. Di prime donne è pieno il mondo della musica e il mondo in generale. Possono anche destare gli interessi materiali degli eredi legittimi delle royalties, per dire. Insomma, tutto questo circo un senso e una ragion d’essere precisi ce l’ha, come ha un grande futuro davanti. Cosa ha a che fare tutto questo col metal, invece? Beh, la risposta sembrerebbe scontata. Però, che il metal abbia contribuito, per dirla con parole loro, a creare una cultura musicale giovanile e che sia un’influenza per milioni di giovani, anche questo è scontato. Allora, in quale punto preciso si inceppa il meccanismo?

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Può darsi che in certi ambienti viga ancora il classico preconcetto nei confronti delle tematiche e dell’estetica metal in generale o di certo metal in particolare, o che si ritenga più socialmente accettabile il messaggio generalizzato “fica-macchine-pistole-bamba” di certi generi musicali, di quello ancor più generalizzato “mostri-sangue-satana-bombe” di certi altri. O forse è ancora in atto l’atavica lotta per la primazia culturale del nuovo stato contro la perfida Albione? Più probabilmente, l’asino tira forte verso il bastone che ha attaccata alla sua estremità la carota più succulenta. Il dubbio è: chi è l’asino e chi è quello che regge il bastone. Ma può darsi pure che parte di tutte quelle frottole che ci hanno raccontato e che continuiamo a raccontarci da una vita sul metal sia in minima parte vera (e perché non dovrebbe esserlo?) e ancora attuale nonostante le evidenze suggeriscano il contrario, e che ogni tanto un vaffanculo ben piazzato valga più di mille onorificenze e mille lobby cui devi far parte se vuoi contare qualcosa, anche se in questo caso, in tutta onestà, viene abbastanza difficile da crederci, perché a dirlo sono proprio gli Iron Maiden: la multinazionale del metallo. (Charles)

6 commenti

  • La più onesta sincera e condivisibile opinione su questa pagliacciata l’ha data Alex Lifeson con il suo discorso alla cerimonia per l’ammissione dei Rush alla RnRHoF. Cercate il video in rete, ne vale la pena.

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  • D’impeto (Barg mi è testimone) avevo buttato giù due righe anch’io sulla questione, ma ne era uscito un obbrobrio stile “non so più come insultarvi”.
    Poi in un secondo tempo è subentrata una visione ironica, del tipo: minchia, sono arrivato a 49 anni senza capire che in realtà l’unico vero black metal lo ha suonato jay-z, stando alla rnrhof uno dei rocker più estremi di tutti i tempi. Fanculo i DarkThrone.
    Però ragionandoci sopra a mente un po’ più fredda vedo in questa esclusione eccellente qualcosa di più subdolo. Se ci pensate sopra un attimo è incredibile che uno dei generi più estremi (no: il più estremo di tutti) e longevi di sempre, con un seguito quasi religioso da parte dei fans come l’heavy metal non venisse mai sfiorato da fenomeni beceri di pura censura come la “cancel culture”. Siamo vicini ai 50 anni di storia metal, due generazioni, magari anche tre, che se ne sono sempre sbattuti le palle di tutto e di tutti. Anzi, come si è visto più passa il tempo e più sono arrivate estremizzazioni di ogni sorta sia a livello musicale che tematico. Il principe azzurro che negli album power metal salva la principessa non è mai nero, nè asiatico nè gay, il death metal glorifica la morte in ogni sua forma, il black metal peggio ancora. Ad un blackster non gli chiedi se è preoccupato per il covid, gli chiedi se è preoccupato perchè non fa abbastanza vittime. Per fare capire a tutti i gruppi metal che se vogliono essere inclusi in un circuito che garantisce fama e (soprattutto) sempiterni soldini devono comportarsi come bravi bambini, avere un curriculum immacolato in cui non si parla di Satana (666 the number of the beast) troie (charlotte the harlot, 22 acacia avenue), guerre all’ultimo sangue fino all’hooliganismo (weekend warrior) e non deragliare mai dalla vera luce indicata dagli illuminati.
    Colpirne uno per educarne cento, visto che i Metallica in quel carrozzone già ci sono non hanno potuto che indirizzare i loro intenti educativi di questi sfortunati tempi moderni sull’unica altra band che assieme ai Metallica incarni l’idea stessa di heavy metal: gli Iron Maiden. Persino mia mamma sa chi sono, ho detto tutto.

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  • Mi sembra un articolo tirato fuori a tutti i costi, non me ne vogliate. Una volta appurato gli interessi economici che ci stanno dietro, non c’è molto da aggiungere. Meglio la recensione dell’ennesimo gruppo di superveganblackmetal del sud est asiatico.

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  • Luca, ogni opinione è rispettabile. Con il tuo consenso vorrei dirti che rece di gruppi superveganblackmetal del sudest asiatico qui sul blog se ne trova poche, ma tant’è.
    Il problema è che invece di queste cose occorre parlarne, perché il silenzio assenso è sempre dietro l’angolo e se nessuno discute nulla finisce che in futuro nessuno potrà più discutere nulla per reiterata rinuncia.
    Non va bene.

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    • L’ultima mia frase era una mezza provocazione, mi stupisce un po’ che ci si scandalizzi di quel carrozzone oggetto dell’articolo. Dentro la questione ci sono tutta una serie di variabili, marketing, brand, ego, soldi, che con la musica suonata e vissuta davvero c’entrano ben poco. Anche se i Maiden avessero vinto la nomination, dubito che i love fans si sarebbero svegliati diversamente nei giorni successivi, né sarebbe cambiata la percezione che il mondo ha della band, inclusi i detrattori e gli indifferenti.
      Semplicemente l’articolo assomiglia a una quasi chiamata alle armi quando ormai si sa benissimo che le cose in certi ambienti girano così, dunque di che stupirsi. Come scrivete a un certo punto, ci si strappa o capelli? Di certo no, é la parte finale che mi convince meno. Con grande stima verso il blog, si intende, vi leggo sempre.

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      • Luca, è tutt’altro che una chiamata alle armi, bensì un articolo che vuole dare qualche informazione in più restando un pelo sotto la superficie di un fenomeno stranoto, con l’amara constatazione che spesso una morale nella storia non esiste affatto perché la realtà delle cose è la più sbagliata possibile, soprattutto quando, come forse in questo caso, hanno torto tutti.

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