Un candelotto di ghiaccio nel cuore: AARA – Triade I: Eos

Continuando con le segnalazioni di dischi usciti a marzo che vale la pena ascoltare, impossibile non parlare di Triade I: Eos, nuovo disco degli svizzeri Aara, tre ragazzi che sanno il fatto loro e che penso alcuni di voi abbiano già sentito nominare. Faccio un piccolo riassunto per quelli che invece non li conoscono affatto: usciti di punto in bianco con un debut CD per Naturmacht nel 2019 chiamato So Fallen Alle Tempel (che per quanto mi riguarda sarà sicuramente compreso nei top 10 album per gli anni Dieci), gli Aara mi hanno fatto togliere il lutto al braccio che ho portato dal giorno in cui si sono sciolti i Lunar Aurora. Hanno riempito un vuoto colossale, perché prima di loro nessuno era stato in grado di comporre musica paragonabile a quella dei maestri tedeschi, artefici di dischi pazzeschi fuori da qualunque schema e da qualunque norma. Con gli Aara mi è sembrato di ritornare ai tempi di Andacht, un candelotto di ghiaccio infilzato dritto nel cuore. Il seguente En Ergô Einai dell’aprile dell’anno scorso mi è piaciuto un po’ meno, quindi mi sono avvicinato un po’ nicchiante a questo nuovo album che è la prima parte di una trilogia i cui capitoli successivi ascolteremo in futuro.

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Triade I: Eos, egregi signori, è un grandissimo disco di black metal criptico, oscuro, schizzato e molto complesso, strepitoso esempio di come si possa comporre black metal di qualità eccelsa con partiture complicate e arrangiamenti inusuali suonati con la cosiddetta classica marcia in più, senza svendersi alla necessità di Debemur Morti (label che ha grosse aspirazioni di diventare una nuova Nuclear Blast) di vendere milionate di pezzi anche a chi di black metal ne mastica poco e meno ancora gl’interessa. Velocissimo, violentissimo e concepito senza pensare a compromessi od edulcorazioni di sorta, Triade I: Eos riesce nel mirabile e non usuale intento di risultare memorizzabile, perché gran parte dei riff monocorda godono di armonie tali da ricordarsele a distanza di giorni e giorni anche senza ascolti ripetuti e quotidiani.

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Dopo una breve intro si parte subito con il pezzo probabilmente migliore di tutto il disco, Fathum, quasi nove minuti e mezzo di riff grintosissimi che si inseguono e si intrecciano senza sosta. Una peculiarità che si ripete nel corso degli altri cinque brani, nessuno dei quali scende al di sotto dei sei minuti facendoti benedire che sia così, perché, anche se non finissero mai, il godimento dell’ascolto sarebbe di pari livello. Metto qui sotto la maestosa Nimmermehr per farvi capire come si può scrivere un brano black metal di circa sette minuti infilandoci dentro persino un riff in tapping, oltre al fatto che di tutti questo è quello che più mette in evidenza l’influenza Lunar Aurora. Triade I: Eos è un gran disco, creato da un gran gruppo che vedo protagonista nei prossimi anni: musica come questa non la scrivi per caso, devi avere talento e gli Aara ne hanno da vendere. Vicinissimo a Daius per il titolo di disco dell’anno, sarà una bella lotta. (Griffar)

3 commenti

  • Bellisima recensione che rende giustizia ad uno dei dischi più belli usciti quest’anno. Mi piace riocordare che Fluss (vocalist del gruppo) è una graziosa (??) fanciulla.

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  • Mi fa piacere sapere che apprezzi i grandi Lunar Aurora. Lutto che ho vissuto anche io, due volte. Hoagascht (che discone, mamma mia) mi aveva illuso su una ripresa a tempo pieno dell’attività della band.
    Con questi riferimenti ascolterò sicuramente gli Aara.

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  • m’incuriosisco. grazie.

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