L’importanza di chiamarsi distillator: CRYPTOSIS – Bionic Swarm

Facciamo subito un po’ d’ordine: questi ragazzoni olandesi fino a poco fa si chiamavano Distillator, e suonavano uno speed’n’thrash dai tratti piuttosto tedescheggianti dei quali ho ascoltato l’ultimo album, intitolato Summoning the Malicious, e nient’altro.

Se ascolti quel titolo e poi passi al debutto dei Cryptosis non c’è alcun motivo per cui penseresti che da A sia nato B. Non s’intravede alcuna logica continuazione, né si percepisce un qualche elemento rilevante in comune. I tre evidentemente sentivano il bisogno di fare dell’altro, oltre che d’uscire dal vastissimo mare del retro-thrash che vent’anni fa ti esponeva in vetrina ma oggi ti confonde facilmente fra i tanti. Di contro, cambiare così radicalmente registro e mantenere un nome come Distillator può innescare confusione nella testa della gente, la stessa confusione che ho ogni volta che mi metto a rimuginare su un banale eppur travolgente concetto: com’è che il 95% delle band thrash metal ha un nome di una sola parola e che termina in -ator?. Ma oggi non ho tempo per quella domanda, e piuttosto lascio spazio alle più opportune: perché proprio Cryptosis? Perché sto aggiungendo una “p” di troppo ogni volta che li cito, finendo con l’andare a parare dalle parti del Canada?

Perché, Cristo del Dio? Per quanto finirete accoppiati a Flo Mounier e soci su ogni motore di ricerca di questo mondo, beh, è inevitabile che un po’ debba odiarvi. Fortuna che c’è il disco.

Innanzitutto nell’ascoltare i Cryptosis emergono tutti i loro tratti tipicamente centroeuropei. Quando ascolti un qualsivoglia gruppo tedesco, l’ennesimo, finisci sempre per associarlo ad altri cento gruppi tedeschi che già hai ascoltato, e che magari suonano sfacciatamente tedeschi sin dalla prima nota. Ma se ascolti un gruppo olandese, o svizzero, è assai probabile che riuscirai ad isolare la “bolla” in cui è cresciuto. Succedeva negli anni Ottanta con i Coroner o i Celtic Frost, ed è successo in seguito con certo death metal olandese, che ben si distingueva da quello svedese per certe peculiarità, tratti somatici, segni distintivi o chiamateli come volete. Insomma, per quanto il mondo odierno tenda a globalizzare un po’ tutto e a spezzare origini e radici, mettendo su i Cryptosis emergono fortemente la loro provenienza e lo stesso piglio “teatrale” che si portavano appresso i Pestilence di Testimony of the Ancients, pur suonando una musica del tutto dissimile. I Cryptosis ricreano un qualcosa che firmandosi Distillator, pur con tutta la buona volontà del mondo, non avrebbero mai e poi mai portato alla luce. Non in maniera credibile, almeno. I Cryptosis, ascoltati oggi, potranno anche risultare fuori tempo massimo, figli di quel gigantesco calderone tecnico e futuristico che generò di tutto e di più in una manciata d’annate: Fear Factory, Strapping Young Lad, Martyr e poi il techno-thrash dei “nostri” Coroner, all’epoca già abbondantemente avviati sul viale del tramonto. Niente di tutto questo era death metal in senso strettamente classico, fuorché la band di Mongrain, eppure pareva d’assistere a un’invitante evoluzione del discorso. Naturale o innaturale che fosse, non c’importava. Il punto cruciale era poter godere dell’effetto novità: fu così e durò per qualche anno, dopodiché quella roba finì fuori tempo massimo di pari passo alla sanità mentale di Townsend.

La ciclicità dei sottogeneri dell’heavy metal è impressionante. Ogni volta che un qualcosa è ritenuto morto e sepolto si tratta solo d’avere la pazienza di attendere, e prima o poi ce l’avremo nuovamente davanti. Di death metal tecnico e atmosferico oggi siamo pieni: perché allora questi Cryptosis riescono a sembrarmi così interessanti? Perché il loro retaggio è in tutto e per tutto il thrash, e non quel death che è ritornato sotto una stressante e straziante forma di abuso. Trascorsi un paio di brani costruiti sulle fondamenta tipiche d’un singolo vero e proprio, si giunge alla parte centrale del disco, che è poi anche la più interessante. Lì emerge il thrash metal, ma non quello dei Distillator: quello dei Coroner, quello dei Vektor magari, visto, rivisto, fatto a pezzi, rimesso su ex novo.

A proposito di Vektor, questi ragazzoni qua hanno realizzato – prima ancora del qui recensito Bionic Swarm – uno split, di quattro brani totali, proprio con la band di David DiSanto. Il risultato di un ipotetico confronto parrebbe scontato, ma ad esser sincero le due canzoni inedite anticipate dai Vektor con la nuova formazione non mi stanno affatto entusiasmando, e chiudo la parentesi.

Ascoltate Bionic Swarm, ascoltate le sue otto canzoni più due assaggini per un totale di neanche quaranta minuti di ottima musica. Non è l’originalità che vi balzerà all’occhio per prima, ma la capacità di andare a riprendere un vecchio concetto e ridargli luce, mentre siamo sommersi da gruppi-fotocopia che tentano d’innescare un trend. Molto bravi, oltre che coraggiosi nell’aver mollato un moniker che magari in futuro recupereranno a tempo perso, ma che allo stato attuale delle cose non li avrebbe portati da nessuna parte. (Marco Belardi)

6 commenti

  • Pensavo fossero i canadesi col monicker molto simile, dall’anteprima leggevo robe tipo “olandesi” e “trascorsi thrash” e mi chiedevo “che cazzo scrive questo?”.
    E invece ho sbagliato io.

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  • Ai tempi del liceo un gruppo thrash di miei amici si è trovato a suonare ad in concerto che aveva nello stesso bill Devaster e Devastator.

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  • “com’è che il 95% delle band thrash metal ha un nome di una sola parola e che termina in -ator?” Il motivo è in parte linguistico: -ator è la desinenza dei nomi d’agente, ovvero nomi derivati che indicano colui che compie un’azione, cosa che ai thrashers piace: fare, quindi azione, velocità, intensità. Anche il fatto della parola singola si accorda con questa visione. Poche chiacchiere, molta ritmica, farsi il culo, correre.

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    • Considerazione molto interessante. Aggiungo una postilla: la cultura americana, fortemente individualista, ha prodotto in maggior misura lemmi che finiscono in -ator. Fateci caso.
      P.s. In questi giorni sto ascoltando con piacere un disco thrash/death molto molto interessante. Loro sono greci, si chiamano Rapture, ricordano tremendamente gente come Devastation e Revenant. Non ci sono molte band che hanno questi riferimenti, attualmente.
      https://youtu.be/56nu0rdmMXc

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  • Bel disco, molto energico, ben suonato con ritmiche pestone e armonie interessanti. Anche per me è thrash fino al midollo.

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