Il dilemma di Metal Archives: WITCHES – The Fates

Nei francesi Witches milita una certa Sibylle Colin-Tocquaine, che la grande corporazione anagrafica Metal Archives annota come ex membro dei Sadist negli anni 1990 e 1991. Qualche tempo fa intervistai i Necrodeath e dunque Peso, ex di lusso nonché reale membro fondatore dei Sadist, e, nell’occasione, entrai per la prima volta nell’argomento non grazie a lui bensì a Flegias.

Quest’ultimo menzionò una cantante estrema francese, e lo fece facendo un chiaro e specifico riferimento ai Necrosadist, progetto per mezzo del quale – riciclando il titolo dell’omonimo brano – Peso intese dar seguito alla propria carriera musicale dopo lo scioglimento degli stessi Necrodeath. A quel punto sorge un dubbio: può Metal Archives avere realmente cannato un dettaglio del genere? Sì che può. Ogni Cristo che per sbaglio è entrato in una sala prove munito di bacchette e voglia di coverizzare The Trooper si trova fisicamente schedato su Metal Archives, il che, di conseguenza, lo rende a tutti gli effetti possibile.

Allora lo domando direttamente a lei, che è disponibilissima e mi conferma di non essere mai stata un membro dei Sadist una volta che questi ultimi ebbero preso definitivamente forma.

L’album è l’ultima piacevole sorpresa che mi sono ascoltato in un 2020 dalla tanta buona musica e dalle poche buone notizie. Anzi, per dovere di cronaca il preciso ultimo album di questo 2020 sarebbe Invictus dei Magoth, ma ora loro non c’entrano un bel niente. In loro proposito, piuttosto, mi verrebbe da dire che Sibylle ci mostra un punto d’incontro fra il cantato di Jeff Walker e soprattutto l’Henri Sattler dei God Dethroned, e che sia dei Carcass, sia del gruppo di Bloody Blasphemy, qua dentro ritroveremo un sentore, un collegamento, un riff che ci farà esclamare quel nome senza dover provare alcun ribrezzo.

In sostanza i Witches suonano un’estremizzazione del thrash metal che si sforza di mantenere la melodia al primissimo posto. Niente di stucchevole – se non addirittura vomitevole – come nel caso degli ultimi Kreator, piuttosto un qualcosa di ben bilanciato. C’è anche qualche accenno al black metal come già ve n’era in Bloody Blasphemy, ad esempio ne ritroverete Black from Sorrow, per chi scrive la migliore del lotto, spinta da un’interpretazione della Sibylle che m’ha ricordato lo stile caustico di Martin Schirenc con i Pungent Stench e gli Hollenthon. Nonostante un paio d’episodi meno convincenti messi lì in mezzo alla scaletta (a essere severi Off the Flesh e Last Wishes) The Fates si lascia ascoltare piacevolmente, senza sbadigli e con dalla sua abbastanza sussulti affinché si possa pensare di ritornarci sopra. Sarò al quinto o sesto ascolto, e sarà che a dicembre e inizio gennaio esce sempre poca roba, o sarà che non ho sufficiente voglia di mettermi dietro al nuovo Accept, ma da qui, e senza alcuna pretesa di catalogare quest’album come chissà cosa, almeno al momento non ci si schioda. (Marco Belardi)

One comment

  • Musicalmente è una gran bella botta, mi piacciono. Però le voci femminili nel metal estremo non mi hanno mai fatto impazzire, mi sembrano un po’ forzate. Le corde vocali di una femmina sono meno strutturate a quei toni ! De gustibus, non credo che il mio parere andrà ad influenzare qualcuno !

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