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‘Smut Kingdom’, il disco perduto dei PUNGENT STENCH

12 settembre 2018

Per chi non abbia idea di che stiamo parlando (scelesti, vae vobis), i Pungent Stench furono, insieme ai connazionali Disarmonic Orchestra, tra gli esponenti più irregolari e oltraggiosi della prima ondata grind, quell’allegra sarabanda di sregolata abiezione dove era tutta una corsa a ideare l’artwork più degenerato, le liriche più perverse e le contaminazioni sonore più ardite. Da questi punti di vista, gli austriaci non si facevano mancare nulla. Prendete Dirty Rhymes & Psychotronic Beats, il mini del ’93. In copertina c’è una cicciona con le zinne di fuori e una maschera sadomaso addosso (magari era la sorella del tecnico del suono e non voleva farsi riconoscere) e le tracce sono per lo più remix industrial più o meno improbabili di pezzi vecchi, il tutto corredato da un universo lirico che è un campionario di parafilie da far impallidire gli Isacaarum. L’anno dopo sarebbe uscito un terzo full e poi il nulla, fino al 2001, quando la band si riforma con un nuovo bassista e pubblica due dischi: Masters of Moral, Servants of Sin, pestone e un po’ troppo convenzionale (ha una buona fama ma dissento), e il ben più interessante e sperimentale Ampeauty, classe 2004. La Nuclear Blast, però, non è più quella che ricordavano, e i due membri originali superstiti, il chitarrista e cantante Martin Schirenc e il batterista Alex Wank, registrano un nuovo album per fatti loro con l’obiettivo di cercare un nuovo contratto discografico. Smut Kingdom esce però solo ora, a undici anni dalla sua incisione.

È presumibile che il disco non fosse stato pubblicato all’epoca anche per scazzi tra Schirenc e Wank, conflitti le cui dinamiche ci rimangono oscure. L’unica cosa che sappiamo è che Schirenc qualche anno fa tentò di rimettere in piedi la baracca in solitaria sotto il nome “The Church of Pungent Stench” e Wank minacciò contromisure legali in maniera abbastanza veemente da farci capire che i due non si fossero lasciati proprio da buoni amici. Però ultimamente devono aver ricominciato a parlarsi, dato che hanno recuperato dalla Nuclear Blast i diritti sulla vecchia discografia e hanno trovato un accordo per ristamparla sotto l’egida della Dissonance Records. Che, oltre a occuparsi dei vecchi classici, ha dato lo scorso aprile alle stampe questo lavoro perduto. E ce ne rallegriamo, perché Smut Kingdom è una ficata e, fosse uscito quando doveva uscire, sarebbe stato ricordato come il miglior frutto della reunion. Rispetto ai due lp succitati, siamo davvero su un altro livello.

Quelle che su Ampeauty erano felici intuizioni che necessitavano di essere sviluppate in maniera più coerente, in Smut Kingdom diventano una cifra stilistica precisa, calibrata, letale. Di grind non c’è più nulla, deragliamo sui binari di un death’n’roll corretto da robuste dosi di stoner/doom, con un riffing, però, tutt’altro che banale e monolitico. Quando parte Aztec Holiday, che in un mondo ideale sarebbe il singolo dell’estate, già inizieresti ad aggiornare la playlist, se solo non stessimo parlando di un disco del 2007. Persona non grata irrompe nelle vostre orecchie con l’incedere di un branco di cinghiali idrofobi che travolgono nel sangue gli invitati alla festa per la comunione di vostro nipote. Che sezione ritmica, signori. Wank scatenato, un basso nitido e terremotante. Ci sta, se non sbaglio, pure Lars Goran Petrov. O forse canta in Brute? O in entrambe? Non saprei, che ho ascoltato il disco su Spotify e il timbro di Schirenc qua è davvero ricalcato su quello del frontman degli Entombed, diventati un punto di riferimento abbastanza palese, con queste chitarre che prima ti danno un ceffone blues e poi te ne azzeccano uno hardcore sull’altra guancia. E Petrov non è manco l’unico ospite illustre. Ci stanno pure l’irrecuperabile Kam Lee (Devil’s Work, uno dei brani più ignoranti nonché meno convincenti) e Dr. Heaten Scum dei laidissimi The Mentors (come non sapete chi sono?) nella paludosa Suicide Bombshell. Insomma, avevano fatto le cose in grande i ragazzi, stavolta. E invece la vita è una puttana.

Adesso Schirenc sta portando in giro questi pezzi, che dal vivo faranno svitare crani, solo soletto. Passeranno pure in Italia tra un po’. E dai, non fate gli stronzi, riunitevi. (Ciccio Russo)

6 commenti leave one →
  1. Amon permalink
    12 settembre 2018 15:32

    La copertina di Dirty Rhymes & Psychotronic Beats mi ha illuminato la giornata.

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  2. Ignis permalink
    12 settembre 2018 17:21

    Scusate, ma la “cicciona” della copertina non era la madre di un membro della band?

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  3. Ignis permalink
    13 settembre 2018 00:23

    E, in area austriaca, vorrei ricordare anche i Disastrous Murmur.

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  4. rabe permalink
    13 settembre 2018 00:39

    La cicciona in copertina e’ la madre del bassista.

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  5. Alex permalink
    13 settembre 2018 21:34

    Erano anni che non sentivo un basso ignorante così. .. spettacolo di disco: ignorante e potente ma.capace di stupire con inaspettate finezze..

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  6. Mattia permalink
    14 settembre 2018 09:55

    erano una ficata anche gli Hollenthon, il gruppo di che Schirenc formò dopo lo split dei Pungent

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