SPREADING THE DISEASE: se non sai che fare, fai un pezzo sul Covid

Mi è capitato recentemente di ascoltare, per puro caso, un nuovo brano dei Brujeria. Dico per caso perché, per quanto sia una band che abbia sempre rispettato non rientra propriamente tra i gruppi sui quali mi tengo aggiornatissimo. Il pezzo nello specifico (contenuto nello stesso, omonimo, EP in cui i nostri ci offrono anche una pregiatissima cover in spagnolo di Cocaine) si chiama COVID-666 e più che un pezzo di denuncia contro i negazionisti è da annoverarsi a simpatico cazzeggio, anche se in Messico non c’è moltissimo da cazzeggiare in questo preciso momento (come ci racconta quotidianamente il nostro caro Timone Tolkki). Il pezzo è stupido come la merda e ha un tiro punkettone abbastanza irresistibile, tanto che mi sono ritrovato a cantarlo tra me e me lasciandomi pure sfuggire un “CORONAVIRUS MATA TODOS” mentre facevo la spesa, per la tranquillità psicologica delle signore di San Donato Milanese presenti nel frangente. Sono anche sicuro del fatto che nei prossimi tempi, ogniqualvolta mi troverò a dover comprare della carta igienica, penserò al violento j’accuse dei chicos nei confronti di coloro i quali presi da panico irrazionale svaligiano i supermercati: CON QUE LIMPIO MI CULO SI NO TENGO PAPEL?

Ma oltre al brano di Shane Embury & Co., ricordavo di aver ascoltato anche qualcos’altro, qualche tempo prima, che ruotava intorno al tema più in voga degli ultimi mesi e poi ho ricordato: erano i Clan of Xymox. Il pezzo in sé, Covid-19 (che fantasia, né) non è un granché e, per quanto io sia un discreto follouer degli olandesi, lo trovo poco utile ai destini del mondo della musica darkettona, anche perché non fa altro che piazzare la voce di Trump che dice cose sopra una buona base delle loro e le due cose insieme (Trump e il suono Xymox, dico) associate al tema più in voga degli ultimi mesi fa un effetto non propriamente rassicurante. Nemmeno il full Spider on the Wall, pubblicato da poco, riuscirà ahimè a spostare i destini del mondo. Nel complesso si fa ascoltare e spicca per un paio di brani, in particolar modo She che era stato già oggetto di anticipazioni durante il lockdown, quando uscivano dieci EP di b-sides, remix e rarità al giorno (tipo quelli – ottimi – degli Apoptygma Berzerk), nel cui omonimo singolo veniva pure riproposto da alcune interessantissime realtà post-punk-darkwave dalla cifra molto personale, tra le quali segnalo le miei preferite: i turchi She Past Away e gli anglo-norvegesi Antipole. Ma ascoltiamocela a ‘sto punto.

Dunque, tornando a noi, in un momento di cazzeggio particolarmente prolifico mi sono messo a cercare cose attinenti ed è venuto fuori che, nel periodo di noia dovuta al lockdown, sono nati addirittura due gruppi che si chiamano pure allo stesso modo, COVID-19, pur essendo agli antipodi geografici e di genere. Sono entrambi due tizi che suonano tutto da soli, con la differenza che uno è brasiliano e fa goregrind, l’altro è russo e fa death-doom. In comune, oltre alla uggia che li ha spinti a offrirci questi imprescindibili dischi (intitolati rispettivamente When the Traditional Margarine Commercial Family Dies e Death World), hanno avuto la piacevole trovata di citare l’Italia nei loro testi (e qui una grattatina di coglioni è d’uopo). Evidentemente, le prime informazioni che gli venivano dal nostro paese devono averli parecchio impressionati, proprio come lo siamo noi oggi da quelle che provengono dai loro. È una cazzo di giostra, non c’è che dire.

zigur

Poi ci sta una marea di gruppetti, provenienti spesso dal sempre prolifico Sud America, che ha dedicato al simpatico virus un brano, o addirittura un album intero, e non starò qui a citarli perché alcuni di essi li ho pure ascoltati e vi assicuro che fanno veramente cacare. Mi viene da tirarne fuori dal mazzo giusto un paio. Il primo, quello che mi fa più tenerezza di tutti, è un tizio di Amburgo dalle origini palesemente non ariane il quale, anch’egli dichiaratamente annoiato dalla chiusura in casa forzata, ha fatto un singolo a nome – sai quale? – Coronavirus (Covid-19), con la necessaria parentesi perché era necessario specificare, usando Zigur (l’altro nome di Sauron) come moniker e (questa la cosa che mi fa venire voglia di carezzargli la giovane chioma ripetendogli andrà tutto bene) scopiazzando tutto quello che c’era da scopiazzare da Burzum, compreso il famoso disegno coi sorci di Filosofem usato come copertina nel suo singolo, dunque interpretando nel modo più corretto possibile – quello depressivo-apocalittico – il senso di questa pandemia, a differenza di altri che hanno concettualmente affrontato la cosa in modo più lagnoso e vittimista.

kenneth-copeland-blow-coronavirus

L’altro è un tizio dell’Illinois che si fa chiamare Tombsday e si produce in un death sturalavandini ‘gniorante e mal suonato ma che è stato capace, però, di destare la mia attenzione, aprendo tutta una serie di scenari da approfondire. Il brano si chiama I Hope Kenneth Copeland Gets COVID-19 e fa cacare, però ci impone di parlare del grande Kenneth Copeland. Predicatore e cristiano rinato, il ministro della sacra fiamma di Udûn, prima di intraprendere una brillante carriera nel settore fantasy dei culti paralleli che lo ha reso oltremodo ricco, negli anni ’50 faceva il cantante alla Johnny Cash (del periodo di rincoglionimento appresso a June Carter, sia chiaro) per poi continuare per parecchi anni dopo a fare quelle canzoni che piacciono alle buone famiglie americane, quelle in cui si evoca Jesus talmente tante volte che ti aspetti di vederlo palesarsi da un momento all’altro con lo stampone della cronologia del tuo cellulare e lo sguardo di disapprovazione. Io trovo che Ken abbia una voce molto calda e profonda, oltre a una notevole dose di carisma personale e mi piacerebbe molto se i Manowar lo ingaggiassero per qualche tour in giro per il mondo, così potrebbero addirittura suonare Defender senza più far ricorso alla intro campionata del buon Orson Welles: GOD HAS SENT.

Il signor Copeland, che ha sostenuto attivamente l’elezione del dorato Trumpone, si rese famoso all’epoca delle scorse presidenziali per aver detto cose. Tipo che tutti i cristiani che non avessero votato per il ciuffo arancione avrebbero bruciato all’inferno e sarebbero stati complici delle politiche omicide della demoniaca Hillary, la quale è favorevole all’aborto. E poi, fatto assai noto, che Trump era guidato dallo Spirito di Dio. Da ultimo, durante i suoi spettacoli televisivi, il ministro Copeland ha dichiarato di possedere in sé il potere di spazzare via il SARS-CoV-2 grazie al suo imbattibile soffio, ma anche di poter guarire i suoi ascoltatori con la sola imposizione delle mani, bastava che a loro volta toccassero lo schermo della televisione. Ha anche affermato che presto il morbo sparirà e questo gli è stato comunicato direttamente da Dio. Un tale concentrato di attitudine non poteva che essere originario del Texas e io non capisco proprio perché, date le premesse, ci si debba augurare la sua morte. Viva lo spirito americano e che vinca il migliore in questa battaglia del Bene contro il Male. (Charles)

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