Musica da camera ardente #6

HOCICO

Sebbene il tentativo sia arduo, voglio tirare le fila di ciò che di migliore è uscito nel 2011 dal marcio mondo dell’electro dark, EBM & affini. Non potrei che principiare dagli Hocico, indubbiamente, oggi giorno, i signori indiscussi nel genere. È ovvio che qualsiasi cosa venga fuori dalla mente dei due cugini messicani meriti un ascolto a prescindere. Quasi un ventennio di attività durante il quale si conta un alto numero di produzioni. Ascoltarle tutte è cosa non facile sebbene, al netto dell’irrefrenenabile spirito critico insito in chi trangugia tonnellate e tonnellate di musica, anche solo pescando un po’ a caso nella lunga discografia degli Hocico si rischia di pescare bene poiché la qualità si pone costantemente ad un livello di sonora spaccaculaggine. Così, con la sicurezza che anche ad un superficiale ascolto avrei apprezzato oltremodo, mi sono gioiosamente accinto a fruire di Bite Me!, ultimo singolo nato in casa Hocico. Il brano era già stato coverizzato nel pestosissimo Tiempos de Furia, uscito nel 2010, ma qui viene presentato in versioni tutte diverse, una più spaccosa dell’altra. Non è mai troppo tardi recuperare roba vecchia infatti, come si sarà capito, l’accenno a questo singolo era meramente pretestuoso al ribadire un concetto fondamentale: gli Hocico sono li meglio. Per la cronaca è uscito di recente un live in Russia, Blood On The Red Square, che purtroppo non rende merito a questa musica che per sua caratteristica instrinseca abbisogna di un suono estremamente pulito. Si goda anche col singolo Dog Eat Dog la cui stampa vinilica è stata prodotta nelle tradizionali e confortanti 666 copie. Prego approfondire il discorso y que aproveche!

AESTHETIC PERFECTION

Se voi, come me, amate ogni tanto divagare lungo le frontiere del suono elettronico ma senza star lì troppo a ciulare nel manico e se, sempre come me, non vi stranite se si parla in modo non totalmente appropriato di harsh, di aggrotech piuttosto che di EBM, allora vi interesserà sapere che gli Aesthetic Perfection di Daniel Graves con All Beauty Destroyed continuano, seppure dopo qualche anno di silenzio, a dominare imperiosamente la scena. Anche qui la qualità è altissima. Quindi, pur non potendovi dare un giudizio oggettivo relativamente alle altre produzioni, state sicuri che il pacchetto conferisce, col suo connubio tra melodie e accelerazioni hellektro, la consueta carica a molla che vi farà andare a cannone per il resto della giornata. 

CLAN OF XYMOX

Ora si tirano in ballo nomi importanti: The Cure, Bauhaus, Siouxsie and the Banshees, Virgin Prunes, Christian Death, Joy Division, Dead Can Dance. Per arrivare infine ai Clan of Xymox. Questi signori sono da citare sempre insieme a quegli illustri e grandi nomi. Perché si era nella metà degli anni ’80 quando gli olandesi Xymox di Ronny Moorings decisero di posare una delle pietre miliari del Goth con Medusa. Oggi, dopo anni di carriera, una sterminata produzione, cambi di line-up ed evoluzioni nello stile, dei fondatori originari rimane il solo Ronny a sostenere il peso e la responsabilità di tenere in vita un mito. Oggi i Xymox con Darkest Hours mettono da parte un po’ di chitarre e danno predominanza ai sinth in una chiave nuovamente ottantiana. Non il classico ritorno alle origini ma, senza giri di parole, l’affidamento definitivo di se stessi a quello stile e a quell’atteggiamento dark come era già bello, finito e completo in tutti i suoi aspetti. Le sonorità, i ritmi, le voci sono meravigliosamente ottantiani ma la tecnologia appartiene ad un’altra epoca. Qui si parla di un pezzo di storia ma la reverenza non c’entra nulla. Vena inesauribile, piacere palpabile e un gusto sontuoso. L’ascolto degli Xymox è sempre tutto ciò quindi ancora una volta buon appetito col video di Delete girato allo Space Centre di Houston tra pulsanti e pupazzetti, gnometti e minipony. Houston non abbiamo nessun problema.

COVENANT

Qui invece un problema c’è: chi non sa ballare, come il sottoscritto, potrà godere solo a metà dell’ultima figherrima fatica dei Covenant – Modern Ruin. Un disco di electro-trance spinto a bestia. Non mi viene miglior commento tecnico, anzi techno. Quattro anni dopo quell’altra piccola perla di Skyshaper, immediatissimo ma forse un po’ troppo sdolcinato ed accondiscendente, gli svedesi ritornano a pistare di brutto. Le aperture a brani di maggior respiro musicale, diciamo così, sono ancora presenti ma brevi e fugaci; quasi un voler consigliare la tregua prima che riparta immediata la super pompa meccanica. Si comincia da Lightbringer la vera hit dell’album suonata insieme ai Necro Facility e, dopo la tempesta, la calma in un diminuendo di tanzitudine col ritorno alle sonorità malinconiche ed intimiste tipiche dei Covenant con l’intenso The Road, brano che riproduce perfettamente il senso di abbandono e desolazione dell’omonimo libro/film da cui è ispirato. Nel complesso un perfetto ed articolato future pop adrenalinico da club e, in generale, la migliore produzione dei Covenant di sempre. Da procurarsi anche l’edizione limitata con alcune versioni techno di Wir sind die nacht con tanto di vocalist femminea. Imperdibile.

VNV NATION

Futurismo dai colori pastello. La cibernetica applicata all’arte. Siamo a quello che, a mio modesto parere, è il top album 2011 di questa piccola parte di mondo musicale: VNV NationAutomatic. Perfetto connubio fra ritmi discotecari e melodie pop. Questo ultimo lavoro si ammorbidisce alquanto nella proposta, considerando la carriera degli inglesi, e si fa molto orecchiabile. In una parola: retrò. Si da maggior spazio alle melodie ed al lato onirico della faccenda: l’opener On-Air ricorda una roba alla Sigur Ròs, Goodbye 20th Century è la constatazione dell’inesorabile passare del tempo. Space & Time è già un brano immortale per me: lo Spazio ha sempre elevato gli animi e costretto tutti a puntare lo sguardo in alto. Tutta questa poesia è alternata a brani fisici che ti scazzottano per benino. Insomma non devo convincere nessuno perché sia fan della prima che dell’ultima ora si troveranno concordi nel constatare che Automatic ha un beat dal tiro insuperabile. Vittoria Non Vendetta e aggiungo pure un mettete dei fiori nei vostri cannoni.

Ci sarebbe molto altro da dire e altri nomi da fare ma per ora basta così. Però ho voglia di concludere con un vezzo parlandovi dei Corvus Corax il prolifico act tedesco di musica medioevale, da non confondersi con gli omonimi blacksters statunitensi autori del notevole The Atavistic Triad (ormai quasi preistoria ma da recuperare assolutamente!). Di medioevale qui c’è forma e sostanza in quanto lor signori utilizzano veri strumenti dell’epoca sforzandosi di conservarne anche l’atteggiamento attraverso un’attento approfondimento cultural musicale. Quando il musico, il menestrello, rappresentava quel personaggio un po’ scoppiato che componeva e suonava alla corte di rozzi ed incolti padroni. Un po’ nella storia e un po’ nell’immaginario collettivo. È giusto sappiate, se può interessare l’articolo, che Sverker, ultimo nato in casa Corax, raggiunge lo scopo di piacere anzichenò.

“sucando”

Ammetto però di aver approfondito i Corvus Corax primariamente a causa del side project denominato Tanzwut nato a seguito dell’omonimo album dei corvi e che presentava caratteristiche tanz metal tanto catchy da imporre un attenzione maggiore da parte di alcuni componenti, i quali si sono dedicati anima e corpo alla causa. I Tanzwut vengono paragonati spesso ai mai troppo idolatrati Rammstein, un complimento azzeccato se si fa riferimento ad esempio all’album Schattenreiter, lavoro generalmente apprezzabile ma che di medieval presenta poco, sebbene il primo vero parto, Augen Zu, riascoltato adesso ricorda la più ignobile cover di Rock Me Amadeus mai fatta ovvero quella degli osceni Umbra et Imago (per comprendere la geniale versatilità di questo immortale brano si apprenda che ne sono state fatte innumerevoli versioni: in power metal crucco, industrial metal sempre crucco e in black metal norvegese). L’ultimo album dei Tanzwut invece, Weiße Nächte, se proprio lo volete sapere riesce a sintetizzare una insolita mistura di medievalstein, ovvero Rammstein in salsa medieval, che vale la pena ascoltare e guardare qui sopra, fosse solo per il coraggio ostentato da questi qui. Il coraggio consente loro di scrollarsi di dosso la patina boriosa da studiosi del Medioevo e gli conferisce finalmente il tanto agognato atteggiamento di ironica pacchianeria tutta tetesca, privandoli al contempo di quel po’ di dignità faticosamente conquistata in anni e anni di indigeribili ma acculturatissimi pipponi. I crucchi non sono capaci di resistere al richiamo del kitsch. (Charles)

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