Musica per decapitare i troll: HAVUKRUUNNU – Uinuos Syömein Sota

Se state cercando la colonna sonora adatta per imbracciare l’ascia bipenne e andare a decapitare i troll del vostro circondario che durante la quarantena non rispettavano il distanziamento sociale in fila dal verduraio e, per soprammercato, vi fottevano i secchi della raccolta differenziata, sappiate che ho il disco giusto per voi. Questo terzo disco degli Havukruunu (che in finlandese vuol dire “corona di conifere” o qualcosa del genere) mi ha fomentato così tanto che sono andato subito a sottoporlo ai miei sodali, i quali hanno reagito un po’ freddamente. Barg dice che avrebbe gradito una maggiore presenza della componente folk finlanda che si sente qua e là. A me invece sono piaciuti proprio perché, pur essendo finlandi, non suonano troppo finlandi.

Niente zufoli e triccheballacche alla Finntroll per saltellare in allegria, anche perché qua i troll li dobbiamo decapitare, non dobbiamo andarci a bere insieme. Ci vorremo mica fraternizzare con questi sudicioni che durante la quarantena portavano a pisciare il Balrog dodici volte al giorno. E vi fottevano i secchi della raccolta differenziata, per giunta. Anzi, i momenti in cui gli Havukruunu funzionano meno sono forse proprio i più finlandesi, come quando provano a buttare nel mucchio il riff thrashettone spezzato alla Moonsorrow. I riferimenti dei nostri amanti delle conifere guardano infatti a ovest, a tutta la scuola viking post-bathoryana, sia norvegese che svedese.

Dannati, prima o poi vi coglierò con le mani nel sacco, anzi, nel secchio

Ci sono gli arpeggi folk, ci sono i mid-tempo con la batteria in levare alla Windir, ci sono solenni cori pagani di grande efficacia e c’è pure qualche qualche guizzo personale, come gli assoli di chitarra con i fischioni, spia di una passione per il metallo classico tradita anche da certi giri melodici. Per quanto Uinuos Syömein Sota sia un album meno cruento e compatto del precedente Kelle Surut Soi, gli Havukruunu danno però il meglio di loro quando si lanciano all’assalto, con il doppio pedale tonitruante e le teste dei troll che cascano sotto i colpi delle loro spade in cavalcate di raro afflato epico come Kunnes Varjot Saa, titolo che in sardo si presta a sconci doppi sensi.

Chissà cosa ci hanno fatto i troll di Vitinia con tutti i miei secchi della raccolta differenziata. Vi prenderò, maledetti bastardi. (Ciccio Russo)

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