Avere vent’anni: luglio 2000

DISMAL EUPHONY – Lady Ablaze

Michele Romani: Nonostante sia stato pubblicato solo nel 2000, questo EP dei Dismal Euphony raccoglie materiale inedito composto dalla band negli anni tra il 1993 e il 1997, quando nella band militavano ancora la soprano Keltziva e la tastierista Elin Overskott, che con la sue particolarissime trame aveva in qualche modo coniato il sound della band norvegese, prima che un’overdose purtroppo se la portasse via di lì a poco. Nell’attesa che arrivassero i tentacoli della Nuclear Blast a rovinare tutto (come sempre), i Dismal Euphony infatti erano una band particolarissima, autrice di un symphonic black dalle tinte gotiche comunque ancora ancorato alla vecchia scuola, con tanto di chitarre zanzarose ed atmosfere lugubri tipiche dell’epoca. I brani di questo EP ricordano molto infatti il sound del bellissimo debut Soria Moria Slott, ascoltare la title track per credere. Da Autumn Leaves in poi la band abbandonerà i lidi black metal in favore di un gothic metal piuttosto insignificante e plasticoso, fino al definitivo scioglimento nel 2001.

PERSUADER – The Hunter

Trainspotting: Gli svedesi Persuader hanno composto un disco della madonna a nome Evolution Purgatory nel 2004, ed il debutto The Hunter ne rappresenta la prova generale. Non è bello come il suo successore, ma è comunque un album benissimo riuscito, dallo stile personale e suonato con un approccio che si fa fatica a trovare in giro. È un power metal molto vicino a quello dei primi Blind Guardian, soprattutto nella vociaccia gracchiante di Jens Carlsson e in certi fraseggi di chitarra, ma reinterpretato in un’ottica più moderna e meno speed metal. Pezzi come l’iniziale Fire at Will, Escape e And There Was Light sono piccole gemme grezze il cui fascino risiede anche nell’attitudine perfettamente a metà tra vecchia e nuova scuola. Il tutto poi valorizzato da un altro punto di forza dei Persuader, e cioè la batteria di Efraim Juntunen (già session dei Naglfar nell’ultimo decennio), che, invece di andare freddamente a tremila come la maggior parte dei batteristi power metal, predilige un approccio più groovy. Anche se non è il miglior disco dei Persuader, The Hunter è un ascolto assolutamente obbligato per tutti gli appassionati di power metal e una possibile bella sorpresa per tutti gli altri.

ORIGIN – st

Marco Belardi: Il primo disco degli Origin era il classico episodio che faceva assomigliare un fan del death metal anni Novanta ad un tossico che ha saltato il metadone. Esclamavi che erano loro la next big thing che avrebbe salvato noi tutti, e poi ti mettevi a sedere perché le cose non stavano proprio così. Il primo disco degli Origin fu anche l’unica volta che potemmo ascoltarli come se fossero di fianco a noi, su un palco pieno di vomito e sudore e altri orrori sovrastati dal fumo: erano acerbi, e probabilmente erano anche meglio che in seguito fatta eccezione per quella cosa pazzesca che fecero uscire nel 2002, a titolo Informis Infinitas Inhumanitas. Certe storie sono più belle se durano il giusto, e gli Origin alla terza pubblicazione non solo mi erano già venuti a noia: mi confermarono che nemmeno loro erano la next big thing del death metal, che i tempi non erano per nulla maturi, e che sarebbe occorso attendere ancora un po’. Se non è morto ciò che può attendere in eterno, figuriamoci se poteva esserlo il death metal.

ANCIENT WISDOM – And the Physical Shape of Light Bled

Michele Romani: Gli Ancient Wisdom sono stati da sempre la creatura di Marcus “Vargher” Norman, personaggio piuttosto attivo nella scena black svedese dell’epoca (Vintersorg, i clamorosi Throne Of Ahaz) e oggi membro permanente alla chitarra ritmica nei Naglfar. And the Physical Shape of Light Bled è il terzo full pubblicato, ed è il disco che segna una svolta rispetto al primo capolavoro ed il suo degnissimo successore, sia per quanto le sonorità che per quanto concerne la produzione. Intendiamoci, a grandi linee parliamo sempre di una sorta di atmospheric doom metal dalle tinte melodiche, ma senza quel retaggio tipicamente black che aveva caratterizzato le prime due pubblicazioni e che aveva fatto sì di associare il sound proposto a quello dei primissimi Katatonia. La registrazione poi è curatissima e nitidissima, con le tastiere più in primo piano ed una componente orrorifico-teatrale assente nei lavori precedenti. Il disco forse in alcuni punti diventa un po’ pesante da digerire, ma presenta delle vette altissime come il fantastico preludio, As The Morningstar Shineth, e la personalissima cover di The Spell dei Demon. Un disco, ma più in generale un progetto assolutamente da riscoprire, e il fatto che non se lo sia mai cagato quasi nessuno resta per me da sempre un grande mistero.

EXCITER – Blood of Tyrants 

Marco Belardi: In quegli anni gli Exciter non avevano più alcun senso, e il concetto era già applicabile al 1986 del controverso Unveiling the Wicked, che magari un giorno approfondirò. Gli Exciter migliori appartengono ai primi tre titoli della loro discografia, punto. Inoltre all’epoca furono stravolti dai numerosi terremoti riguardanti la line-up, che lasciarono il solo John Ricci al timone estromettendo perfino una firma del calibro di Dan Beehler dal progetto. In sostanza, gli Exciter senza l’anima degli Exciter affrontarono alcune delle annate più povere di speed ‘n’ thrash che potessimo ricordare: fu una prima reunion, e l’altra sarebbe avvenuta in tempi più recenti (e prosperi) proprio a mezzo del ritorno di Beehler in coppia con Allan Johnson. Ma andiamo con ordine. Nel 1997 era uscito questo dischetto intitolato The Dark Command, e per quanto gli riservi un peso specifico minimo si trattò della miglior cosa incisa dagli Exciter dai tempi di Long Live the Loud. Per comprendere Blood of Tyrants dovete dividere il tutto per due, oppure per dieci: ha una produzione infinitamente peggiore, e, ahimé, brani infinitamente più insignificanti, seppur incastonati nel solito speed metal a cazzo duro a cui abbiamo sempre associato il nome della band canadese. Fine dell’era Jacques Belanger.

HEAVENLY – Coming from the Sky

Trainspotting: Nella slavina di gruppi power che all’epoca tracimavano da tutte le rubriche di recensioni delle riviste scegliamo di citare i parigini Heavenly, perché, nonostante alcuni serissimi problemi, avevano delle melodie e delle soluzioni assolutamente non malvagie. I serissimi problemi di cui sopra si riferiscono soprattutto alla produzione, una delle pochissime sbagliate da Piet Sielck, che, oltre a rendere il suono dell’album pericolosamente a quello di un demo, finisce per penalizzare pesantemente la voce di Ben Sotto, letteralmente affogata nel marasma. Detto ciò, la particolarità degli Heavenly era quella di derivare quasi direttamente dagli Helloween (a partire dall’assonanza nel nome), e, anzi, dagli Helloween dei Keeper. In questo modo gli Heavenly saltavano molti di quei passaggi intermedi che erano pressoché obbligatori nei gruppi power di quel periodo, risultando più freschi e immediati. Tutto questo in teoria, perché, come detto, la resa sonora di Coming from the Sky è davvero tremenda e mutila irrimediabilmente quanto di buono fatto dai cinque transalpini.

SUICIDAL TENDENCIES – Free Your Soul… and Save my Mind

Marco Belardi: I Suicidal Tendencies ebbero l’acume di proseguire nella loro impervia avventura senza Rocky George alla chitarra, finiti nelle barbe e ridotti a un qualcosa che girava intorno ai titoli e ai classici di un tempo, citandosi, calandosi le braghe e rimettendo in vetrina l’hardcore punk. Dopo un album insignificante come Freedumb, Mike Muir ritenne opportuno inciderne un altro, dal titolo lunghissimo e che contenesse brani dall’appeal radiofonico che non andavano da nessuna parte, leggasi Su Casa Es Mi Casa. Ancora ho gli incubi quando ripenso a quella canzone, e a cosa hanno rappresentato per il sottoscritto i Suicidal Tendencies che arrivano fino al 1994 compreso. Free Your Soul… and Save my Mind è innocuo, ed essere innocuo è una cosa che ai Suicidal Tendencies degli anni dell’hardcore, così come degli anni metallari, non sarebbe riuscita neppure facendola di proposito. Cazzeggio funky, punk stradaiolo nascosto dietro a titoli come Pop Songs che giocavano sullo stesso terreno del confessarsi burlando di cui si resero a ragion veduta protagonisti i Primus di Antipop: in questo album tutto è sbagliato, e, per fortuna, i Suicidal Tendencies sarebbero scomparsi subito dopo, per il tempo sufficiente o meglio ancora necessario a digerire una malefatta del genere.

7 commenti

  • Non sapevo che quella gnocca di Elin Overskott si faceva le pere

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  • Nello stesso anno dello stesso mese stavo per lasciarci le penne anche io! E per lo stesso motivo. Incredibile. Mi dispiace molto per Elin. Lei, al contrario di me, non ce l’ha fatta. R.i.p. Elin

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  • Gli Ancient Wisdom mi sono sempre piaciuti molto. Li riascolto sovente con molto piacere. Non conosco il peso specifico del Norman compositore per i Naglfar, così a naso me pare che non conti un cazzo. Peccato. C’è anche da dire che può capitare di perdere la capacità di essere creativi. All’improvviso ti ritrovi comodamente seduto a contemplare il movimento degli altri. Credo si diventi vecchi così. Non è solo una questione di età. Succede a 25 anni come a 50. Vedasi il caso Blakkheim.

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