Avere vent’anni: VINTERSORG – Ödemarkens Son

Quando si parla di Vintersorg sono sempre un po’ di parte. Reputo Andreas Hedlund un compositore a dir poco geniale, che, almeno nella sua prima parte di carriera, tra Vintersorg e Otyg è riuscito a creare dei veri e propri manifesti del folk-viking metal, sia per la musica che per le tematiche trattate. Ödemarkens Son da questo punto di vista (uscito appena dopo un anno dal meraviglioso Till Fjalls) chiude almeno momentaneamente l’era folk, visto che da lì in poi il sound abbandonerà questi lidi a favore di un sound più progressivo e complesso che culminerà con The Focusing Blur. Questo disco invece si pone come naturale prosecuzione del precedente, con una produzione molto più nitida e potente che dà maggiore risalto alle chitarre, le quali si alternano tra sfuriate black metal e quei tipici fraseggi di natura folk a cui l’artista svedese ci ha piacevolmente abituato nel corso del tempo.

Quello di Vintersorg è un folk metal legato indissolubilmente al racconto di antiche tradizioni norrene e alla descrizione della stupendo paesaggio del nord della Svezia, che non ha nulla a che vedere con l’utilizzo di strumenti tradizionali o con le stucchevoli atmosfere da sagra paesana di gentaglia come Korpiklaani e compagnia, ma sempre legato ad una certa drammaticità di fondo e all’utilizzo di null’altro che chitarra-basso-tastiere-batteria. I brani presenti non fanno altro che confermare (semmai ce ne fosse bisogno) la grandissima vena compositiva di Vintersorg ai tempi, una continua alternanza tra brani di impostazione propriamente black (come l’opener När Alver Sina Runor Sjnguit) ad altri più permeati di atmosfere folk ed evocative come le spettacolari Svältvinter e Månskensmän. Ho citato solo questi tre come quelli più rappresentativi, ma anche il resto del disco si mantiene su livelli altissimi senza cali da sorta. Il tutto è, ovviamente, caratterizzato dalla peculiare voce baritonale di Andreas, qui in Italia scherzosamente (ma neanche troppo) ribattezzato come il Piero Pelù svedese. Un modo di cantare particolarissimo che  ha sempre creato fazioni nette tra chi lo adora e chi non lo sopporta (io appartengo alla prima schiera), ma che di sicuro non passa inosservato.

In definitiva Ödemarkens Son rappresenta il canto del cigno del “primo” Vintersorg, che da qui in poi cambierà drasticamente sound e tematiche trattate, salvo poi ritornare parzialmente all’ovile con gli ultimi lavori culminati con la seconda parte di Till Fjalls, che ci riporta un po’ al Vintersorg dei vecchi tempi. Per chi ama questo tipo di sonorità Ödemarkens Son è un ascolto obbligatorio, più che consigliato. (Michele Romani)

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