Valeria Rossi e le Las Ketchup insieme per il biscotto

“Aserejé, ja deje tejebe tude jebere
Sebiunouba majabi an de bugui an de buididipí”

No, non mi sono né convertito all’Islam né tanto meno pippato quel liquidino che esce dalle pilette del telecomando quando vanno a male; questa roba che ho appena scritto è il testo di un noto tormentone estivo del 2002: Aserejé. Un tormentone squisitamente nonsense che, a meno che non siate nati quando Trainspotting già bruciava casa a ritmo di Renegade degli Hammerfall o da giovini non abbiate passato le vostre estati sul pianeta Lametal, immagino voi tutti conosciate meglio del numero di telefono del vostro pusher di quartiere.

Pensavate di esservi liberati delle Las Ketchup, eh? Speravate che quelle tre imbelli andaluse fossero state investite da un’onda anomala mentre prendevano tranquillamente il sole nell’unico giorno libero di una estenuante stagione estiva da barwomen in qualche discoteca di Ibiza dove entri solo se hai un tasso di cocaina nel sangue livello “Colombia 1980”, eh? E invece no, sono vive e vegete, e stanno tornando. E aggiungerei: stanno tornando in buona compagnia.

Non è un caso se ho citato la Colombia del 1980 , Ibiza e il pusher di quartiere, perché qui la droga c’entra eccome. Perché lo stregone azteco, fatto di ayahuasca dalla testa ai piedi, che ha risvegliato le tre demonesse drogate spagnole, per non farsi mancare nulla, ha fatto una capatina in Italia e, dopo una lunga sessione di bizzarri riti alchemici e inquietanti viaggi psichedelici, ha riesumato un’altra nota drogatella (l’ella finale è solo nella speranza che nel frattempo si sia data una calmata) figlia del Maligno di quegli anni; una donna che tutti noi pensavamo appartenesse ad un passato oscuro e ormai sepolto: sto parlando ovviamente della lisergica Valeria Rossi. Sì, quella di “Dammi tre parole, sole, cuore, amore” e “Luna di lana riscalda la mia cena, colla, scodella, ciambella, madonella”. La più grande troll della storia della musica. Una che ha fatto i soldi con Tre Parole, per l’appunto. Se la valenza di una persona si misurasse dalla sua capacità di ottenere il massimo col minimo sforzo, allora Valeria Rossi sarebbe uno dei più grandi esseri viventi mai apparsi su questo lurido pianeta. Chissà quanto si sarà divertito lo stregone azteco a sentire di nuovo: “Con la molla faccio una mollica, con la salvia faccio una salvietta, con la voglia faccio una tovaglia” – mentre si smezzava un veliero alto due metri con la sua rediviva drogatella delle campagne romane.

Ma ve lo ricordate il video di Luna di Lana? Ambientato in quella specie di lido, con lei che si agitava come una tarantolata e una faccia che era tutto un programma e gli elefantini gialli sullo sfondo?

Domanda: ma perché sto stregone azteco non s’è fatto i cazzi suoi, continuando i suoi viaggi psichedelici su un montarozzo del Centro America in completa solitudine? Perché, nell’era del capitalismo trionfante, il destino ha voluto che ‘sto stregone azteco possedesse una nota azienda italiana di biscotti (la Vincenzi Group) e che, per lanciare i nuovissimi Grisbì al pistacchio (ma in realtà ripieni di droga), avesse bisogno di una hit estiva. E, vista la morbosa nostalgia per il passato che occupa ormai ogni poro dell’intrattenimento e della pubblicità, perché non servirsi di tre, anzi, no, meglio, quattro donne che di hit estive (ma anche di droga), vent’anni fa, se ne intendevano abbastanza?

Comunque, io ovviamente sono felicissimo. Il trash (senza acca), italiano e straniero, è nella mia top five delle passioni. Quindi non mi resta che farvi ascoltare Grisbì Summer Mania, nella speranza che questo progetto italo-spagnolo al sapore di pistacchio & mescalina non sia un episodio isolato, ma un nuovo inizio. (Gabriele Traversa)

 

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