Stamparsi un sorriso cretino in faccia coi MYSTIC PROPHECY

I Mystic Prophecy sono un gruppo dal nome un po’ così, attivi dal 2001 e partiti come gruppo cazzeggio di Gus G dei Firewind insieme a Martin Albrecht e Roberto Dimitri Liapkis (l’unico rimasto della formazione originale) per poi diventare un gruppo a tempo pieno, il cui obiettivo ad oggi, Anno Domini 2020, si conferma essere l’accompagnare le attività ascrivibili al loro spirito primitivo: il cazzeggio.

Non so se parlarne in termini assoluti, ma Metal Division è certamente una delle cose che maggiormente inducono l’appiattimento dell’encefalogramma, in qualsiasi situazione. È roba da ascoltare mentre andate ai baracconi con gli amici e siete predisposti a fare i deficienti, o quando andate a fare i lumaconi con le tipe, o ancora quando uscite la sera o andate a fare una gita fuori porta pregustando il fatto che, comunque, andrete a fare casino. Mi raccomando però, fatelo possibilmente in situazione di sicurezza, perché vi avviso: vi stamperete un sorriso cretino sulla faccia senza curarvi minimamente di quello che vi accade intorno. Io, per esempio, che di solito ascolto in cuffia mentre giro o mentre torno a casa da lavoro, questa sera ho sbagliato due volte la fermata dell’autobus e ho rischiato la vita ad un paio di incroci, sempre però con il suddetto sorriso stampato in faccia.

L’attacco è abbastanza da paura. Il primo pezzo è quello che dà il nome all’album ed è il tipico pezzo da festivalone grosso grosso che parla di metallari brothers of metal che “we’ll never be like you – ‘cause we will keep it true”. Nel caso ancora non lo abbiate capito, “plastica” è la parola d’ordine, e l’accostamento più calzante sono i Powerwolf, i Sabaton e altra gente similmente allegra, diciamo, per cui se volete fare gli integralisti del suono underground è meglio che vi rivolgiate altrove. Se però volete sbracare non perdetevi la delirante Dracula, il pezzo cazzaro per eccellenza del disco, con un coretto che per quanto imbarazzante non potrete dimenticare. L’orrore vero! Ci hanno pure fatto un video che è pieno di donnine che bevono il sangue dei membri della band e che fanno le facce brutte alla telecamera. Come dicevamo prima, buon gusto e pacatezza. Il videoclip è ovviamente terribile, ma comunque meglio di quelli girati per gli altri singoli estratti. In tutto questo tripudio c’è anche spazio per un po’ di atmosfera con Here Comes the Winter che ha un attacco che ricorda vagamente alcune cose del bellissimo Skyforger.

Il disco in sostanza è una cafonata allucinante, prosegue tra alti e bassi ma sempre con un suono grossissimo che pompa dalle casse e vi arriva in piena faccia con un tripudio di fischioni di chitarra, suono atto a sfondarvi i coni del woofer e gusto per il divertimento come solo i tedeschi sanno fare. Il rovescio della medaglia è che è così smaccatamente ruffiano, nonché infarcito di tutti gli espedienti per essere apprezzato da un pubblico più ampio possibile, nuove generazioni comprese, che sa spesso di già sentito, incluse alcune soluzioni o abbellimenti che potrete facilmente trovare anche negli ultimi In Flames e Slipknot. Comunque, una volta superato lo scoglio del pudore potreste anche divertirvi un bel po’ nell’ascolto; io in fondo ci cazzeggio piuttosto bene. (Maurizio Diaz)

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