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Brevi recensioni alla cazzo di cane: REFUGE, GUS G, CRAZY LIXX

6 luglio 2018

REFUGE – Solitary Men

Dei Rage vecchi e nuovi ho già scritto abbondantemente in passato, per cui non mi dilungherò troppo su chi sono/cosa fanno i Refuge; vi basti sapere, giusto per quei quattro ignoranti che non dovessero proprio avere idea di cosa sto parlando, che i Refuge sono i vecchi componenti della prima, storica formazione a tre dei Rage, riunitisi dopo quasi trent’anni dall’ultimo disco inciso, il fantasmagorico The Missing Link del 1993.  Ovviamente di acqua sotto i ponti nel frattempo ne è passata tantissima: Manni Schmidt è diventato Maga Magò, Chris Efthimiads si è un po’ imbolsito e il vecchio Peavy ha avuto alterne fortune coi Rage stessi, però questo progetto a latere (side project fa cacare come tutti gli inglesismi di cui tanto abusate) a nome Refuge non è una stronzata autocelebrativa né un lavoretto fatto di fretta tanto per tirarci fuori qualche ricavo (chissà quale poi), anzi, è un disco più che buono, chiaramente con tutti i limiti del caso (in certi frangenti anche per la voce di Peavy, non sempre a fuoco), epperò fatto con passione evidente dalla prima all’ultima nota, con oltrettutto il notevole pregio di riuscire a riportare in certe occasioni la memoria a dischi memorabili tipo Trapped! o Solitary Man (ascoltate Bleeding From The Inside o From The Ashes, poi mi direte). Tranne la conclusiva Waterfalls, che purtroppo è un’immonda cacata, Solitary Men è una piacevolissima sorpresa. Straconsigliato.

GUS G – Fearless

Non mi è dispiaciuto ma manco mi ha convinto troppo. La voce di Dennis Ward, che suona pure il basso, è gradevole ma manca di mordente, stesso discorso che in effetti si potrebbe fare più in generale per le canzoni di questo disco, che conta anche di un paio di strumentali (tra cui la stessa Fearless) e un rifacimento di Money For Nothing dei Dire Straits che per l’amore di Cristo. Boh. Carine comunque Mr. Manson, Chances e Big City. In ogni caso mi erano piaciuti di più i precedenti solisti di qualche anno fa. Lui però mi è simpatico, e inoltre ho scoperto che, pur suonando da destro, è mancino (come Kiko Loureiro), cosa che se vogliamo me lo rende anche più simpatico, visto che immagino bene la fatica di dover imparare a suonare la chitarra con la mano sbagliata. Vabbé. 

CRAZY LIXX – Ruff Justice

Ho scoperto Ruff Justice (in effetti uscito l’anno scorso) e gli svedesi Crazy Lixx girovagando su youtube. Ammetto di non essere il più grande appassionato di hair metal, o class metal o come volete chiamare quel miscuglio tra hard rock e AOR molto in voga negli Stati Uniti (ovviamente) a metà degli anni ’80 del secolo scorso, tanto che mi sono avvicinato ai Crazy Lixx più per scazzo e noia che per altro; però, amici lettori, minchia che discone Ruff Justice. In un certo senso ascoltare i Crazy Lixx è come guardare Stranger Things: ti rendi conto che è qualcosa che, pur pescando completamente dal passato, lo fa talmente bene da non risultare stucchevole o grottesco, riuscendo a non sfigurare nel confronto, inevitabile, con i modelli a cui così platealmente si ispira. Ruff Justice non suona affatto come un disco del 1986 fuori tempo massimo, ma come un cd registrato nel 2017 che si rifà al 1986, un po’ come Stranger Things è sì ambientato nel 1983/84, però pensato e realizzato come qualcosa di attualissimo. In altre parole, sono prodotti dove non c’è dentro sola nostalgia ma soprattutto tanto, tanto manico.

Nel caso dei Crazy Lixx il manico è quello di Danny Rexon (che spero sia uno pseudonimo), fondatore, cantante e compositore principale, il quale nel tempo si è comunque sempre avvalso di gente piuttosto capace, che evidentemente in Svezia viene spacciata all’Ikea in pratiche confezioni con i pezzi da assemblare a casa. Le prime tre canzoni di Ruff Justice, Wild Child, XIII e Walk The Wire sono una più bella dell’altra, ma vi assicuro che il lavoro è bello tutto dalla prima all’ultima nota, se vi piacciono le sonorità più leggere, chiaramente. O se siete scazzati e non sapete cosa ascoltare, come è successo a me, provate Ruff Justice: magari il mondo tornerà a sorridervi. Almeno per un po’. (Cesare Carrozzi)

 

 

 

 

2 commenti leave one →
  1. Piero Tola permalink
    6 luglio 2018 11:53

    a Carrò, che piacere risentire Peavy e co. in questa forma però. Finalmente.

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