MELECHESH / W.E.B. / SELVANS @Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI), 17.01.2020

82084712_2443003662620155_4871620514377891840_oLo Slaughter Club questa sera si tinge di nero e si dà al black metal mediterraneo. Non potevano mancare, ovviamente, i Selvans, gruppo che ormai sono arrivato a considerare paladino del black metal italiano. Gli abruzzesi si presentano sul palco forti di un fantastico Faunalia pubblicato ormai quasi due anni fa. Pur non avendo ancora avuto il piacere di vederli live non avevo dubbi sulla loro bravura. Il locale purtroppo è sorprendentemente vuoto e non rende onore ad un gruppo che meriterebbe di essere seguito molto di più. A fine concerto mi sono messo a parlare con due tizi francesi che abitano a Varese, i quali mi dicono che hanno contato le persone durante i Selvans e ce n’erano ventisette. Tutto sommato non sono neanche poche in realtà, a qualsiasi metallaro che sguazza nell’underground sarà capitato di assistere a concerti con un pubblico ancora meno numeroso. Quindi forse erano gli ampi spazi dello Slaughter che ingannavano. Non lo so. Fatto sta che i Selvans hanno fatto un concerto fantastico che per me sarebbe potuto durare tranquillamente altre due o tre canzoni, soprattutto considerando che i Mortado di GL Perotti, annunciati una decina di giorni prima del concerto, hanno infine disertato la serata e ci sarebbe stato più spazio per tutti.

Ad un certo punto invece hanno comunque dovuto lasciare il palco ai W.E.B. In una serata del genere non poteva mancare un gruppo greco ovviamente. Oltretutto ascoltandoli è chiaro come le loro influenze agli esordi fossero soprattutto i primi Rotting Christ goticoni. Nell’ultimo album, Tartarus, si sentono invece molto di più i Septicflesh, i quali fanno pure qualche immancabile comparsata nei panni di Christos Antoniou, che si è occupato delle orchestrazioni, e di Sotiris Vayenas, che si è occupato di qualche linea vocale in una traccia. Da come si presentano sul palco e da come suonano le loro canzoni dal vivo mi ricordano un po’ anche i Behemoth, e mi rendo conto che, se col primo paragone avevo potuto accendere l’interesse di molti, ormai con questi ultimi due la curiosità è passata alla maggior parte di voi. Ma tutto sommato è quello che è successo anche a me, perché pezzi così pomposi e pompati è normale che perdano live. Parlando sempre coi due tizi francesi alla fine del concerto abbiamo convenuto che forse sarebbe stato meglio invertire W.E.B. e Selvans, almeno per i nostri gusti personali.

Per i Melechesh arriva qualche persona in più, ma purtroppo non abbastanza da dare l’impressione che il locale si sia in qualche modo riempito. Cioè, vi basti pensare che ad ogni pausa tra un gruppo e l’altro sono uscito a prendere una boccata d’aria e rientrando ho sempre ritrovato il mio posto appoggiato sulla transenna davanti al cantante. Cosa che non credo sia mai successa a nessuno. È un gran peccato, perché gli assiri sono uno di quei gruppi che secondo me tutti dovrebbero vedere live. Le loro canzoni funzionano sorprendentemente bene dal vivo, anche quelle che su disco sembrano mediocri. Il frontman Ashmedi è una presenza imponente ma tutto sommato simpatica, e sul palco riescono a creare un’ottima atmosfera giusto accendendo qualche incenso e suonando, senza esagerare con trucchi, scenografie e musiche registrate. Giuro che sti due tizi francesi con cui mi sono messo a parlare e che continuo a citare non sono un espediente letterario per far dire a qualcun altro quello che penso io. Li ho incontrati davvero! Sempre a fine concerto mi raccontavano che sono venuti prestissimo all’apertura delle porte, oltre che per vedere i Selvans a cui erano interessati, perché erano convinti che altrimenti non avrebbero trovato biglietti disponibili. “Credimi, se i Melechesh venissero in Francia, sarebbe sold out. Io sarei venuto anche se non abitassi a Varese. Tre ore per vedere i Melechesh me le farei volentieri“. Insomma, forse ho trovato io quello che va estremamente pazzo per i Melechesh, lui ha trovato in me uno che tutto sommato li apprezza e ci siamo rinchiusi in una bolla straniante. Ragionando ulteriormente col mio nuovo amico Cristophe (come poteva chiamarsi se non così?) siamo arrivati alla conclusione che probabilmente l’affluenza così bassa è dovuta forse al fatto che l’ultimo album degli assiri è uscito nel 2015 e non ne hanno pubblicato un altro prima di mettersi in viaggio per il loro Sumerian Sonic Magick Tour 2020. Probabilmente è andata così, non so se c’era qualche altro concerto di gruppi più seguiti in giro per la zona, o se ha influito il concerto dei Candlemass il giorno seguente. Se Melechesh e Selvans vi capitano a portata di macchina prossimamente, andate a vederli cari fratelli del metallo, fidatevi.

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