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AT THE GATES // NIFELHEIM // DESERTED FEAR @Live Music Club, Trezzo sull’Adda (MI) 13.12.2019

14 dicembre 2019

Io e il gracile Charles saremmo dovuti arrivare molto prima, ma se il Milanese Imbruttito ha mai insegnato qualcosa è che nella città della Madonnina gli impegni lavorativi assomigliano molto agli interventi del mai troppo compianto Marco Materazzi: arrivano quando meno te l’aspetti, ti rovinano la festa e tendenzialmente danno anche parecchio fastidio. Quindi entriamo nel Live Music Club appena i DESERTED FEAR hanno finito di suonare; il che, quantomeno, ci permette di fare il primo giro di birre e di salutare Antonio, uno dei nostri 24 fedelissimi lettori.

Immagine presa dalla pagina FB dell’evento

I NIFELHEIM arrivano subito dopo, in un tripudio di bestemmie e invocazioni all’Avversario. Noto che Hellbutcher si muove in modo strano: è colpa di quella specie di mutandoni di borchie, che lo fanno sembrare un anziano che si è appena fatto la cacca nel pannolone. Non che i Nostri si distinguano per la sobrietà dell’abbigliamento: tra tutti e quattro avranno addosso un quintale di ferraglia, tra spuntoni di venti centimetri, corpetti borchiati, gambali chiodati e varia chincaglieria. Musicalmente però danno tutto quello che devono dare: a Carlo non piacciono, ma lui è un fine esteta; a me, rozzo cafone che si scaccola ai semafori, l’attitudine da sagra patronale della città di Dite affascina parecchio. Purtroppo il suono è troppo confusionario, e, per quanto i Nifelheim non siano esattamente i King Crimson, spesso non si capisce neanche bene cosa stiano suonando. Vabbè, in questi casi l’importante è rendere omaggio al Capro.

Oggi sarebbe dovuto venire anche l’ingegner Lorenzo al Saud, e del resto è normale che sia così perché non ci sono motivazioni valide per perdersi gli AT THE GATES che ti suonano vicino casa. Però non è venuto, e la motivazione che mi ha dato è invece stata sorprendentemente razionale: gli At The Gates sul palco ridono. Ed effettivamente è verissimo: li avevo già visti all’ultima edizione del Fosch Fest ed erano presi benissimo, tutti belli sorridenti e allegri, con Tompa vestito come uno dei Gluecifer che saltava da una parte all’altra coinvolgendo il pubblico come un animatore della Valtour. Concerto splendido, intendiamoci: ma molto diverso dall’idea degli At The Gates che mi ero fatto nell’adolescenza.

Immagine presa dalla pagina FB dell’evento

L’altra volta che vidi Tompa dal vivo fu più di dieci anni fa, quando venne a Roma con i The Great Deceiver. Il locale prescelto per l’evento fu quel sottoscala con capienza massima di 50 persone in cui successivamente vidi anche Nargaroth e Of the Wand and the Moon, per dire; e lui stava male, evidentemente male, con le movenze rallentate e lo sguardo vacuo; io ero a un metro dal palco, e quest’ultimo era alto pochi centimetri, quindi Tompa spesso scendeva a cantare in mezzo a noi, con attitudine molto hardcore, ma si vedeva che non era al cento per cento, diciamo così. Quel concerto fu molto bello, nonostante i The Great Deceiver su disco non mi abbiano mai detto molto. E Tompa era più o meno come me lo aspettavo. Perché gli At The Gates degli anni Novanta musicavano la disperazione, il mal di vivere e l’infinita vanità del tutto. Era come vedere un uomo ridotto a larva che si sforza di urlare cercando di cacciare via il senso di vuoto freddo e di solitudine che lo congela dentro ma, nonostante apra la bocca e gonfi i polmoni fino a farsi male, non riesce a far uscire nessun suono. Live only to die some more, for we are enslaved – forever enslaved.

Immagine presa dalla pagina FB dell’evento

Oggi, invece, niente di tutto ciò. Gli svedesi sono tonici, allegri, presi bene, persino professionali, e Tompa è in forma smagliante. Non so come abbia fatto a riprendersi, ma sono sinceramente contento per lui. Se Tompa fosse morto, ora sarebbe il Layne Staley del metal estremo; invece è vivo, sembra se la passi bene e io davvero, ripeto, sono felice per lui. Il destino infame ci ha già strappato via troppe persone, e il fatto che nel 2019 possiamo andare a vedere gli At The Gates in formazione (quasi) classica con Tompa che sorride beato è un dono a cui probabilmente non diamo la giusta importanza; perché capisco che le cose si apprezzano davvero solo quando si perdono, ma ciò che rappresentano gli At The Gates è enorme: non parlo dell’aspetto musicale (che è un capitolo a parte dato che sono stati uno dei gruppi estremi più influenti si sempre), ma sentimentale. Io me lo ricordo quando i Death ancora esistevano: li apprezzavano tutti, certo, però il vero significato intimo che rappresentavano lo scoprimmo davvero solo dopo la morte di Chuck. Spero di essere riuscito a spiegare quello che voglio dire.

Del concerto in sé non parlo perché è perfettamente inutile. Chi non è venuto è un po’ stronzo, ma tanto ormai loro sono in tour e magari torneranno presto. L’anno prossimo sarà anche il venticinquennale di Slaughter of the Soul con tanto di scaletta dedicata, quindi, per l’appunto, vedete di non fare gli stronzi e muovete il culo. (barg)

2 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    14 dicembre 2019 22:18

    Serata ottima. Deserted fear un po’ leziosi, Nifelheim invasati fuori tempo e quindi ottimi. ATG da priapismo. Mi si sta ammosciando solo ora.
    Un saluto alla redazione, abbiamo Tompa tra i nostri.
    25ennale mi sfuggiva. Son già pronto.

    Piace a 2 people

    • Indec permalink
      15 dicembre 2019 17:18

      C’ero anche io. Ero proproo accanto a voi. Bella serata. Un pò breve.

      "Mi piace"

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