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Barbara D’Urso e G.G. Allin mettono in imbarazzo il JOKER di Jared Leto

15 ottobre 2019

Leggendo la recensione di Cesare mi sono accorto che avevo già scritto più o meno le stesse cose, il che è buffo, se ripenso a come andò a finire con Dreaming Neon Black e il nostro articolo doppio. Quindi ho deciso di concentrarmi su di un altro Joker, ossia, sul penultimo che ebbi modo di vedere al cinema.

La pellicola si chiamava Suicide Squad e per le sensazioni che provai all’uscita dalla sala, il mio timore fu che l’avessero intitolato così in segno di assoluto presagio. Harley Quinn reggeva da sola quel che si poteva reggere in un film del genere, e i fan, anziché osservarne le tette notarono da subito che l’avevano cambiata di colorazione rispetto agli abiti del fumetto DC Comics. Accidenti a loro e alle seghe sulle cose sbagliate. In sostanza avrebbero potuto sviluppare Suicide Squad così: c’è Will Smith che da’ la caccia a due potenti criminali. Uno è G.G. Allin, l’altra si chiama Scat Woman, sua fedele e doppiogiochista compagna che si farà imbrattare dal primo all’ultimo minuto di girato. Con un plot del genere vai dritto a insidiare i dati al box office dell’ultimo di Tarantino. Siccome la gente adora le stesse cose che al suo tempo adorava G.G. Allin, con un film indecente come Suicide Squad gli incassi sono volati a quasi il doppio della cifra a cui ho fatto riferimento, ovvero, intorno ai 750 milioni di dollari. Joker di Todd Phillips non so se ci arriverà, e per ora si trova a circa due terzi del percorso.

Vado giusto di qualche spoiler: Joker inizia in una Roma lercia e dominata dai ratti e dall’immondizia, in cui inseguire dei ladruncoli lungo un vicolo può rivelarsi fatale. Poi si sposta in una Torino nebbiosa e totalmente in mano agli Agnelli, con un giovane e stiloso Bruce in ombra del padre Thomas, dal quale erediterà la Juventus per costruirle uno stadio di proprietà. Finisce in una situazione a cavallo tra La notte del giudizio, V per Vendetta e il terribile Cosmopolis, con gente che spacca tutto, incendia i cassonetti e distrugge le auto della polizia, ma ne approfitta anche per andare al cinema con tutta la famigliola al seguito. Mettendola così si direbbe che durerà fatica a completare l’ultimo terzo del percorso. E invece c’è Joaquin Phoenix che arriva e, come sottolineato dal buon Carrozzi, regge da solo tutto il film: non ha la forza scenica di un Heath Ledger a personaggio già definito, ma è sublime nel farci vedere come Arthur giungerà al punto. Il Joker ultimato non sarà mai il nocciolo della questione. Che poi, se siete andati a vederlo aspettandovi la risposta noir ai supereroi del cazzo che hanno alienato Martin Scorsese al punto di farlo sbottare non una, bensì due volte, avrete comunque in cambio un film sui supereroi avente molti tratti tipici di un film sui supereroi, seppur in anticipo rispetto alla loro forma conosciuta. Peripezie, sfiga che chiama sfiga, botte prese, un lavoro di merda ed una mamma alienata, la perdita del lavoro di merda, nuovamente botte e guai per la mamma alienata, al punto che riterrete il tutto un po’ forzato e artificioso. Ma non lo è, non all’interno dell’universo DC Comics, o Marvel, se personaggi e sceneggiatori fossero stati altri e il tono del film il medesimo.

Quello che mi fa godere in Joker non è il Martin Scorsese delle ultime interviste, né Joaquin Phoenix, che, in pieno ritorno a una carriera da attore che conta, è uscito con la sua auto per andare a schiantarsi contro un camion dei pompieri giusto nel weekend scorso. E non è nemmeno Robert De Niro nell’interpretare magistralmente la nostra Barbara D’Urso. È Jared Leto.

Il cantante, attore, modello, filantropo nonché rompicoglioni, si aspettava una serie di cose da Suicide Squad, un film che ha incassato bene pur facendo schifo a molti. Parlo innanzitutto di due spin-off già programmati, uno incentrato sul personaggio del Joker ed uno in compagnia di Harley Quinn, ancora una volta interpretata da Margot Robbie. I quali sono stati rimpiazzati, se ho capito bene, da Birds of Prey e da una nuova storia a titolo The Suicide Squad che registrerà la partecipazione di Idris Elba e Alice Braga, ma non la sua. Affidato a Todd Phillips e messo nelle più affidabili mani di un inaffidabile come Joaquin Phoenix, ci troviamo infine al cospetto di Joker del 2019. Non ne è uscito un capolavoro, ma un buonissimo film dai forti toni psicologici e politici e con una vena intelligentemente contemporanea. Il suo valore rispecchia probabilmente quello di Birdman con Michael Keaton o The Wrestler con Mickey Rourke, ultra premiate pellicole che, onestamente, non ho più avuto la minima voglia di rivedere oltre quelle piacevoli serate al cinema. In qualunque cosa Joker consista, è buona, e comunque l’abbia interpretato Joaquin Phoenix si tratta del ruolo che ogni attore di buon livello sognerebbe di vedersi assegnato, poiché una roba come questa ti spalanca le porte della libertà espressiva. Di un ruolo come il Joker puoi fare quasi quello che ti pare, e un attore in rovina come Joaquin Phoenix in un certo senso era perfetto – per Joker – così come Keaton e Rourke lo furono per i due titoli che ho menzionato sopra. Jared Leto no. Jared Leto è Pitti Uomo, è fotografie sul red carpet con la gnocca accanto. Jared Leto è il vip che sbrocca perché gli hanno rubato la maschera con le sue sembianze, che aveva indossato in passerella dopo essersela fatta costruire da Gucci (avvenimento reale e risalente all’incirca alla scorsa settimana). Di conseguenza Jared Leto sarà il Joker con la faccia di Marilyn Manson e le scritte da cantante trap sulla fronte, nulla per cui sforzarsi a scrivere altro, voglio sperare.

Jared Leto è il figaccione con l’animo ombroso che andava benissimo ai tempi di Requiem For A Dream, spinto ora da produzioni di mezzo mondo nel momento in cui perfino della figura di Johnny Depp inizia a non fregare più un cazzo a nessuno. È il perfetto delinquentello di Panic Room. Non è una roba di questa portata, e alla prova del nove è scomparso perfino alle spalle del personaggio di Harley Quinn. Ora Jared Leto sbrocca, e i media fanno circolare voci sulla sua riluttanza a non aver partecipato al progetto: ed è lui ad avere ragione, perché uno che fa album con i Thirty Seconds To Mars da diciassette anni difficilmente potrà comprendere o quantificare che cosa gli esce fuori da un punto di vista strettamente artistico, e se ciò possa addirittura mettere a disagio le persone. (Marco Belardi)

3 commenti leave one →
  1. vito permalink
    15 ottobre 2019 12:03

    Non ho mai incontrato nessuna ragazza a cui non piacesse Jared Leto ! Amici miei il machismo è morto e sepolto, più sei “femminile” più piaci ! Se voglio tornare a scopare devo tagliarmi sta barba di merda !

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  2. weareblind permalink
    15 ottobre 2019 21:34

    Ma il primo a sinistra è Gino Bramieri?

    Piace a 1 persona

  3. blackwolf permalink
    25 ottobre 2019 16:10

    Se ti può consolare Belardi, ogni persona con due neuroni capaci d’incontrarsi che conosco, reputa che il Joker di Leto sia una merda. A essere sinceri, quando prima che uscisse il film lessi che lo avrebbe interpretato lui, ci avrei scommesso la casa ad occhi chiusi.

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