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La finestra sul porcile: THOR – RAGNAROK

11 novembre 2017

I film sui supereroi hanno rotto il cazzo. Lo diciamo subito, così, senza mezzi termini, tanto per toglierci il dente. All’inizio la cosa sembrava divertente, ma il gioco è bello quando dura poco. Il momento in cui ci si è davvero resi conto della piega grottesca penso sia stato qualche anno fa, quando la Marvel pubblicò il programma dettagliato della ventina di film in progettazione, con tanto di date di uscita. Poi anche la DC ha deciso di smettere di fare film dignitosi e si è accodata al carrozzone coloratissimo dei rivali, con risultati peraltro molto più pietosi della controparte. La serie di Thor, comunque, è sempre stata una delle più deboli del lotto, e la causa prima secondo me è la scelta dell’attore, un bambolotto palestrato con la faccia da orsacchiotto che non farebbe paura neanche a Cooper, il mio cucciolo di yorkshire di 4 mesi che è tanto piccolo e carino ma porta una cazzimma dentro che voi neanche vi immaginate. Di qui l’impossibilità a prendere sul serio il personaggio, che in lingua originale peraltro parla con un lessico ampolloso e arcaizzante che Chris Hemsworth, essendo un cane a recitare, non riesce a rendere credibile neanche per un secondo. L’unico motivo per cui la gente continua a vedere i film di Thor, tenendo da parte le adolescenti infatuate dei possenti bicipiti del protagonista, è Loki, interpretato dall’ottimo Tom Hiddlestone, perfettamente in parte, che al confronto degli altri sembra un gigante della recitazione e che comunque riesce a essere credibilissimo sia quando fa il cattivo sia quando viene messo a fare la linea comica. In questo terzo capitolo, ambiziosamente chiamato Ragnarok (parola a cui non riesco a pensare se non interpretata dal rantolo di Johnny Hedlund), si è platealmente deciso di fare un film comico o quasi, abbandonando qualsiasi velleità epica che tanto, visti i mezzi, le idee e le persone a disposizione, ogni volta che si tentava finiva puntualmente nel grottesco.

Il film comincia quindi con Thor incatenato nel Muspellheim di fronte a Surtur, un potente demone di fuoco che minaccia di distruggere Asgard. Thor però riesce a liberarsi chiamando a sé il martello, annienta da solo l’esercito di demoni e imprigiona Surtur.

A questo punto chiama Heimdallr per risalire ad Asgard, tipo come succedeva in Star Trek, e però invece del suddetto si trova davanti Èomer che intrattiene due sgallettate nella sua sala in Himinbjorg. Si svolge un dialogo tipo questo (non sono sicuro di ricordarlo a memoria, ma credetemi: è andata più o meno così): 

Thor: “E tu chi cazzo sei?”
Èomer: “Sono Èomer
T: “Non è vero, sei Geoff Tate. Dov’è Heimdallr?”
E: “Quel traditore! Il nostro signore Odino l’ha esiliato, o lui se n’è andato, non ricordo
T: “Ma davvero? E perché?
E: “Principalmente perché è negro
T: “Ah. Effettivamente mi pareva strano che fosse un dio norreno, ma ogni volta che ne parlavo ai miei amici americani loro mi dicevano che è il 2017 e che ero un razzista bigotto e quindi non ci facevo quasi più caso
E: “In realtà è un po’ più complesso di così. Dovresti vedere chi è il comandante delle guardie
T: “Ok. Senti, ora vado da Odino, ma prima tu mi canti The Needle Lies? È la mia preferita dei Queensryche, sei un grande Geoff!
E: “Non sono chi dici che io sia. Io sono Eomer, figlio di Theoden, figlio di Thengel. Comando i Rohirrim ma nel tempo libero vengo qui a fare il provolone con le asgardiane
T: “Vabbè ciao

DON’T EVER TRUST A NEEDLE

Thor arriva quindi da Odino, che in realtà – come sappiamo dal precedente film – è Loki che ne ha assunto le sembianze. Ci avevano fatto credere che ciò avrebbe portato chissà a quale disastro, ma in realtà, invece di portare fuoco e furia su Asgard, vediamo che è tutto uguale a prima tranne un’enorme statua di Loki in stile Kim Il-Sung davanti al palazzo reale. Thor dunque, con un’astuzia che cozza decisamente con lo sguardo da babbeo dell’attore, smaschera il fratello (nota: nell’universo Marvel, Loki è il fratello di Thor, non lo zio) e gli dice andiamo a trovare nostro padre. Vanno quindi sulla Terra, nella casa di riposo dove l’aveva messo Loki (non sto scherzando), ma questa è stata demolita. Vengono quindi risucchiati nella casa di Ditocorto, interpretato da un Benedict Cumberbatch in evidente imbarazzo, che inizia un dialogo di cui non ricordo nulla ma che sarà andato più o meno in questo modo:

Thor: “Matteo!
Ditocorto: “Chi è questo Matteo?
T: “Uno di Anzio che scrive per Metal Skunk. È un ottimo blog, pieno di gente veramente simpatica, a parte un montanaro pelato che ascolta Malmsteen
D: “Sì. Senti, adesso faccio qualche giochetto di magia senza alcun senso e poi ti dico che tuo padre si trova in Norvegia, ok?
T: “Ok

ANZIO REGNA

I due fratelli si ritrovano quindi su una scogliera insieme all’anziano padre, che dice qualcosa di saggio ed evocativo e poi muore. A questo punto si apre una specie di portale e sbuca fuori Cate Blanchett vestita da Malefica, che dice di essere Hela, la dea della morte nonché figlia di Odino.

Loki: “Guarda che tu sei figlia mia
Hela: “No no, io sono figlia di Odino
L: “Mò tutti figli di Odino sono. Porta rispetto, signorina, oppure ti tolgo lo smartphone per un mese”
H: “Ti assicuro che sono figlia di Odino. Me lo ha assicurato lo sceneggiatore
L: “Lascia perdere gli sceneggiatori della Marvel, quelli scelgono le parentele premendo F4-F5. Ora torna in camera tua oppure dico al mio nerboruto fratello di darti due scapaccioni
H: “Quello è tuo nipote
L: “Ora mi hai stufato, signorinella! Thor, lanciale il martello!

Thor le lancia il martello e lei lo distrugge. Vista la malaparata, i due cercano di risalire su Asgard per scappare ma Hela li fa cadere, separati, sul pianeta di District 9.

A questo punto il film diventa un incrocio tra l’ultimo Star Wars e una puntata a caso di Futurama. Praticamente Thor si fa catturare da quattro stronzi grazie ad una rete elettrificata (lui, il dio del tuono, si fa catturare con l’elettricità) e poi finisce nelle grinfie di un’alcolizzata che gli comunica di essere appena diventato schiavo di Jeff Goldblum in versione drag queen. Il dio norreno viene quindi portato al cospetto di Goldblum.

sappi che noi non ti giudichiamo, Jeff.

Goldblum: “E questo chi è?
Alcolizzata: “Un combattente per te, mio signore
G: “Un combattente? Con questa faccia da bambacione?
A: “Ma come, signore, guardi i muscoli, la prestanza…
G: “Io a casa ho uno yorkshire che incute più timore di questo Trudino. In questo momento starà dormendo acciambellato nella sua cuccetta a forma di biscottino facendo ronf ronf dal suo adorabile tartufino, ma ti posso assicurare che anche mentre dorme emana uno spirito combattivo molto più tremendo di bellicapelli qui
A: “Mio signore, lei deve capire che io sono alta un metro e cinquanta, non è che le posso portare Brock Lesnar. E poi Brock Lesnar è brutto, chi se lo viene a vedere poi il film?
G: “Lasciamo perdere. Il mio campione deve comunque combattere contro qualcuno, spero che il pubblico non si incazzi troppo

Il campione poi si rivelerà essere Hulk. Segue una lotta furibonda tra i due, ovviamente senza una goccia di sangue – del resto in un mondo in cui è credibilissimo che Asgard sia piena di africani e giapponesi dev’essere anche plausibile che in innumerevoli combattimenti con armi da taglio non ci sia neanche una goccia di sangue – alla fine della quale i due si riconciliano e finiscono a riposarsi nella stessa stanza. Arriva quindi la tizia alcolizzata, che si rivela essere una valchiria che in passato aveva già combattuto contro Hela.

la valchiria

Thor: “Tu sei una valchiria?
Valchiria: “Certo, perché? Che c’è di strano?”
T: “Beh, oddio, non mi pari esattamente norvegese. Dove sei nata, a Porto Rico?
V: “Razzista bigotto! Non lo sai che siamo nel 2017 e le valchirie ora sono gender neutral, leggono Buzzfeed e usano l’assorbente interno? Ora lo dico alle mie amiche del collettivo femminista e finirai in mezzo a una strada a spartirti il cibo coi topi di fogna!”
T: “Per la madonna, scusa. Comunque: mi aiuti a tornare ad Asgard? Devo uccidere Hela e riprendere il controllo della situazione
V: “E come la uccidi Hela? Lanciandole peluche?
T: “Non ti preoccupare, c’è qui Hulk, che spacca
V: “Mi hai convinto. Andiamo

Comincia così una rocambolesca fuga verso Asgard, tra soldati che sembrano usciti dai Power Rangers e comicità slapstick che manco in un film di Jerry Lewis. Facendo un passo indietro, recuperiamo Hela che, arrivata ad Asgard, fa la conoscenza di Èomer.

Hela: “Geoff Tate! Grandissimo! Mi fai l’autografo?
Èomer: “Non so chi sia questo tizio… ma tu… ma tu… sei Galadriel!
H: “No, io sono Hela, figlia di Kmerr, pronipote di Knorr, quello del dado. E dai, cantami The Needle Lies
E: “Non mi riconosci? Sono Èomer! Come se la passa Aragorn? Ha ancora il feticismo delle orecchie a punta?”
H: “None. Comunque ho deciso: sei chiaramente un vigliacco senza onore che sta dalla mia parte solo per paura e che mi tradirà alla prima occasione utile, quindi sei perfetto per essere il mio braccio destro. Vieni con me, alla conquista di Asgard!

Hela sconfigge quindi l’intero esercito di Asgard e pure il capo delle guardie, che è giapponese. Per la precisione è Tadanobu Asano, è l’unico in tutto il film a saper fare a mazzate (oltre a essere uno degli attori migliori) e infatti muore dopo cinque secondi. Thor 3 è un film pieno di combattimenti orribili, e del resto se a fare a botte ci metti mister Bambacione e Cate Blanchett poi non puoi lamentarti se la gente chiude gli occhi e ripassa mentalmente la filmografia di Tony Jaa.

Così, quando Thor, Loki, Hulk e la valchiria creola arrivano su Asgard, Hela li aspetta col suo esercito demoniaco risvegliato per l’occasione insieme a Fenrir, il gigantesco lupo infernale. C’è un megacombattimento confusionario come nella migliore tradizione Marvel, concluso col risveglio di Surtur (il demone iniziale) che distrugge Asgard e uccide Hela, mentre i nostri eroi fuggono a bordo di un’astronave. Bum bum, battutine finali, e ci rivediamo al prossimo Avengers, per chi ancora non si è rotto le scatole. Ah, e ovviamente Èomer tradisce Hela alla prima occasione utile.

Il film, alla fine, è pure divertente. O quantomeno: non ha alcuna velleità, e, date le pessime premesse, almeno qualche sorriso te lo strappa. Ovviamente nessuno pensi di collegare quanto visto su schermo alla mitologia norrena, a partire dall’Asgard multietnica fino ai dettagli, tipo che il Ragnarok sarebbe più o meno l’Apocalisse in cui Thor muore uccidendo il serpente Midgardsorrmr, e non una megarissa tra fighetti con l’happy ending finale. Comunque, l’importante è sapere a cosa si sta andando incontro. (barg)

8 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    11 novembre 2017 09:36

    piu’ credibili gli amon amarth ubriachi sul palco.

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  2. weareblind permalink
    11 novembre 2017 09:53

    Ragazzi che complessità di recensione. I miei più sentiti applausi.

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  3. Cure_Eclipse permalink
    11 novembre 2017 10:47

    Credo che la svolta comica sia dovuta al sucesso di Guardiani della Galassia, con la differenza che quest’ultimo nasce per essere cazzaro, mentre Thor in teoria dovrebbe avere un’impronta seria. Fatto sta che m’è comunque passato meglio dei due precedenti. E Immigrant Song, per quanto scontatissima (the hammer of the Gods, e dai?) fa sempre la sua porca figura.

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  4. cattivone permalink
    12 novembre 2017 08:48

    Da appassionato della mitologia norrena sono sempre stato ben alla larga dal franchise di Thor, ma in generale pure di cinecomics ne vedo pochi.
    La recensione è qualcosa di favoloso.

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  5. 13 novembre 2017 07:04

    M’hai fatto morire: per me, è la recensione definitiva ^_^

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  6. sergente kabukiman permalink
    13 novembre 2017 10:17

    ti prego trainspotting fai più recensioni di film, ti paghiamo noi i biglietti, o più probabilmente te li pagherà Geoff Tate

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  7. MalaPurpleMoon permalink
    15 novembre 2017 12:44

    Applausi !! … mancavano solo gli zombies…

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