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No music for old men: gli Opeth e l’eterna sfida tra baffoni e mullet

5 ottobre 2019

Ho una serie di arretrati da recuperare ma il dato di fatto è che, appena avuto un attimo libero, mi sono fiondato sull’ultimo degli Opeth invece che su altro, e questa cosa mi ha fatto riflettere abbastanza. Prima di tutto, c’è che istintivamente non considero una perdita di tempo ascoltare il nuovo album degli Opeth. Del resto, Heritage mi era piaciuto molto, in quanto rappresentava una precisa volontà di ricalcare fedelmente gli stilemi del progressive rock, portando avanti un interessante lavoro di ricerca, senza però – e qui la ragione della mia buona disposizione nei confronti di quel disco – farsi condizionare dal proprio passato o, al contrario, lasciarsi andare a manierismi. I successivi due, invece, a mio parere difettavano in diversa misura della stessa spontaneità e fluidità che mi avevano colpito in Heritage, andando a spingersi nella direzione di una sperimentazione intesa come forzatura di un qualcosa che invece doveva filare più liscio.

In Cauda Venenum è il quarto lavoro consecutivamente orientato su questa fissazione per la musica per vecchi o invecchiata male (come sostiene qualcuno), e sul tentativo di ringiovanirla. Sono andati oltre, dunque, l’estemporanea passione per un genere e uno stile; siamo, qui, dalle parti della definizione precisa di identità. Dunque alcune domande mi sorgono spontanee.

Chi sono gli Opeth di oggi?

Per capire questo dovrebbe esserci chiaro chi fossero fino a qualche anno fa. Le lamentele dei fan ruotanti intorno al concetto di abbandono e tradimento lasciano il tempo che trovano. Il costante bailamme e l’atteggiamento da bar sul loro conto distrae dal vedere le cose con lucidità. Come avevo già detto in non ricordo quale occasione, non bisogna odiare i gruppi ma la gente, e questi Opeth sono sicuramente meno meritevoli del veleno della gente rispetto al passato, poiché hanno preso una strada ben dritta e definita. Può piacere o meno ma col nome Opeth oggi si identifica nulla di diverso da un gruppo rock.

Avrebbero fatto meglio a cambiarlo ‘sto nome?

Beh sì, cazzo.

Qual è il loro pubblico di riferimento adesso?

Non è quello dei metallari, categoria che non disprezzo, vantandomi di farne parte. Non lo è lo sbarbatello che, nove su dieci, ha avuto poco tempo e/o voglia di fare ricerca musicale per scoprire gli anni ’70 e che, per motivi anagrafici, non ha avuto modo di entrare in contatto con vecchie cariatidi che gli hanno aperto la mente sul progressive di quegli anni. Non lo è chi superficialmente considera il prog noioso, oppure elitario, oppure cervellotico, oppure intellettualoide e così via. Il loro pubblico di riferimento, però, non è nemmeno la cariatide. Al vecchio arnese col mullet, per rifarci ad una immagine tipica, può darsi anche che piaccia una cosa come In Cauda Venenum, ma di certo non è ciò che si ascolta regolarmente, non credo sia ciò in cui egli si identifica. I “proggoni” si ascoltano il vecchio progressive rock e non hanno poi tutta questa necessità di andare molto oltre. Chi resta fuori? Beh, tutto il resto, cioè la maggioranza.

Come è cambiata la percezione della band negli anni?

C’è stata la fase metal, poi quella erroneamente considerata prog che ha generato nuovi e numerosi fan non-metal ma anche sentimenti non proprio di amore in coloro che si sono sentiti traditi, infine la fase prog propriamente detta, letteralmente prog, l’attuale, che ha mandato tutti nel pallone, sia i metallari trvisti prima fase, che traditi hanno iniziato ad odiare, sia i tifosi della seconda fase divenuti in molti casi a loro volta haters. L’idea mia è che gli Opeth abbiano attualmente assunto una dimensione mainstream, una dimensione in cui chi ascolta musica sicuramente non si fa tutte le pippe mentali che ci facciamo noi, che non vive la cosa con passione e come parte della sua vita, ma che di contro ha anche meno odio da diffondere. Gli Opeth di oggi sono sicuramente un qualcosa di sdoganato, qualcosa “per tutti”.

Dove li condurrà questa identità?

Se il mio ragionamento fila, davanti hanno praterie da invadere.

Tutto ciò è da condannare?

No. In Cauda Venenum avrebbe comunque una sua “dignità artistica” pure se avessi ragione in toto rispetto a quanto sopra. Oltre a questo, ammetto che i baffoni e l’outfit vintage stanno parecchio sul cazzo anche a me, pur riconoscendo che si tratta solo di una faccia della medaglia che non dovrebbe essere condizionante (ma che purtroppo lo è perché forma è sostanza).

Che senso ha una band come gli Opeth oggi, per noi?

Secondo logica nessuno (anche se di fatto siamo qui a parlarne e molti di voi avranno già ascoltato il disco).

Alla fine, come è ‘sto disco?

Ancora abbastanza una rottura di palle quando provano ad andare oltre il concetto di semplice rock; piacevole per tutti negli altri casi. (Charles)

10 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    5 ottobre 2019 14:51

    Il pubblico di riferimento degli Opeth si può suddividere in due categorie. 1. I pischelli che in qualche modo ne hanno sentito parlare mitologicamente da qualcuno più vecchio. Ventenni che comunque hanno a che fare col metal ma lo vivono alla stregua de l’innamoramento del mese. O gente ancor più giovine che consuma discografie in una settimana, in streaming, chiaramente. Ergo è un pubblico che non puoi fidelizzare.
    2. Vecchi demmerda con la nostalgia delle zampe d’elefante ma che de prog anni 70 non capiscono un cazzo. Perché se no se limiterebbero a sentì Van der graaf generator, King Crimson, Yes e aggiungete cose random e infinitamente superiori per definizione. Ergo è un pubblico che non puoi fidelizzare, perché moriranno gonfi a breve. Vista l’età.

    Gli Opeth oggi fanno prog anni 70 e lo fanno così e così. Anzi, lo fanno prendendoti per le gonadi e stringendo sempre de più. Fino a tritarti tutto l’apparato riproduttivo e la voglia di vivere (porco dio).
    Se ne deduce che tra un lustro circa ce li ritroveremo a fare la cover band degli Opeth che furono.

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    • Andrew 'Old and Wise' permalink
      5 ottobre 2019 20:06

      Io sono uno di quei vecchi demmerda ( al netto delle zampe d’elefante, sempre odiate anche quando venivo costretto a portarle ) e proprio il metal estremo, approcciato nei primissimi anni ’90, ha ridato linfa alla miai attitudine prog, spingendomi in un nuovo mondo che poteva bemissimo vivere parallelo a quello ancora affollato da VDGG, Yes, King Crimson, Genesis, BMS, etc. , per una strana consonanza di attitudine avente a che fare con la PASSIONE, e proprio quanto sopra mi rende arduo apprezzare il new deal degli OPETH, troppo calligrafico, falsamente filologico, superficiale e sostanzialmente noioso, tranne qualcosa di Heritage e uno o due pezzi dell’ultimo. I nosdtri non fanno prog, si limitano a scimmiottarlo in certi formalismi intrisi di freddezza e strutturalismo, ma non ne veicolano la cosa principale, l’ANIMA, che talvolta poteva essere ingenua, ridondante, financo pacchiana, ma sempre ANIMA era. I compitini astrusi e glaciali in cui indulgono attualmente finiranno per stufare presto, in quanto non contengono alcunchè di indimenticabile. E, sì, fra qualche anno dovranno per forza diventare la cover band di sé stessi.

      Piace a 1 persona

      • Fanta permalink
        5 ottobre 2019 21:11

        Allora non sei vecchio demmerda. Sei solo vecchio, come me.
        Apprezzo molto quello che hai scritto.

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    • Andrew 'Old and Wise' permalink
      6 ottobre 2019 21:34

      Idem

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  2. Bacc0 permalink
    5 ottobre 2019 17:42

    Dai su, che palle ‘sto cerchiobottismo quando si deve parlare degli ultimi Opeth. È roba da ricchioni, diciamolo. Io li ho scoperti a 16 anni con morningrise, e per anni akerfeldt è stato un mio idolo ma adesso lo prenderei a cinghiate tipo Mario Brega con Verdone in Borotalco. Che è sta merda? Ma fottetevi Opeth cari, voi e le vostre tastierine da macelleria islamica

    Piace a 1 persona

    • Andrew 'Old and Wise' permalink
      5 ottobre 2019 19:53

      E finalmente uno che la dice come è giusto dirla…E le tastiere sono davvero la parte più massacrante, ad oggi…

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  3. gino permalink
    6 ottobre 2019 10:42

    ma no dai! sta volta fa cagarissimo, non si possono scrivere ste cose!
    siamo coerenti, voi siete qui a criticare sempre di tutto (e pensantemente) e ora fate gli equilibrati? ma per favore, scusate ma vi state rincoglionendo e non poco.

    sto disco è uno dei punti musicali più bassi di sempre da ogni punto di vista, non basta essere ottimi strumentisti per fare un disco sufficiente (dream theatre?), ci vuole ispirazione e almeno un minimo di coerenza, passione, sincerità (pure con se stessi).

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    • Charles permalink
      6 ottobre 2019 14:06

      Hai ragione, sarebbe stato più fico se ne avessi parlato male, no?

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      • gino permalink
        7 ottobre 2019 10:30

        beh certo, il monopolio di ciò che è fico fare lo stabilite voi di volta in volta.

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  4. Andrea permalink
    16 ottobre 2019 14:26

    a me è piaciuto.. heritage era meglio..ma m’è piaciuto cmq.. e secondo me sono sempre loro .. il prog è un modo di intendere la musica, libera da schemi preconcetti … e loro fanno un po come cazzo vogliono e quando vogliono .. ora vogliono così ..
    ah ! anch’io sono un vecchio di merda .. ho 52 anni … anzi sono più di merda degli altri ma me ne fotto e ascolto un po il cazzo che me pare ..

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