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In memoria di John Singleton (1968-2019)

2 Mag 2019

Gli Oscar 1992 videro Il Silenzio degli Innocenti trionfatore assoluto: film, regia, attore e attrice protagonisti, sceneggiatura non originale. La stessa cinquina delle meraviglie di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo; non succedeva da allora. Per la sceneggiatura originale, invece, la gara vera tra La Leggenda del Re Pescatore e Boyz n the Hood (candidato anche come miglior film), il resto tempo in prestito.

Vinse Thelma & Louise, decenni prima che il movimento Metoo fosse anche solo teorizzato, con le stesse istanze e qualche argomento in più. In finale, John Singleton rimane a bocca asciutta e per un plebiscitario Oscar tutto afro bisognerà aspettare il 2001 con robetta fiacca di cui nessuno ora sa o ha memoria. Boyz n the Hood è tra i capisaldi del cinema afroamericano di sempre: più radicale di Spike Lee, per nulla macchiettistico come invece tutti i predecessori, da Stormy Weather a Claudine a Melvin Van Peebles a dopodomani. Lancia Cuba Gooding Jr. e Ice Cube nell’iperuranio: il primo si conferma gigantesco in Codice d’Onore e soprattutto Cuba Libre – la Notte del Giudizio, gli verrà regalato un Oscar per Jerry Maguire, terrà botta un altro paio di anni poi solo merda incredibile, impossibile da razionalizzare. Ice Cube invece imbrocca ruolo e film della vita con il titanico I Trasgressori di Walter Hill, poi filmacci d’azione, poi filmacci per bambini.

John Singleton scrive e dirige il suo capolavoro personale nel 1995: L’Università dell’Odio – nel mezzo Poetic Justice, costruito intorno a Janet Jackson per lanciarne la carriera da attrice, ciarpame buonista illegale di cui nessuno si ricorda più – Higher Learning in originale. Colonna sonora superfunk del gigantesco Stanley Clarke, un cast che racchiude letteralmente gli anni ’90 fino ad allora, ne definisce i confini. Facce prese di peso da Beverly Hills 90210, come da The Program (con L’Ultimo Boyscout il miglior film sul football americano, negletto perché alcuni sbarbi morirono tentando di emulare un trick dei protagonisti ma dal vero), come dalle passerelle di alta moda e dal cinema mainstream dei tempi: da Laurence Fishburne a Busta Rhymes passando per Kristy Swanson, Jennifer Connelly, Tyra Banks, di nuovo Ice Cube, Kari Wuhrer, Bridgette Wilson post-Last Action Hero, un gigantesco Michael Rapaport nell’interpretazione che vale una carriera, c’è letteralmente chiunque deve esserci.

Il livello dello scontro raggiunge picchi fino ad allora sfiorati soltanto da Un Giorno di Ordinaria Follia, poi replicati unicamente in Tropa de Elite: l’umanità uno spettacolo farsesco, l’adolescenza il tempo in cui si cristallizzano le promesse quell’attimo prima di infrangersi contro il muro della realtà, in un ambiente protetto dove poter coltivare i propri sogni (o lasciarsi divorare da essi) e costruire le proprie individualità nel confortevole perimetro del campus, dove tutto sembra poter coesistere, prima del collasso. Guarda caso il più schizzato di tutti è bianco e metallaro, ma è un peccato veniale considerata la violenza del messaggio in un film che violento lo è davvero, ancora più impressionante quando paragonato alla calligrafica, presuntuosa, manichea visione che Spike Lee ammannisce da sempre, qui superato di svariate lunghezze quanto a furia, radicalità, brutale assenza di sovrastrutture in una messa in scena che non concede sconti né tregua.

A 25 anni John Singleton aveva aperto la finestra e si era messo a urlare, è questo il suo personale SONO INCAZZATO NERO. Tutto questo non lo accetterà più, letteralmente: Higher Learning disertato in massa da ogni pubblico (in Italia uscirà direttamente in videocassetta, tuttora non esiste altro formato), Singleton prende le adeguate contromisure e, radicalmente allo stesso modo, si consegna anima e corpo al mainstream più becero. Seguiranno filmetti e filmacci in pilota automatico innestato, coerentemente negli ultimi anni soltanto episodi di serie televisive, come ad annullare il ricordo dell’esistenza di un grande regista ben prima della sua dissoluzione fisica. Jonh Singleton è morto il 29 aprile 2019, artisticamente aveva smesso di esistere già da un tot. (Matteo Cortesi)

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  1. blackwolf permalink
    2 Mag 2019 10:59

    Bell’ articolo. Ho visto la metà dei film di cui parli, ma ammetto che I Trasgressori e l’Università dell’odio mi mancano. Recupererò. Boyz n da Hood da far vedere a tuti gli sfigatelli odierni che hanno sentito due pezzi trap e ora pensano di vivere nel ghetto. Amarissimo.

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