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Togliete quella consonante: INCULTER – Fatal Visions

1 maggio 2019

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Serie di tornanti, le curve dove il passeggero solitamente chiede di accostare e si sente male. Ripasso davanti a quello stramaledetto ristorante dove feci il pranzo della comunione e, non so perché, ma ci viene l’idea di rimanere a mangiare fuori. Proprio dove ero entrato vestito come un chierichetto? Eh no, preferisco arrangiarmi con la famosa schiacciata di Chiesanuova che ritornarmene lì! Niente da fare. Tavolo per due, antipastino e secondo, e poi ci sarebbe stato il dolce: eppure non ricordo niente di quello che presi, perché il prosciutto crudo era troppo buono. Il migliore che ho mangiato in vita mia, un grassino ai bordi che si scioglieva in bocca, il magro al centro salato come da tradizione toscana, tagliato alla perfezione. Un prosciutto crudo capace di farti dimenticare il resto del pranzo, bestiame per cui uccidere: già al primo assaggio, soffocai in gola l’imprecazione che la soddisfazione mi stava suggerendo di liberare in cielo. In pratica, il thrash metal tedesco.

L’oggetto del mio delirio di oggi sono gli Inculter, crucchi nel pensiero, norvegesi all’anagrafe. Le loro peculiarità sono due di numero, e naturalmente ve le descriverò con smisurata perizia. Numero uno, il moniker. Tolta quella fastidiosa T al centro del nome, gli Inculter farebbero i quattrini veri. Mi sto rivolgendo proprio a te, a colui che comanda lì dentro: non importa più che registriate altro, visto che ci sono già due album sui quali campare di rendita. Metti piuttosto in circolazione le magliette degli Inculer, e vediamo che succede. Le tazzine, la felpina invernale a collo alto con le renne, i completi bondage con un’unica fessura per la bocca ed una zip sul posteriore, i campioncini omaggio di vasellina da dare col vinile o qualche box-set. Date un manager scaltro a questi tizi qua, ed egli farà di loro il vostro gruppo preferito. Numero due, fanno un thrash metal semplicemente pazzesco, roba talmente banale da essere passato davanti ai suoi simili decine e decine di volte, un po’ come mi accadde con quel ristorante che aveva il prosciutto buono. Ma sono loro quelli che ti faranno cacciare l’urlaccio all’insù, gli Inculter sono quelli col grassino che si scioglie in bocca. Aggiungo sempre dalla Norvegia i Sepulcher, con cui gli Inculter casualmente condividono mezza formazione, mentre ho rivalutato al ribasso i connazionali Tokik Death, una di quelle cose che ti fanno scapocciare tantissimo sul momento, e che successivamente non rimetterai facilmente su.

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Gli Inculter di Fatal Visions è invece difficilissimo toglierli di mezzo, non sono quelli acerbi e monocorde di Persisting Devolution ed hanno compiuto un considerevole balzo in avanti nel giro di qualcosa come tre anni. Innanzitutto i suoni, ai quali ha messo mano in fase di mastering Herbrand Larsen – tastierista di lungo corso degli Enslaved – ed il risultato finale è stato eccellente. Descriverli potrebbe tirar fuori qualcosa come i primi Kreator, più i Sepultura di Schizophrenia nascosti comunque dietro a un fortissimo sentore tedesco. Il batterista è pazzesco, si chiama Daniel Tveit e la scuola è chiaramente quella di Dave Lombardo soprattutto nell’uso dei rulli: creatività, velocità esecutiva, cattiveria. Non gli manca nulla. Ma la cosa più piacevole di Fatal Visions è la sua costruzione a strati.

Non annoia mai, cita nelle chitarre Claudio Bonavita dei Necrodeath in più di un’occasione (Shepherd Of Evil passando molto vicino a Thanatoid, l’ultima traccia Through Relic Gates più da lontano), e mantiene una componente orrorifica fortissima nonché abile nel mantenere pattern, e naturalmente melodie, altamente ancorati agli anni Ottanta. Endtime Winds è il momento in cui gli Inculter ci ricordano di essere norvegesi, tenete a mente le linee melodiche e mi direte: non sembra uscita da un altro album o band, semplicemente ci sta benissimo e spezza la tracklist con una gradevole variante sul tema di brani pazzeschi come Impeding Doom.

Lontani dallo speed metal acerbo del primo disco ma mossi nella direzione giusta, gli Inculter hanno ad ogni modo un grosso problema da risolvere: troppa gente impegnata con altrettante band, fra cui aggiungo al calderone dei non-fondamentali i Cockroach Agenda. Musicisti che, seppur giovani e infatuati per il proprio lavoro, a breve dovranno scegliere dove convogliare l’impegno maggiore per non frenare i risultati derivanti. Sicuramente, questa è la realtà che mi ha maggiormente convinto, e Fatal Visions uno fra i migliori prodotti che ho ascoltato – e riascoltato a oltranza – quest’anno. Figli della Germania ottantiana che avanzano fieri; dopo i Mortal Scepter, ecco un altro nome a cui dovreste rivolgere il vostro interesse. (Marco Belardi)

4 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    1 maggio 2019 17:10

    Bella segnalazione.
    Ricambio con un’altra band thrash metal norvegese, autrice di due full. Questo, l’ultimo per adesso, è del 2012.
    Poco più di mezz’ora davvero devastante.
    https://m.youtube.com/watch?v=R-qlJQYU8Qs&t=106s

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  2. vito permalink
    1 maggio 2019 17:28

    Ultimamente grazie alle vostre segnalazioni mi sono scaricato i Church of Disgust molto cazzuti, lo farò anche con questi. A proposito in circolazione c’è un calciatore che si chiama Nkoulou, buon per lui che gioca nel Toro e non nel Cosenza.

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  3. weareblind permalink
    1 maggio 2019 19:10

    Quanta roba buona avete tutti segnalato.

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  4. 2 maggio 2019 10:35

    Vichinghi e thrash non vanno d’accordo. Da loro le cose funzionano troppo bene.

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