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DOMINE – videointervista e report (con SKELETOON e TESLA SHAMANS)

18 marzo 2019

L’ottimo gusto nel vestire di Morby, qui sul palco con gli Skeletoon – foto di Luca Bernasconi

I Domine sono il gruppo che ho visto dal vivo più volte in vita mia, credo quattordici volte in totale. Ciò che mi spinge ad andare a vederli per l’ennesima volta, arrivando peraltro al Legend alle 18.30 per la videointervista che vedete in calce, e perdendomi pure la partita di Europa League, è che dopo vent’anni non riescono a smettere di fomentarmi. In realtà la serata si sarebbe dovuta incentrare sulla presentazione del nuovo album degli Skeletoon, con il gruppo toscano come “ospite speciale”, ma Enrico Paoli e compagnia hanno fatto presto a prendersi il centro della scena.

Oggi peraltro sono reduce da una terribile intossicazione alimentare a causa della quale sono probabilmente riuscito ad evocare Yog-Sothoth nel bagno di una camera d’albergo romana e che mi impedisce, tra le altre cose, di bere birra. Quindi dopo la fine dell’intervista aspetto per oltre due ore, completamente sobrio, finché non iniziano i Tesla Shamans, gruppo piemontese dedito ad uno street metal che mi ha fatto immediatamente pensare all’Arioli e ai suoi eroici fischi di chitarra. Loro sono lanciatissimi e riescono a intrattenere il poco pubblico che si presenta all’orario di apertura cancelli; purtroppo questo non è mai stato il mio genere, ma in qualche modo i quattro convintissimi ragazzi del Piemonte mi ispirano simpatia, forse anche per l’improbabile keytar imbracciata dal cantante.

Gli Skeletoon invece sono i miei nuovi eroi. Tanto tempo fa nell’heavy metal esistevano valori come dignità, rispetto per sé stessi, senso della decenza; ci si muoveva all’interno di determinati paletti, sempre attenti a salvaguardare la propria immagine. Ad un certo punto però sono arrivati gli Helloween, hanno preso questi paletti e li hanno spostati più in là. Dopodiché sono arrivati gli Edguy, i Rhapsody, i Freedom Call e i Dragonforce, che li hanno spostati via via sempre più lontano, ai limiti estremi di ciò che in un mondo civile è considerato opportuno. Infine sono arrivati gli Skeletoon, che hanno preso quei paletti e li hanno direttamente scagliati giù nell’abisso profondo. Gli Skeletoon sconfiggeranno le forze del Male cavalcando enormi e coloratissimi tagadà che diffondono le loro canzoni mentre il cantante, dalla cabina di comando della giostra, urla in falsetto “Per voi è finita, malvagi nemici della Terra!”. Le loro canzoncine da cartoni animati travestite da power metal allegrotto e zuccheroso mi piantano un sorriso scemo in faccia per tutta l’oretta della loro esibizione, anche perché il cantante spesso smette di cantare per mettersi a fare solo acuti, tipo UAAAAA UAAAAA UAAAAAA seguendo la melodia, senza testo. La cosa riesce particolarmente bene, tanto che mette di buonumore me e quasi tutti gli altri coinvolti; dico quasi perché con me c’è anche Sara, l’autrice del disegno sulla nostra maglietta ufficiale che vedete in cima all’articolo, che già dal primo minuto sta per soffocare nell’ideale massa di zucchero filato che gli Skeletoon emettono dagli amplificatori. Fanno persino una cover di Lavatory Love Machine degli Edguy, i quali effettivamente ormai per gruppi simili sono diventati una band fondamentale come potevano essere, non so, gli Accept quando ero ragazzino io. Alla fine di tutto vado al banchetto del loro merchandising cercando un pupazzetto del cantante che se premi il tasto fa UAAAAA. Non ce l’hanno ed è un peccato, perché sarebbe il modo migliore per svoltare le giornate storte. Segnaliamo comunque che il disco che oggi presentavano, They Never Say Die, è un concept sui Goonies che prevede una quantità di ospiti tra cui Alessandro Conti, Michele Luppi e lo stesso Morby, che sale sul palco per un duetto indossando la nostra gloriosa maglietta.

Foto di Luca Bernasconi

Salgono finalmente i Domine e ovviamente lo stato d’animo cambia. Come detto sopra, è la quattordicesima volta che li vedo, e non ricordo per quanti di questi concerti abbia anche scritto un report, quindi non c’è nulla di particolarmente brillante che mi venga da dire se non che per loro il tempo sembra non scorrere mai. La cosa migliore è che sono loro i primi a divertirsi, e si vede. Sembrano un tranquillo gruppetto di amici toscani che suonano al pub sotto casa nel dopolavoro, con la piccola particolarità però di essere il miglior gruppo epic metal mai uscito dai confini nazionali. Morby ripete per l’ennesima volta una di quelle prestazioni vocali mostruose per le quali è da sempre famoso, mentre il gruppo è compatto, rodato e fila dritto come un treno, ripescando addirittura Horn of Fate che non suonavano dal vivo da una dozzina d’anni. La scaletta è piena di classiconi: Dragonlord, The Fall of the Spiral Tower, The Hurricane Master, True Believer e via dicendo. Lascio dunque la parola ad Enrico Paoli e Riccardo Iacono che rispondono nel video qui sotto; per tutto il resto spero che la prossima volta che passeranno dalle vostre parti voi ci pensiate bene prima di perderveli. (barg)

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