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LORDS OF CHAOS: il film sul metal a cadenza decennale

4 marzo 2019

(Probabilmente non avremmo dovuto, ma alla fine noi tutti abbiamo guardato Lords of Chaos – e molti di noi si sono sentiti in dovere di parlarne. La presente è dunque solo una delle sei recensioni che pubblicheremo nel giro di pochi giorni, ndbarg)

Negli anni ’80 c’è stato Morte a 33 giri, soprattutto glam metal alla vigliacca, un’immaginaria rockstar di nome Sammi Curr, Gene Simmons nella parte del dj buono e Ozzy Osbourne a prendersi in giro nei panni di un reverendo che stigmatizza la musica del demonio. Nei ’90 Airheads – Una banda da lanciare, qui i metallari erano tre dementi, comparsata di Lemmy, colonna sonora più che rispettabile. Poi dispersione, giusto Hesher nel 2010, na robetta inerte da proiezione pomeridiana al Sundance, comprensibilmente ignorata nel resto del mondo. Lords of Chaos oggi. Il FILM SUL METAL si ripresenta a cadenza decennale, sempre uguale a sé stesso nei toni, nella narrazione, nella forma, nei cliché. Tutto cambia, tutto resta uguale. Per ricordarci che siamo vivi, per ricordarci che non siamo ciechi in questo gigantesco buco nero, come diceva Mike Patton. A datare la nostra permanenza su questo pianeta, a fare i conti con lo scorrere del tempo. Fedele nei secoli, il pubblico a cui si rivolge è ben specifico: per quei pochi a cui importa, significa qualcosa al punto di prendere posizione, di schierarsi, come a un corteo, come a una nuova elezione. Incomprensibile, farsesca spazzatura per tutti gli altri (se c’è chi si prende la briga di dare un’occhiata; altrimenti indifferenza). Lords of Chaos, che dall’omonimo libro prende solamente il titolo, è l’occasione per mettere le cose in prospettiva adesso. Eliminando ogni possibile sovrastruttura maturata negli anni: parte da una serie di fatti di cronaca nera avvenuti lontano quando andavo alle elementari, delitti per futili motivi con qualche chiesa bruciata nel mezzo. Loro l’equivalente nordeuropeo di Pietro Maso, di Erika e Omar, il prototipo delle Bestie di Satana da noi ma con del talento. Sta qui la sola differenza: al contrario di qualsiasi altro adolescente omicida nostrano, questi facevano anche musica che mi piaceva, che a decenni di distanza continuo ad ascoltare con gran gusto. È tutto qui, non c’è davvero altro.

Prima ancora di una street credibility del tutto pretestuosa e tangenziale a essere buoni – ha suonato sette secondi in un gruppo metal, è scandinavo, fine dei punti di contatto – Jonas Åkerlund ha imparato molto presto a padroneggiare il mezzo, tanto bene da veicolare uno sguardo riconoscibile all’istante. Come ampiamente dimostrato nel corso di decenni di videoclip inquietanti per usare un eufemismo, sempre formalmente ineccepibili, in grado di rendere un marciume glaciale fin nei più grafici particolari mantenendo il controllo completo della situazione (Try try try, Smashing Pumpkins; più di ogni altro Come Undone, Robbie Williams), nel mezzo un bel droga movie (Spun, 2002) con tutte le facce giuste e Billy Corgan che rifà gli Iron Maiden in acustico nella colonna sonora.

Anni fa avrei ucciso (beh, si fa per dire) per vedere un film del genere; oggi penso a chi potrà arrivare Lords of Chaos e so di non avere niente a che spartire con nessuno di loro (chiunque siano, “loro”). I gruppi che significavano qualcosa per me si sono sciolti o sono diventati qualcosa di inconcepibile/impresentabile; i dischi sono rimasti, sempre gli stessi. Posso pure ascoltare roba nuova, quasi mai mi dice qualcosa, per questo quasi sempre evito. Da regazzino ero convinto che in Scandinavia si conoscessero tutti e suonassero tutti in qualche gruppo metal, non esistesse altro genere a parte il metal etc. Non è cosi, naturalmente; scoprirlo non è che mi abbia migliorato l’esistenza, direi piuttosto il contrario. A una maggiore consapevolezza quasi mai corrisponde una migliore qualità della vita. In alcuni dei cliché messi in scena in Lords of Chaos mi sono ritrovato, in altri per niente, è lo scorrere del tempo. Avrei reagito allo stesso modo 20 anni fa? Come viene rappresentato Burzum mi avrebbe infastidito? Il fatto che Snorre sia praticamente identico al personaggio reale sarebbe bastato a compensare? Quesiti destinati a rimanere insoluti: oggi della precisione me ne strafrego – precisione rispetto a cosa poi? La faccenda l’ho imparata di quarta, quinta, sedicesima mano da interviste e “ricostruzioni” attraverso riviste metal in anni in cui senza internet chiunque poteva sostenere la più strampalata delle teorie senza verifica né contraddittorio; tante campane, probabilmente nessuna delle quali lontanamente attendibile.

Lords of Chaos funziona come decente prodotto di intrattenimento anche se non cogliessi manco mezzo dei riferimenti (musicali, iconografici); scorre liscio riservando la gag migliore (anche perché l’unica) a due minuti dalla fine, non annoia, fa il suo, resta nel suo. Non calca la mano, non glorifica, non prende le difese, non condanna. Lo sguardo è asettico, nessuna nostalgia, nessuna pietà. Considerando che mai avrei pensato di vederlo e assai difficilmente lo rivedrò mai, per me è più che sufficiente come film sul metal per questo decennio. Fino al prossimo (forse… c’è sempre l’incognita della falce). (Matteo Cortesi)

9 commenti leave one →
  1. 4 marzo 2019 11:21

    Hesher era un film sul metal?

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    • 8 marzo 2019 17:47

      Non in senso stretto, ma il protagonista è un metallaro di provincia che si comporta esattamente come un metallaro di provincia

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  2. El Baluba permalink
    4 marzo 2019 11:24

    scusate su quale sito di streaming è a disposizione il film? Prime, Chili o che so io? Pensavo inizialmente di non vederlo affatto, però varie cose lette in rete mi han fatto cambiare idea. E poi come avete scritto qui, è un film sul metal e siccome di robbe del genere ce ne sono pochissimi, le mie due ore di attenzione e tempo libero vorrei spenderle.

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  3. Daniele Cariboni permalink
    4 marzo 2019 11:58

    Non l’ho visto e non so se lo vedrò, però fra i titoli sul metal da segnalare secondo me c’è Metalhead (https://www.imdb.com/title/tt2374902/) che, lungi dall’essere un capolavoro, qualcosa da dire ce l’aveva.
    Oppure, per buttarla in caciara e stereotipi da birra e popcorn, come non dare una possibilità a Deathgasm?

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  4. 4 marzo 2019 15:14

    Effettivamente Akerlund negli ultimi tempi viene sempre spacciato come “il batterista dei Bathory” quando in realtà con Quorthon si saranno semplicemente fatti due birre in cantina…

    A chi può interessare, c’è anche un film finlandese, abbastanza recente, che si chiama Heavy Trip. Soliti stereotipi, soliti personaggi, ma si lascia guardare con simpatia.

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  5. pepato permalink
    7 marzo 2019 21:36

    Da citare anche Rock Star, il film del 2001 con Mark Whalberg basato molto alla lontana sulla storia di Tim Ripper Owens e di come il cantante di una cover band viene ingaggiato dai suoi idoli. Il film è una minchiata, ambientato in un mondo di hair metal più che di heavy metal, ma ci recitano Zakk Wylde, Jason Bonham, Miles Kennedy e due tizi di Slaughter e Dokken. Preso con leggerezza, è abbastanza divertente su come espone tutti i cliché della vita da rock star, e ha il pregio che gli attori sono tutti musicisti che eseguono dal vero le musiche del film.

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    • 8 marzo 2019 16:47

      Anche se le canzoni non c’entrano nulla col metal anni Ottanta, nonostante il film sia ambientato proprio in quel periodo.

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