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Il trittico del disagio: Cripple Bastards, Hobos, Kappa-O

16 febbraio 2019

 

La mia situazione attuale è più o meno questa: non scrivo qualcosa per Metal Skunk da tanto tempo, come sempre. Ho in arretrato diversi pezzi: la recensione dell’ultimo Cripple Bastards esattamente dalla data della sua uscita, quindi diversi mesi fa, poi un altro pezzo in cui avrei voluto riprendere la tanto vituperata recensione dell’odiato Carrozzi dell’album dei Nevermore per imbastirci su tutto un discorso/sega mentale che non finiva più ed infine avrei voluto parlare di un disco – tra l’altro non metal – uscito di recente che mi è piaciuto. Oltre a questi citati, credo ce ne siano diversi altri. Dove sono? Nella mia testa. Magari mentre sono sul lavoro mi viene in mente qualcosa e mi dico, tipo, “cazzo, potrei parlare di questo, magari in questo modo”, ma poi, quando torno a casa, sono talmente stanco/scazzato che mi butto sul letto e mi metto a cazzeggiare cercando di staccare senza pensare a niente, magari con Persecution Mania sparato a 12.000.

In questo preciso istante sono appena rientrato dal lavoro e vorrei fare esattamente quanto descritto qualche riga fa, ma c’è un “però” che me lo impedisce. Anzi, direi più di uno. Il primo è una sorta di senso di colpa, perché, come ho già specificato poco fa, non scrivo niente da molto, troppo tempo. Il secondo, strettamente collegato al primo, è che ogni tanto sia Roberto che Ciccio (soprattutto) mi dicono “Oh ma la recensione dell’ultimo Cripple Bastards? Non avevi detto che l’avresti fatta tu?”… La risposta è sì, cazzo, alla sua uscita avevo detto che l’avrei fatta io, ma non l’ho ancora fatta. Il terzo, in un certo senso trasversale rispetto ai primi due, è particolare. Essendo pervaso dal senso di colpa di cui sopra, oltre a voler scrivere quanto promesso, vorrei che il pezzo fosse mediamente lungo (per compensare in qualche modo la mia assenza) e, soprattutto, almeno decente. Per il primo aspetto penso di potermi attrezzare in qualche modo, ma per quanto concerne il secondo so già che fallirò miseramente. Come dicevo, sono in piena fase post-giornata di lavoro, non vorrei fare un cazzo di niente se non la pratica descritta sopra, ed in questo momento provo soltanto un odio incommensurabile per la razza umana (più del normale, il che non è poco). Insomma: più che rilassato, come sono di solito quando mi svacco la sera a casa, mi sento quasi a disagio, ma a ‘sto giro non è proprio un male, perché in un certo senso il disagio senso sarà un po’ il filo conduttore di ciò che sto parlando e, soprattutto, di ciò che sto per descrivervi. So già che questo pezzo sarà un cacatone, ma tanto oltre la metà di voi avrà già interrotto la lettura da molto e probabilmente i pochi rimasti a leggere fino a questo punto non arriveranno alla fine, quindi vaffanculo. C’è un altro “però” oltre a questi, ma ci arriveremo dopo. Questo mappazzone è un po’ un compendio della roba che negli ultimi mesi avrei voluto scrivere, ma impostata di merda e scritta peggio ed il perché lo sapete già. 

Seguo i CRIPPLE BASTARDS da circa vent’anni. All’epoca avevano un solo full lenght all’attivo, Your Lies in Check, più credo un EP e diversi split. Non un brutto disco, ma davvero niente di particolare, soprattutto per l’epoca. Le cose cambiarono radicalmente nel 2000: Misantropo a senso unico. Un olocausto nucleare in musica. Lo dico chiaro e senza giri di parole: quello è il miglior disco estremo mai uscito dall’Italia. Ciò che è venuto prima non solo non è nemmeno paragonabile, ma in molto casi era semplicemente ridicolo. Ciò che è venuto dopo, invece, spesso si è dovuto confrontare con quell’album, uscendone ovviamente con le ossa frantumate. E questo vale anche per gli stessi Cripple Bastards: tutti i loro lavori successivi, per quanto validi, non hanno mai raggiunto quei livelli. I testi di quel disco meriterebbero un capitolo a parte: un concentrato di odio, disprezzo, rabbia giovanile e nichilismo da far impallidire chiunque. Da allora sono passati diciannove anni. I Cripple Bastards sono cambiati molto da allora. Sono una realtà internazionale consolidata, influenza e punto di riferimento per un intero genere. Vabbè, mi sto dilungando. Arriviamo all’ultimo lavoro, La fine cresce da dentro. Il suono “pulito” ormai è un marchio di fabbrica degli odierni Cripple Bastards e ci sta. Mi è piaciuto molto e penso sia il migliore dai tempi di Desperately insensitive. E poi, oh, a distanza di svariati lustri il filo conduttore è sempre quello, appunto: il disagio. Disagio di stare al mondo, in una società come questa, condividendo l’ossigeno con i subumani che si vestono come i tronisti e pagano per fare le foto con quello scarto biologico di fabrizio corona nei locali. Potrei parlare per ore dei Cripple Bastards e forse un giorno lo farò, ma non adesso. Il grande silenzio.

Se vi dicessi che c’è un rapper italiano che incarna perfettamente lo spirito dei Cripple Bastards ci credereste? Se conoscete un minimo il genere, ovviamente sì. Se pensate che il rap sia fedez, chiaramente no (coglioni). Sto parlando di KAPPA-O VS L’UNIVERSO,il disco solista di KAPPA-O della Hard Squat Crew, uscito circa un mese fa. Questo tizio ha due peculiarità: musicalmente è rimasto fermo agli anni Novanta ed ha addosso un mal di vivere davvero senza pari. Dodici tracce per circa quaranta minuti di durata totale. Schiaffi, calci e pugni ed odio per qualunque cosa si muova, citazioni filmesche e musicali da paura (che ovviamente non vi rivelo, perché lo dovete ascoltare), copertina e titolo con forti richiami all’universo di He-Man e dei Masters, bestemmie, Street Fighter 2, nichilismo, autolesionismo, offese a chiunque. Un cazzo di buco nero catartico che ti risucchia completamente e poi ti sputa come una puttana da quattro soldi, rimettendoti per qualche tempo paradossalmente in pace con il mondo. L’intero album è stato messo in streaming su youtube da lui stesso e ve lo lascio qui sotto. Fate voi.

Il terzo ed ultimo disco di cui parlerò è il “però” che ho lasciato in sospeso qui sopra da qualche parte. La genesi è questa: Roberto ci dice che è uscito il nuovo album degli HOBOS, Nell’era Dell’Apparenza. Io dico che li conosco ed è vero: sono un gruppo italiano e diversi anni fa avevo sentito della roba loro. Mi chiede se mi va di parlarne. Sinceramente non mi va troppo. Voglio dire: li ho sentiti tipo 4 o 5 anni fa e da quel che ricordo erano carini, ma niente di particolare. Cioè, nel senso, ma chi cazzo se ne fotte, no? Però io ho sempre il senso di colpa di cui sopra e quindi gli dico di sì, pentendomene dopo dieci secondi. L’odioso Bargone, che mi conosce – impietosi conti alla mano – da quasi vent’anni, mi ha anche detto che sarebbe, come dire, preferibile evitare di liquidare il tutto con due parole. Questa volta non ho timore di dire che non avevo capito un cazzo, perché il disco è davvero molto figo. E’ uscito credo tra gennaio e febbraio di quest’anno, quindi praticamente adesso, per la Spikerot. In venticinque minuti questi soggetti prendono Entombed (sia dei primi due album che era Wolverine Blues/Uprising), Motorhead, Zeke, Accused ed Hellacopters, li frullano e te li sbattono in faccia sotto forma di poltiglia marrone/giallastra tipo diarrea. Finito l’ascolto ripremere play è inevitabile. Tra l’altro avevo letto su merdbook che di recente gli hanno rubato gli strumenti dopo un concerto e mi sa che c’è in atto una raccolta fondi per dargli una mano a ricomprare tutto o qualcosa del genere. Se volete aiutarli, leggete qui. Se invece volete aiutare voi stessi ad evitare di fare una strage domani mattina appena svegli, sparatevi Nell’Era Dell’Apparenza adesso.

Della faccenda Nevermore-Carrozzi di cui avevo fatto accenno all’inizio probabilmente parlerò in un altro momento. Non so se questa roba sia venuta lunga o corta, ma sono sicuro che faccia schifo al cazzo. Adesso invio questa merdata e poi mi spalmo sul letto sorseggiando del mirto sardo che mi hanno regalato. Sull’etichetta c’è scritto così: Mirtus – Liquore di Mirto di Sardegna. Produzione Artigianale. Lo stabilimento si trova a Donori in provincia di Cagliari. Se lo trovate in giro, prendetelo ad occhi chiusi e brindate alla mia morte, perché spacca davvero. Tipi della Mirtus, vi ho fatto pubblicità gratuita. Inviatemi qualche cassa del vostro prodotto, no? (Il Messicano)

One Comment leave one →
  1. blackwolf permalink
    17 febbraio 2019 16:41

    Minchia Messicano che scazzo che traspariva da questa recensione.. Meno rancore del solito e tanto scazzo.. Cazzo Kappa O è la cosa che ho ascoltato di più nell’ultimo anno della mia vita.. Se lo conosci da tempo inutile che te ne parlo, ma se lo hai appena conosciuto oltre ad ascoltarti la roba che ha fatto anche coi suoi soci tipo Hard squat unchained o l’album con Virux Senza esclusione di colpi(ma hanno anche altri album, sono in girò da un po’ e hanno una discografia abbastanza corposa), devi sentirti assolutamente Kappa O vs De André. Davvero un toccasana per l’anima… Lo zenit del malessere (per citare quell’ottimista di Kaos) dell’animo umano.. E poi sentiti caricato sul loro canale l’album di un suo compagno di crew di nome Zeto, che si intitola Massacro Blues. Strumentali hardcore punk e metal, atmosfere cupissime, odio, nichilismo misantropia, malessere e tanto schifo per il creato.. Qualsiasi cosa sul loro canale è una badilata sui denti.. Kappa O è il più cancerogeno di tutti, ma il livello è comunque altissimo..

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