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CRIPPLE BASTARDS – Nero in metastasi (Relapse)

6 marzo 2014

cripple_bastards_nero_in_metastasiTornano i veterani del grindcore italico. L’attesa era alta, perché di fatto la band capitanata dal controverso (aggettivo abusato in ogni recensione inerente ai Cripple Bastards ma efficace alla luce degli strali che il cantante ha ricevuto nel corso della sua carriera da diverse categorie umane) Giulio the bastard non ha mai sbagliato un colpo. Gli argomenti ricorrenti della discografia sono sempre stati misantropia, nichilismo, odio cieco, voglia di rivalsa indomabile e tutte quegli altri sentimenti che contribuiscono a una morte prematura per infarto. E la morte per malattia, come si evince già dal titolo, sembra essere il tema portante del nuovo Nero in Metastasi, uscito per Relapse a quattro anni di distanza dall’album di cover Frammenti di vita. Ma, attenzione, non siamo al cospetto di un disco dalle tematiche gore, per niente in linea con la storia dei CB: la malattia in questo full length è allegoria del carattere putrescente delle relazioni sociali. Mi viene in mente una citazione di un film purtroppo sputtanatissimo da orde di teenagers con crisi ormonali: “La nostra Grande Guerra è quella spirituale, la nostra Grande Depressione è la nostra vita”. Bene, questa è la prospettiva che ho sempre avuto in mente leggendo le liriche di Giulio the bastard: in uno stile di scrittura molto personale, a tratti ermetico e indecifrabile, emergono tutto il disgusto per l’ipocrisia e la falsità con cui ci si scontra relazionandosi con l’altro da sé, il dato di fatto che la comprensione altrui per le proprie debolezze nasconda sempre fregature, la consapevolezza che si è soli al mondo fino alla fine dei propri giorni (concetto qua ribadito in Occhi trapiantati: ” la realtà interiore è altrove / siamo cambiati per una mano che non ha avuto pietà / sorvolato ogni rimorso come gabbiani spinti al largo / con la certezza di morire soli”). Nei Cripple Bastards non c’è mai stata possibilità di redenzione, solo la voglia di schifare tutto e avere la dignità di guardarsi allo specchio. Fino al giorno in cui questa grottesca esistenza cesserà, solo la forza di reagire tirando dritto per la propria strada senza indugiare nel conforto del contatto altrui, mai sincero e sempre interessato. In questo album, se possibile, le capacità liriche di Giulio si sono ulteriormente affinate. L’idea stessa di un concept in cui la terminologia clinica (titoli come “Malato Terminale” e “Soggetto Leucemico” o “Promo-parassita”) sia usata per descrivere condizioni di malessere esistenziale o marcescenza sociale è interessantissimo; i versi restano, comunque, sempre aperti all’interpretazione dell’ascoltatore, grazie allo stile di scrittura a cui accennavo poco fa.

I testi si sposano perfettamente con la scelte stilistiche di carattere musicale: Nero in Metastasi, complice anche la produzione avvenuta nell’eccelso studio Fredman (dove è stato registrato Slaughter of the soul, per fare solo un nome), prosegue e affina il discorso intrapreso dai Cripple Bastards negli ultimi anni, alla ricerca di un mood più oscuro e inquietante rispetto all’essenza più “core” dei primi dischi. La base grind è rimasta intatta, in quanto è il brodo musicale/culturale in cui la band si è formata, ma se dovessi trovare dei riferimenti più diretti, direi il black thrash dei Necrodeath di Into the Macabre e Fragments of Insanity, con quella tipica alternanza di riff slayeriani rallentati periodo South of Heaven, arpeggi sinistri e sfuriate velocissime. Si sente anche un’importanza influenza svedese, penso ai riff di Nemico a Terra, un po’ Entombed un po’ addirittura primi The Haunted.

Una convinzione e una motivazione mostruose hanno condotto i Cripple Bastards tra i nomi dell’Olimpo estremo di sempre. Poche band in questo genere hanno indagato con analoga profondità e brutale sincerità gli abissi dell’animo umano, in chiave così poetica anche negli episodi musicali apparentemente più diretti. Noi possiamo ripagarli della catarsi che ci hanno donato in più di un momento solo acquistando questo ennesimo must per chi mastica il nero della vita e supportandoli dal vivo.

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