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GEHENNAH – Too Loud To Live, Too Drunk To Die

18 novembre 2016

gehennah-album-coverLa musica dei Gehennah ha il lezzo di una chiazza di vomito in via di incrostazione su un pavimento altrui, ha il sapore della bile in gola dopo una sbronza a stomaco vuoto, ha il suono di una goffa rissa a sediate tra gli avventori ubriachi dell’unico pub di uno sperduto villaggio di buzzurri dove gli unici passatempi sono, per l’appunto, bere e malmenarsi. Nati come una cover band dei Venom, gli svedesi infilarono tra il ’95 e il ’97 la devastante tripletta costituita da Hardrocker, King Of The Sidewalk e Decibel Rebel, uno più etilico e ignorante dell’altro. Subito dopo sparirono nel nulla, probabilmente in una clinica per rimettere in sesto il fegato, e l’aura di culto non fece che aumentare esponenzialmente. Perché per voi magari saranno il classico gruppazzo cafone che copia un riff ai Motorhead e l’altro ai Raven shakerandoli con una generosa dosa di punk, per me sono decisamente qualcosa di più: la quintessenza di quell’attitudine chiassosa e sbracata e di quell’estetica fatta di elogio della deboscia e satanismo da supermarket che a metà anni ’90 resero la Osmose baluardo di buon gusto per tutti gli aficionados dal palato fino. È sempre giusto ricordare, a tale proposito, che all’epoca questi album si beccavano sulle riviste al massimo una sufficienza stiracchiata. Erano gli anni della contaminazione e delle grandi sperimentazioni; non erano poi moltissimi a voler ascoltare quattro alcolizzati i cui (meravigliosi) testi parlavano di laceranti hangover, prostitute di bassa lega, vandalismo gratuito e insensati tafferugli con altri gentiluomini lor pari.

Eppure non furono in pochi a innamorarsi di loro. Me ne resi conto nel febbraio dello scorso anno, quando il gruppo, riformato e con un nuovo ep in giro (Metal Police), partì in tour e fece tappa a Roma. Fu bellissimo. Tutti ubriachi marci, tutti lerci, con un dresscode che prevedeva jeans strappati, giacchetta con le toppe e maglie di oscuri gruppi speed mitteleuropei degli anni’80. Tutti a sbraitare i ritornelli sotto il palco, con Mr. Violence quasi incredulo. C’era gente venuta apposta dalla Romania. Gente venuta dalla Grecia. Pochi giorni fa, durante una trasferta in Polonia, scoprii addirittura che esisteva un tribute album dedicato ai Gehennah. Assodato di non essere poi così solo in questa mia fissazione, alzo così un bottiglione di plastica da due litri di birra balcanica all’uscita di Too Loud To Live, Too Drunk To Die, con il quale i nostri quattro beoni (è cambiato solo un membro, con l’arrivo al basso di tale Charley Knuckleduster) danno finalmente un seguito a Decibel Rebel dopo diciannove interminabili anni.

gehennah-band

Non è cambiato quasi niente, giusto i suoni sono più precisi e puliti (sigh) e i pezzi più compatti e ficcanti. Peraltro dal vivo oggi suonano così: sono svedesi, in fondo. Ecco, forse l’unico neo, oltre alla produzione, è che nel frattempo i ragazzi hanno imparato a suonare e qua e là (Gehennah will destroy your life) c’è pure qualche accenno di melodia, controbilanciato da una vena hardcore trucida alla Anti-Seen che in passato era stato meno presente. Del resto, oggi escono su Metal Blade, mica su Osmose. Il primo pezzo, Still The Elite, mi fa comunque sentire subito a casa: basso distortissimo, chitarre sferraglianti, batteria pestona e voce che rantola le solite, meravigliose liriche. Perché i Gehennah si amano anche a partire dai testi, un po’ come i Cripple Bastards. Tra le nuove perle da segnalare, al proposito, brillano We Stole Your Song (We listened to your sound and liked some of the riffs/ Your chorus sucked but the rest got on our list/ The lyrics were awful except for a line or two/ The solo was not great but I guess it will do) o la commovente Scumbag (Waking up on the couch with empty beer cans everywhere/ My place haven’t been cleaned in years but I’m too lazy to care/ I usually spend my days walking around in my underwear/ Only talk to my neighbors when they got change to spare), sorta di autodenuncia delle degenerazioni sociali causate dal fin troppo generoso welfare scandinavo. Se siete già fan dei Gehennah, non avrete certo avuto bisogno di un mio articolo per procurarvi Too Loud To Live, Too Drunk To Die. Se non li avete mai sentiti, è ora di rimediare: approfittate dell’influenza stagionale per barricarvi in casa con qualche bottiglia di whisky scadente e recuperare la loro discografia. Se dopo alcuni giorni (trascorsi rigorosamente senza lavarvi), starete buttando i vostri dischi degli Opeth dalla finestra ululando, ruttando e facendo l’elicottero col pisello davanti ai vicini sbigottiti, vorrà dire che vi ho consigliato bene. (Ciccio Russo)

6 commenti leave one →
  1. sergente kabukiman permalink
    18 novembre 2016 11:28

    mentre tutto il mondo impazzisce per il 450 video pubblicati dai metallica, voi ve ne uscite con un articolo sui gehennah. ecco perchè siete il blog musicale migliore della storia.

    Liked by 2 people

  2. 18 novembre 2016 11:52

    Cazzo i Gehennah della gloriosa Osmose! Questa è la GENTE da far conoscere ed idolatrare alle nuove generazioni di metallari per farne nuove degenerazioni di metallari!

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  3. blackwolf permalink
    18 novembre 2016 16:23

    fantastico Ciccio Russo. “ruttando e facendo l’elicottero con il pisello, davanti ai vostri vicini sbigottiti, vi ho consigliato bene.” Hai fatto la mia giornata. davvero. P.s. è da 2 anni che vi leggo, oggi ho deciso di scrivere per la prima volta. Grazie a tutti i ragazzi della redazione, per i 2 anni di compagnia, ottime recensioni, risate e dischi fantastici che mi avete fatto scoprire.

    Liked by 3 people

  4. Ranx permalink
    21 novembre 2016 14:11

    “Le divine ignoranze dello spirito” come diceva Barbey d’Aurevilly. Musica d’altri tempi e un’attitudine commovente. Questo finisce dritto nella mia playlist di fine anno.

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