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La finestra sul porcile: GLASS

5 febbraio 2019

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Marco Belardi: Avete visto Split di M. Night Shyamalan? Era un film molto caruccio con un finale tra l’imbarazzante e l’inaccettabile, che faceva presagire non sarebbe finita nel più ortodosso dei modi. Il regista indiano aveva in mente di ricollegarsi al bellissimo Unbreakable in più tratti di quel film, ma relegò il tutto alla scena conclusiva in cui si infilava in mezzo – e senza la consueta prepotenza – tale Bruce Willis. Adesso e in pieno stile Marvel, fa un film in cui butta nel mezzo tutti e tre i personaggi principali, dando quindi un seguito sia alla celebre pellicola uscita una ventina d’anni fa, sia al più recente Split. Il risultato non è catastrofico, non è ammirevole, ma sta paurosamente nel mezzo perché Glass vi farà pensare di trovarvi al cospetto di un buon film, e cinque minuti dopo vorreste avere in mano uno di quei coltelli da bistecca per scannarci tutte quante le poltrone del multisala. Tuttavia e tutto sommato, il risultato complessivo è comunque sufficiente.

In pratica c’è Bruce Willis, alias David Dunn, che gira per la città picchiando bulli desiderosi di diventare celebrità del web tramite le loro idee da mentecatti. Sempre in zona c’è il bravissimo James McAvoy, alias Kevin Crumb, il cui fisico lo fa sembrare realmente gonfiato con un compressore, che persevera nella propria opera di stordimento, rapimento e supercazzola a gruppetti di teenager che non riescono a capire chi di preciso hanno davanti, fino a che non verranno ammazzati dal medesimo una volta impersonificatosi ne La bestia. Quest’ultima corrisponde ad una delle sue personalità, e mi pare siano ventiquattro in tutto. Lo scontro fra i due titani è inevitabile, e finiranno perculati dalle autorità locali come due sfascia-ATM, ed in ultimo luogo detenuti all’interno di un penitenziario di massima sicurezza per ritardati cronici con manie di grandezza varie. Non vi spoilererò altro, ma naturalmente dovrete aspettarvi da un film di M. Night Shyamalan come questo gli stessi tratti distintivi che avevano caratterizzato e contraddistinto The Village e molte altre sue pellicole: fra questi sarà naturalmente presente il sorpresone finale, ovvero quello che ha in parte rovinato lo stesso The Village, così come Split.

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Da sinistra verso destra: Varg Vikernes, Manuel Gagneux degli Zeal & Ardor, e un lettore alle prese con il pezzo di Carrozzi sui Nevermore

Una volta all’interno del penitenziario, il buono e il cattivo incontreranno il brutto villain di Unbreakable, Samuel L. Jackson alias Elijah J. Price, alias vi scoccia se giriamo subito le mie scene, che quest’anno sono sotto contratto per un’ottantina di altri film? Ha una capigliatura orrenda che lo fa sembrare una sorta di Jules Winnfield venti matrimoni dopo, ma lo adoro lo stesso tranne quando prende a monologare senza un preciso perchè.

Una volta all’interno del penitenziario – in cui non è tuttavia presente Devin Townsend  – saranno naturalmente cazzi amari.

Principalmente per voi, non fraintendetemi. Quello che scopriranno là dentro è che il tutto è supervisionato da una rompipalle saccente che non capirà una sega per tutto il film, indirizzandolo dalle parti dei supereroi che ci permettono di analizzare la loro vera natura di eroi nerd sottomessi alla malvagità umana, tema già affrontato e affrontato ancora, ma qui assolutamente di un valore portante. Inoltre, l’edificio è reso sicuro da apparecchiature la cui tecnologia ed efficacia, sono volte al totale controllo degli individui internati. Tuttavia, gli addetti alla sicurezza sono due di numero e corrispondono ad un paio di clamorosi inetti, che oltre a farsi soggiogare mentalmente dai reclusi durante ogni perlustrazione di routine, si danno il cambio di turno lasciando la sala monitor scoperta per alcuni minuti, i quali si riveleranno un’eternità.

Per rincarare la dose, la solida porta che si affaccia alla cella di David Dunn è posizionata esattamente di fronte a quella relativa al così chiamiamolo alloggio di Kevin Crumb, il che è voluto e funge da innesco alle loro incazzature o espressioni facciali sick, ma va in barba e in culo ad ogni basilare normativa di sicurezza che dovrebbe preservare l’integrità di un luogo come quello in cui si ambienta buona parte della storyline. M. Night Shyamalan controlla il tutto molto bene nonostante le compromettenti premesse, e ci sono le sue lente zoommate già ammirate in E venne il giorno, come le riprese grandangolari che ci trasformano in reali spettatori degli scontri fisici, anziché puntare su di una banale e frenetica regia da videoclip in cui tutto quanto balla e – palle incluse – vibra. Cosa non da poco, i tempi non sono mai eccessivamente lenti. Sono giusti, a differenza di molti altri aspetti di Glass.

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M. Night Shyamalan al fianco di Samuel L. Jackson

Samuel L. Jackson dà l’impressione per un’ora buona di essere stato pagato una ventina di milioni per stare su una carrozzina, in silenzio, con la testa inclinata su un lato e i tic nervosi agli occhi. Poi apre la bocca e si mette a fare il sapientone saggio come in tutti i film in cui l’ho visto recitare, e avrei pagato una cinquantina d’euro ovvero il mio budget massimo post-cena a base di pollo fritto e Pepsi, per rimetterlo nella posizione o situazione iniziale. Ovvero quella di non nuocere. James McAvoy invece è diventato una bomba di attore, passa da una personalità all’altra con dimestichezza, fa ridere, ed è credibile quando il ritmo sale, così come quando la tensione cresce. Ha tutto quanto l’occorrente per sfondare come figura primaria di molti titoli di punta futuri, e spero non venga relegato al genere supereroi – da cui proviene con gli X-Men – come già è accaduto a tante figure sprecate del mondo del cinema che attualmente guadagnano un botto (in primis citerei – andando tristemente sul sicuro – un certo Robert Downey Jr).

La mezz’ora finale è una morale continua nonché uno spiegone interminabile che giustifica una storia fino ad allora forzata, ma ad ogni modo piacevole da guardare. Insomma, decidete voi a quale Glass guardare e da quale stare alla larga, poiché ha tante personalità quante ne ha il suo personaggio principale, ma sicuramente il film è piacevole almeno fino a che non decide lui stesso di virare pericolosamente verso il basso: in sostanza credo che con The Visit il regista si sia sostanzialmente rimesso in carreggiata, specie dopo averci presi a fucilate sulle mele con i vari After Earth – due ore di Smith padre che dice a Smith figlio corri, no ora fermati, okay adesso corri – e Lady In The Water del caso. Di Glass non sentivo assolutamente il bisogno e il senso di autocelebrazione radicato in esso, è più che ricorrente; ma certamente non lo si può definire un flop, né il filmone che avevo sentito decantare nei giorni precedenti la visione: mai dare retta ai colleghi.

Cesare Carrozzi: Fino ad un certo punto della sua carriera ho adorato tutto i film di Shyamalan, seppur a volte piuttosto stupidi, per poi lasciarlo perdere completamente quando certe qualità da cineasta che apprezzo, e che gli riconosco, sono state soverchiate dall’eccessivo grado di idiozia presente nelle sue pellicole. Questa linea di confine si è tracciata con ‘The Happening’ del 2008 (da noi adattato con ‘E Venne Il Giorno’), per poi consolidarsi con ‘The Last Airbender’ (‘L’Ultimo Dominatore dell’Aria’), film che mi ha provocato crisi di sonno letali come non mi era più capitato da quando, a tredici anni e mio malgrado, vidi ‘Le Avventure del Barone di Munchahusen’ di Terry Gilliam una sera d’estate al cinema all’aperto, serata che ricorderò come una delle più terrificantemente noiose mi sia capitato di vivere da ragazzino.

Insomma, per molti anni mi sono disinteressato del tutto a M. Night, come anche alla sua carriera che in ogni caso pareva aver preso una brutta piega. Poi un paio di anni or sono, nella noia di una serata piovosa, recuperai ‘The Visit’, horror fatto con due lire e senza pretese particolari che devo dire mi piacque abbastanza, ma non abbastanza da riportarmi al cinema a vedere il successivo ‘Split’, sospettoso com’ero che potesse essere l’ennesima fregnaccia ben girata. Ovviamente, visto che sto scrivendo di ‘Glass’ che ho visto ieri sera e che è il seguito diretto di ‘Split’, alla fine ho visto pure quest’ultimo (al cinema, nientemeno), trovandolo eccellente nella regia e nella fotografia, le caratteristiche dei film di Shyamalan che più apprezzo, notevole anche nell’interpretazione di James McAvoy, e soprattutto con una sceneggiatura finalmente decente, certo nulla per cui strapparsi i capelli (…), ma almeno scevra da mortali eruzioni di idiozia.

Ecco, ‘Glass’ proprio sul finale scivola purtroppo nello stupido, però se non altro meno stupido di altre pellicole del nostro amico regista indiano, e tutto sommato sopportabile nel contesto di un lavoro che per il resto è piuttosto riuscito, con un ritmo più sostenuto di ‘Split’ o dei film di Shyamalan in generale, e che si conferma, sostanzialmente, un’ottima variante sul tema dei super eroi, specialmente per quelli a cui i film Marvel fatti di spandex, costumini da stronzi col mantello e la mascherina da scambisti del fine settimana fanno schifo. Se volete andarlo a vedere chiaramente dovete aver visto prima ‘Split’ e prima ancora ‘Unbreakable’, visto che insieme formano una trilogia, come probabilmente saprete. Insomma, mi è piaciuto molto ‘Glass’, tanto che potrei anche tornare a vedere altri film di Shyamalan al cinema, sperando che contenga lo stupido entro limiti tollerabili. Per il momento, comunque, va bene così.

5 commenti leave one →
  1. AndreaFuturoExChitarrista permalink
    5 febbraio 2019 09:59

    Ho visto Unbreakable un bel po di tempo fa e l’ho trovato una cagata pazzesca ..
    dite che devo redimermi o evitare questo come la peste ?

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    • Marco Belardi permalink
      5 febbraio 2019 16:42

      sono diversi, questo è più di intrattenimento. se guardi ai contenuti e non ti è piaciuto unbreakable, qui rischi di infartare

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  2. Arkady permalink
    5 febbraio 2019 10:01

    Comunque se non sbaglio Leonardo DiCaprio si è comprato i diritti per mettere su pellicola la storia di Billy Milligan, che non è altro colui a cui Shyamalan si è ispirato per il personaggio La Bestia. Ninete, ve lo volevo solo dire.

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  3. Silver permalink
    5 febbraio 2019 10:32

    Perchè è arrivato Shyamalan, che shmayala merda in faccia…..

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  4. El Baluba permalink
    5 febbraio 2019 15:11

    non c’entra una mazza, ma qualcuno di voi ha visto “Il Primo Re”? L’ho visto sabato pomeriggio e non ho ancora capito se sia una mega stronzata o una grande figata…

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