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Rudimenti di cake design: CANCER – Shadow Gripped

2 dicembre 2018

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Il motivo per cui mi trovo a parlare dei Cancer e del loro nuovo e noioso album è che da ragazzino uscivo in un posto chiamato La Montagnola, situato nel quartiere dell’ Isolotto a Firenze. Era una sorta di rialzo del terreno, sgradevolissimo alla vista ed in cui – oltre ad una scuola e una piscina – si stagliava una parvenza di piccolo boschetto, ovvero l’ideale luogo in cui ogni adolescente si sarebbe nascosto per farsi le canne. Per terra trovavi pure qualche rara siringa, ma in linea di massima era più tranquillo di quello che si potesse pensare. E noi metallari uscivamo lì.

Colgo l’occasione per salutarvi tutti, ma con i Death a un certo punto mi avevate quasi rotto il cazzo. In poche parole, c’era questa sorta di campagna di setaccio alla ricerca di ogni gruppo in cui avesse militato qualcuno dei Death; e che egli fosse stato appena cacciato da Chuck Schuldiner, o prossimo ad essere reclutato dal compositore di Human, non faceva alcuna differenza. I Cancer erano quelli, peraltro inglesi e non americani, che in Death Shall Rise furono tramutati in un quartetto grazie all’apporto di James Murphy. Che poi era il chitarrista di Spiritual Healing, quella formazione che lo aveva avvitato in culo allo stesso Schuldiner, finendo totalmente in ambiti legali e girellando per gli States utilizzando il moniker originale. Murphy era comunque già uscito dai Death all’epoca dell’arcinota discordia, e al posto di Chuck Schuldiner avremmo trovato un certo Louis Carrisalez, ex tecnico della batteria di Bill Andrews. James Murphy nel frattempo vagabondava per strada, come un gattino infreddolito dalla pioggia e dalle intemperie, già considerabile ex Death ed Obituary.

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Welcome to Montagnola, Bienvenido a-mi-ami

Lo chiamarono tutti, mossi da uno spirito ai limiti del materno che è caratteristico di chi ha un gran cuore, ed ha soprattutto letto il suo curriculum. La miglior cosa fu probabilmente Dreams Of The Carrion Kind dei Disincarnate, un qualcosa che non durò praticamente niente. In contemporanea uscì Death Shall Rise, dopodichè e senza James Murphy, i Cancer si sarebbero mantenuti su buoni livelli con The Sins Of Mankind. E basta.

La band si è già sciolta un paio di volte, e il suo ultimo ritorno coincide con questo Shadow Gripped che è una sorta di torta creata ad hoc con quei metodi tipo cake design: la settimana prima ti avevano fatto il tiramisù, e ti ci eri ingozzato come un carcerato che sta per essere legato alla sedia elettrica; ora ti ritrovi davanti a questo capolavoro di ingegneria culinaria, raffigurante un cigno che immerge la testa e il caratteristico lungo collo nella crema di burro, e ci sono pure i cerchi e le goccioline a contornare il tutto. Ma la dovrai affettare a un certo punto, altrimenti i parenti continueranno a fotografarla per tutto il pomeriggio; e alla prima forchettata ecco che fa cacare praticamente a chiunque, trattandosi di una banalissima torta che assurge alla funzione di impalcatura, più che di ghiottoneria vera e propria. Questo per dirvi che con l’opener Down The Steps già intuirete che era il caso di fare un altro tiramisù, ma poi arrivano Garrotte e Ballcutter e inizierete a realizzare che quel cigno è venuto fuori proprio bello. Ah, in quest’ultima fa comparsa Anders Nystrom dei Katatonia, e non a caso dei Bloodbath.

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Turn Loose The Swans (1993)

Dove ero rimasto? Giusto, il cigno: al primo assaggio, quella crema di burro maledetta invaderà tutto, e infatti Organ Snatcher crea una notevole impasse coi suoi blast-beat seguiti da un ottimo riff epoca Leprosy / To The Gory End. Dove si trova quindi il problema? La canzone è noiosa dal canto suo, e lo sarà un po’ tutto Shadow Gripped fatta eccezione forse per Half Man Half Beast, e per un paio di convincenti fast-track poste verso la fine, apprezzabili più per il fatto di riuscire a riportarci indietro con la memoria, che per la loro reale consistenza. Arrivate a The Infocidal e troverete che il suo assolo firmato John Walker pare sputato fuori da un’epoca lontana: è il pezzo che complessivamente non supera la sufficienza, come la maggior parte di quelli presenti qua dentro.

Garrotte è ad ogni modo il miglior momento di Shadow Gripped dal basso dei suoi due minuti netti di durata, come il nonno paraculato a cui hanno tagliato proprio la testa del cigno, e che in quel momento ne sta mal-masticando l’occhio interamente composto di riconoscibilissima cioccolata fondente, la quale lo manderà in diarrea e in malora totale nel corso della notte suguente. Sempre piacevole risentire i Cancer, un gruppo di seconda fascia che aveva ed avrà il limite di arrivare ad un punto limite, senza non poterlo superare. E quel punto l’ha già raggiunto, rispettivamente, nel 1991 e nel 1993. To The Gory End adesso, e poi temo di non rimetterli su per altri dieci anni, a meno di non ripassare dal mercato dell’Isolotto. (Marco Belardi)

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