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Il nuovo PYREXIA è brutto, quindi vi raccontiamo del loro ex cantante che ha ucciso tre persone per della legna da ardere

8 ottobre 2018

Esorditi nel ’93 con un classico minore quale Sermons of Mockery, che assicurò loro quel minimo di alone di culto necessario a giustificare la successiva reunion, i Pyrexia non erano abbastanza bravi per spiccare il salto verso i piani alti della scena death metal americana, allora ai massimi storici. E per vivacchiare almeno nel sottobosco sarebbe servito almeno un altro full subito dopo, per mantenere la posizione. E invece non avrebbero fatto più nulla fino al ’97, quando scelsero di suicidarsi con l’inspiegabile System of the Animal. Il chitarrista Chris Basile, fondatore e unico membro presente in tutte le formazioni, per un po’ getta la spugna e si mette a cazzeggiare con i Catastrophic di Trevor Peres. Finché, nel 2007, non resuscita il vecchio marchio e, purtroppo, anche la vecchia filosofia gestionale: cambiare line-up a ogni disco e far passare di conseguenza almeno un lustro tra un’uscita e l’altra. Non deve essere un tipino facile con cui avere a che fare, il vecchio Chris.

Age of the Wicked, però, non era affatto male. E una vera bomba era Feast of Iniquity, forse il miglior disco brutal del 2013, per il quale uscii discretamente pazzo. Questa volta Basile non si era limitato a ricalcare i concittadini Suffocation, aveva messo dietro le pelli due ex batteristi della leggenda newyorchese: Doug Bohn (Pierced from Within) e Dave Culross (che dopo Pinnacle of Bedlam se ne è andato di nuovo e non è certo un caso se l’ultimo …Of the Dark Light non ci ha convinto altrettanto). Come non stappare una bottiglia di amaro del capro. Batteranno il ferro finché è caldo almeno stavolta? Macché. Unholy Requiem arriva, come da tradizione, a un quinquennio dal predecessore e la formazione è stata rinnovata per quattro quinti anche stavolta. Il guaio è che la selezione delle nuove reclute non è andata proprio benissimo. E l’album ne risente.

Il bassista è quello dei compagni di etichetta (la sempiterna Unique Leader) Internal Bleeding, e vabbè, ci può stare. Il batterista viene dai Pyrrhon, uno di quei gruppi stratecnici che mi ascolto di sfuggita quando ho voglia di sentirmi vecchio. Il cantante e il secondo chitarrista sono infine dei ragazzetti del giro deathcore con cappellino d’ordinanza. Non so quanto questi figuri abbiano contribuito al processo di composizione ma il risultato è che, se prima i Pyrexia copiavano (bene) i Suffocation, oggi copiano (male) i Dying Fetus. Sentitevi i riff stoppati di Wrath. Sentitevi Path of Disdain, ai limiti del plagio, con il ragazzetto di cui sopra che scimmiotta quel semirappato che ogni tanto fa Gallagher durante i, ah già, breakdown.

Se ‘sta roba la facessero dei ventenni mi andrebbe benissimo, magari mi romperei il cazzo uguale ma mi andrebbe benissimo. Vedere un veterano “ispirarsi” alla generazione successiva, invece, mi fa tristezza. E non è che nei momenti più old school le cose vadano meglio. Lo stop’n’go di Angel of Gomorrah è quello che ogni sedicenne fomentato col brutal death infila nel primo pezzo della sua prima band. Non c’è cattiveria, non c’è ispirazione e mancava poco che non ci fossero manco i blast beat, dato che buona parte dei brani sono in mid-tempo. Si salvano giusto The Annointed e la title-track.

Eric Shute did nothing wrong

A parziale discolpa di Basile, va rimarcato, in chiusura, che questa volta la scelta di sostituire tutti gli altri membri non è stata interamente farina del suo sacco. Il cantante della reunion, Eric Shute (con il quale Chris doveva pure andare d’accordo, dato che durò ben due dischi), qualche mese dopo Feast of Iniquity, era stato infatti arrestato per aver ucciso a fucilate tre vicini. Vicini, si fa per dire. Shute è infatti uno di quei simpatici survivalisti americani fuori di testa (per la precisione un “sovereign citizen”, una specie di libertarian estremo) che decidono di vivere in mezzo al bosco, non pagare tasse, non riconoscere l’autorità del governo ma comunque trascorrere un sacco di tempo su Facebook a scrivere post contro le guardie in modo da assicurarsi la loro attenzione, cosa molto saggia dato che aveva già precedenti per un’aggressione a un poliziotto. Insomma, era una persona seria, si stava pure costruendo un compound stracolmo di armi e munizioni dato che prima o poi il Caos sarebbe arrivato. E quando arriva il Caos c’è solo una cosa da fare: sparare, amici, sparare all’impazzata, sparare contro chiunque attenti alla tua fottutissima proprietà. Fosse anche una catasta di tronchi. È la libertà, fratelli del vero metal.

Le cronache tramandano infatti che Eric Shute avesse teso un agguato ai malcapitati perché gli volevano fottere della legna da ardere. Si erano pure presentati con una motosega per tagliare gli alberi intorno alla SUA PROPRIETÀ e, non so voi, ma io mi caco sotto quando vedo uno con una motosega, dato che – a furia di film horror – mi viene subito in mente Leatherface. Che fate, vedete uno che si avvicina con la motosega e non lo impallinate sul momento? Una volta in manette, asserì che gli dovevano pure dei soldi per dei precedenti furti. E che diamine. Il nostro amico è ricorso alla difesa Burzum, ovvero sostenere di aver ucciso per legittima difesa qualcuno al quale avevi teso un agguato. Però mettetevi nei panni di Eric. Questi vengono nella TUA PROPRIETÀ a fotterti la legna brandendo una motosega, ma di che cazzo stiamo parlando. Quando è troppo e troppo. Respect. Stiamo parlando di legna da ardere nel freddo del compound nelle foreste della West Virginia. Profonde ma, ahinoi, mai abbastanza da farti sfuggire alla legge degli uomini.

Ora Eric sta scontando tre ergastoli, uno per ogni omicidio. Che il Dio vendicativo dell’Antico Testamento benedica lui e gli Stati Uniti d’America. (Ciccio Russo)

2 commenti leave one →
  1. Cure_Eclipse permalink
    8 ottobre 2018 11:31

    La domanda principale (al di là dell’affascinante saga del simpatico Eric) è: esistono ancora sedicenni fomentati col brutal death?

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  2. weareblind permalink
    8 ottobre 2018 21:45

    La difesa Burzum è meraviglioso.

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