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L’amaro del Capro: ANCESTORS – Suspended in Reflections

6 settembre 2018

Per la serie LP troppo corti, dopo Automata I e II, ad agosto 2018 è uscito anche Suspended in Reflections, nuovo album degli Ancestors. Il gruppo di Los Angeles, che ha già pubblicato tre full-length e un EP, è da sempre votato ad un doom metal misto ad uno stoner molto psichedelico. Come d’abitudine nel genere, gli album sono sempre durati più di un’ora – con l’esclusione del primo Neptune with Fire, che non arrivava neanch’esso ai quaranta minuti ma che era composto da sole due canzoni di circa venti minuti ciascuna.

Non ho mai prestato molta attenzione alla durata degli album prima delle ultimissime recensioni, e infatti non ho minimamente calcolato il minutaggio prima di far partire Suspended in Reflections in cuffia. Devo ammettere che al primo ascolto, quando dopo trentacinque minuti circa finisce The Warm Glow, l’ultima canzone, mi sono domandato meravigliato se ci fossero tutte le tracce e ho controllato che la versione di Spotify non fosse decurtata. Mi ero detto che magari in Italia non erano disponibili tutte per questioni legate ai diritti d’autore (come mi è capitato altre volte, con i The Ruins of Beverast per esempio). Invece l’album era tutto lì e ci sono restato male. Mi è rimasto l’amaro in bocca. 

Anche perché l’album è una perla abbastanza pregiata e gli Ancestors sono davvero in forma. È più riflessivo, soprattutto del precedente In Dreams and Time, che spingeva di più sul pedale dell’acceleratore come si suol dire in gergo scribacchino. Invece Suspended in Reflections ti lascia, per l’appunto, sospeso a riflettere in un’altra dimensione, grazie anche ad alcuni passaggi di ispirazione nettamente post-rock (introduzione di Lying in the Grass) o ad altri che sembrano usciti direttamente da uno degli ultimi album dei Bohren & der Club of Gore (Release). Però lo spirito doom rimane, così come la vena psichedelica, tanto che questo loro ultimo album sembra quasi il punto d’incontro perfetto tra i Pallbearer e gli Ahab.

Non so se anche in questo caso si possa fare un po’ di dietrologia e immaginare qualche capitalista poco scrupoloso che vuole distruggere la vera musica. In ogni caso non mi risulta che la Pelagic Records, fondata dai The Ocean, abbia dei precedenti in questo senso e gli Ancestors non mi sembrano neanche una gallina dalle uova d’oro come potrebbero esserlo Between the Buried and Me e (purtroppo) Periphery. A questo punto forse era proprio il gruppo a voler concludere in questo modo becero il suo trip. Peccato davvero. (Edoardo Giardina)

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  1. blackwolf permalink
    15 settembre 2018 15:42

    Non li conosco per nulla. Da un primo ascolto sono più “puliti” e melodici di quello che mi ascolto solitamente, ma hanno un sound affascinante e coinvolgente. Proverò ad approfondire.

    Piace a 1 persona

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