Educare i nostri figli con GOD OF WAR

Non ho mai scritto di videogiochi qua sopra, in parte perché non scrivo moltissimo di mio e quindi di solito mi concentro sui dischi, un po’ sul cinema e non altro (a parte quelle due cose sul barbecue. Che poi in effetti avrei potuto pure continuare, boh. Vedrò), e poi perché questo blog è sì una sorta di contenitore, ma di videogiochi in effetti se ne è parlato raramente o proprio mai, almeno per quanto ne so. Sto per fare un’eccezione, perché God Of War è il gioco più fottutamente figo che mi sia capitato sotto le mani da tanto, tanto tempo. Cari lettori, viviamo un’epoca fantastica, anzi penso che questi siano i tempi migliori per l’intrattenimento video ludico a qualsiasi livello. Anche per quanto riguarda il cinema è lo stesso, ma i video giochi hanno avuto un’evoluzione sicuramente più rapida ed in un lasso di tempo assai più breve: pensate che Star Wars, uno dei primi film spaccamascella a livello di effetti speciali, è del lontano 1977, mentre Doom, tanto per citare il riconosciuto capostipite degli sparatutto in prima persona, è del relativamente più recente 1993. Peraltro Doom non è assolutamente paragonabile agli sparatutto in prima persona odierni, tipicamente assai più stratificati a livello di impianto di gioco e tecnicamente parlando proprio su un altro pianeta, dove Star Wars, pur accusando moltissimo il peso degli anni, riesce in ogni caso a non sfigurare così tanto rispetto a quanto venuto poi. Diciamo che lo sviluppo della tecnologia, anche se ha aiutato molto entrambi i media, ha influenzato in maniera più netta i videogiochi che il cinema, com’è facilmente intuibile. E credetemi: per uno partito con un Commodore 64 e International Soccer, ritrovarsi a giocare a God Of War ha dello stupefacente: penso che se in proporzione avessimo profuso le stesse risorse in altri ambiti dello scibile umano, a quest’ora avremmo un avamposto anche su Plutone. Ma comunque. 

Kratos, il protagonista della serie God Of War, è uno dei personaggi più carismatici del mondo video ludico, una sorta di Conan il Barbaro greco, sicuramente non buono, più spesso spietato, determinato nei suoi propositi di vendetta contro l’Olimpo intero, colpevole di averlo usato per i suoi scopi rovinandogli l’esistenza, distruggendogli la famiglia e lasciandogli dentro solo l’odio e la rabbia, sentimenti che lo porteranno, in God Of War 3, ad uccidere ad una ad una tutte le divinità del pantheon greco fino a Zeus, peraltro rivelatosi suo padre in uno dei precedenti capitoli della saga. Un personaggio molto carismatico quindi, ma anche monodimensionale, a senso unico, incapace di mostrare nient’altro se non distruttività. Questo God Of War ha non solo il pregio di aver aggiunto una dimensione al mondo di gioco, passando da una prospettiva isometrica più o meno fissa ad una in terza persona gestibile a piacere dal giocatore, ma soprattutto di aver donato uno spessore davvero incredibile a Kratos, rendendolo totalmente nuovo, profondo, mi viene da scrivere autentico, nella maniera in cui può esserlo un personaggio inventato. Un Kratos invecchiato, padre e vedovo, che si è lasciato il passato alle spalle e si è rifatto una vita in un’altra terra, lontano dalla Grecia e dalla guerra, che sarà costretto suo malgrado ad intraprendere un lungo viaggio con un figlio che conosce pochissimo, Atreus, con il quale non ha troppa familiarità e del quale, però, si dovrà giocoforza occupare.

Una storia se vogliamo semplice, il classico road movie con due personaggi che all’inizio sono lontani ma che il viaggio finisce per avvicinare, narrata però con una maestria e, per tornare al parallelismo col cinema, una regia spettacolari, un racconto lungo ma mai noioso, ricco di momenti di estremo pathos ed epici come difficilmente ne avevo visti in altri videogiochi, e credetemi, in questi anni ne ho giocati un bel po’. Per trovare qualcosa di simile forse dovremmo tornare a The Last Of Us, ma God Of War è comunque un gioco molto, molto diverso. E a proposito di gioco propriamente detto: questo è un titolo fantastico da giocare per chiunque ami i giochi di azione. Assai differente dai precedenti capitoli non solo per la diversa visuale, ma anche perché molto più tattico: in altre parole non è più possibile, come a volte poteva capitare in precedenza, pestare i tasti a caso nei momenti più concitati per riuscire a sfangarla, qui ogni nemico ha delle caratteristiche ben precise e soprattutto all’inizio va ragionato per bene, pena l’inevitabile batosta anche ad un livello di difficoltà medio. Non è un Dark Souls, ovviamente, ma non ne è neanche tanto lontano. Graficamente parlando God Of War è una festa per gli occhi: ricco, dettagliato, con un grandissimo lavoro di studio della mitologia e cultura norrena, in parte stravolta ma in modo sempre coerente e attento. Forse l’unico titolo su PS4 ad aver fatto meglio dal punto di vista strettamente grafico è Horizon Zero Dawn, altro giocone allucinante che è e rimane davvero fuori parametro, ma ripeto God Of War è poco dietro. Ecco, mettiamola così: se avete una PS4 e non avete giocato a God Of War ed Horizon Zero Dawn siete dei poveri coglioni e fareste meglio a regalare la console a qualcuno che saprebbe apprezzarla meglio di voi. Se avete una PS4 ed avete giocato solo ad uno dei due recuperate anche l’altro perché SICURO vi piacerà da matti. Se non avete una PS4, invece, che accidenti state spettando? Questi videogiochi sono Arte e valgono, da soli, l’acquisto della console. Su. (Cesare Carrozzi)

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