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Il club del libro: HARLEY FLANAGAN – Hardcore: Life of My Own

17 maggio 2018

Premessa: questo libro è uscito due anni fa circa, ma ho avuto occasione di leggerlo soltanto quest’anno. E, siccome non abbiamo obblighi editoriali verso alcuno, ho deciso di parlarne soltanto ora. Spero mi perdonerete il ritardo.

Le storie di vita di Harley Flanagan, raccontate qua in maniera diretta e brutale, ne fanno un personaggio controverso e complesso. Dalle vicende di cronaca (nera) di qualche anno fa, comprensive di aggressioni, accoltellamenti, facce dilaniate a morsi e cosi via, alla consapevolezza di sé stesso, l’amore per le arti marziali, il vegetarianesimo e la religiosità hare-krishna, lo si può definire un uomo dalle molte sfaccettature.

Mai titolo fu più azzeccato di The Age of Quarrel per descrivere una carriera musicale e, più in generale, una vita vissuta tra balordi, gang, spacciatori, skinhead e risse da strada.

Oltre ad essere un album assolutamente cruciale nel definire uno stile, una scena ed una serie di contaminazioni che diedero vita ad un genere che ancora influenza pressoché chiunque abbia voluto prendere in mano un strumento e suonare musica dura tra gli anni Ottanta ed oggi, The Age of Quarrel è anche una perfetta descrizione dei rapporti mai ricomposti, dei rancori, delle vicende giudiziarie e di sangue che hanno caratterizzato la storia di una band importante come i Cro-Mags. Chi segue il profilo Facebook del nostro non potrà fare a meno di notare come questi rancori non sono e probabilmente non saranno mai sopiti, al netto delle ultime pagine del libro in oggetto, in cui il nostro cerca di seppellire l’ascia di guerra e lancia un messaggio agli ex sodali, col fine ultimo di rivivere ancora una volta, fosse pure per un giorno solo, la sensazione di esserci e di avere ancora qualcosa da dire come Cro-Mags. Si, perché la versione portata in giro da John Joseph non può e non deve essere chiamata così, senza Harley e senza Parris Mayhew, le due menti dietro a tutti i pezzi storici della gang newyorchese. 

Purtroppo il rapporto tra Harley e Parris versa in condizioni se possibile addirittura peggiori di quello tra il nostro e Bloodclot, ed è stato segnato da aggressioni, minacce ed ordini restrittivi. Tutto ciò, e molto di più, è comunque raccontato in queste memorie, intitolate Hardcore: Life of My Own, con prefazione di Anthony Bourdain, da sempre amico di Harley, e in cui si parla della sua infanzia con una madre hippie in Europa, il ritorno nel Lower East Side, allora un vero ghetto dove non si poteva sicuramente passeggiare tranquilli come ora, con tutti gli eleganti bar e i ristoranti hipster che servono spaghetti “scomposti” dentro un barattolo di conserva con la salsa a parte in una scatoletta di tonno Palmera, e nei quali soggetti con le magliette a righe e gli occhiali dalla spessa montatura nera sono disposti a spendere i loro soldi.

Le storie delle bande di spacciatori portoricani, la descrizione di armi da strada improvvisate, l’esperienza in Canada assieme ad un gruppo di skin psicopatici che avevano come hobby il mandare all’ospedale passanti scelti a caso, le risse a fendenti di bottiglia rotta tra la Avenue A e Tompkins Square Park, la descrizione dell’umanità misera e sudicia che popolava una città che a detta del nostro “non era certo il covo di fighette che è oggi”. Tante, tantissime storie, compreso un fugace incontro con uno Jaco Pastorius vestito di stracci che elemosinava per strada e le faide con le scene di Boston e Washington DC. Storie di vita raccontate senza peli sulla lingua e con la sincerità di chi non ha mai avuto nulla da dimostrare a nessuno, sempre ben lontano dallo status di “leggenda inarrivabile” di cui alcuni suoi colleghi hanno fatto sfoggio in diverse occasioni, senza peraltro avere nemmeno un quarto della legittimità di Harley.

In particolare gli episodi riguardanti John Joseph “Bloodclot” McGowan gettano luce su un rapporto definitivamente compromesso da anni (esilaranti gli aneddoti scatologici sul tatuatissimo frontman), e fanno venire voglia di leggere anche l’autobiografia di quest’ultimo, se non altro per sentire la versione di entrambi. Un fatto è certo comunque: tra continue smentite e battibecchi a mezzo stampa tra i due, sarà difficile avere una versione dei fatti al 100% autentica.

Tuttavia, l’importanza di Harley nella scena non è minimamente da mettere in discussione, sin dai tempi di quegli Stimulators che furono il limbo vero e proprio tra la prima scena del CBGB’s e la seconda, per intenderci quella dell’hardcore made in New York. Ed un suono, quello dei Cro-Mags, derivato direttamente da Motorhead, Bad Brains, Black Flag e Venom mescolati in parti uguali, un beat inequivocabile e una ritmicità caratteristica che è stata sempre imitata da tantissimi sin dalla metà degli anni Ottanta.

Se volete sapere com’è nata una scena e, in senso più ampio, rivivere un spaccato socio-esistenziale di una città che non c’è più, procuratevi queste pagine e gustatevele come ha avuto occasione di fare il vostro affezionatissimo. Non ve ne pentirete. (Piero Tola)

2 commenti leave one →
  1. vito permalink
    17 maggio 2018 16:39

    queste stroriacce affascinano me che ho sconfinato negli “ANTA” figuriamoci un ragazzo ! comunque bravo per averne parlato me lo procuro subito sperando che ci sia la versione in italiano !

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  2. blackwolf permalink
    18 maggio 2018 17:28

    Non il più grande fan di questo genere musicale, che comunque non mi dispiace affatto. Però queste storie mi prendono sempre. Ho appena scoperto, che esiste anche una versione in italiano. Ottimo. Grazie come sempre, per queste interessanti segnalazioni.

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