Skip to content

Il disco definitivo dei Virgin Steele

23 aprile 2018

Se dovessi pensare ad una definizione a bruciapelo sarebbe potenza incontaminata. Fortemente caratterizzata, come al solito, dalla classe e dall’eleganza tipiche del buon David DeFeis in fase compositiva e di arrangiamento, nonché da un’ispirazione tale da dare vita a quello che potrebbe essere il disco definitivo dei Virgin Steele. Tutte caratteristiche che rendono Invictus persino migliore dei suoi due bei predecessori (che errore fu venderli per procurarmi la droga!).

Sentite questo capolavoro e troverete, condensato, tutto quanto di meglio sia venuto fuori dal buon Dave in ogni epoca e fase creativa – e se volete sentirne anche il lato più oscuro e stupramadonne, vi consiglio vivamente il terrificante progetto Exorcist, puro e ferocissimo speed metal anni ottanta. Qua si assiste ad un ritorno agli storici fasti creativi dei formidabili Noble Savage ed Age of Consent, apice compositivo dei Virgin Steele degli anni Ottanta, ma con la potenza dell’acciaio puro tipica dei Nostri alla fine dei Novanta. 

Invictus è praticamente perfetto, nonché, per la prima volta, lontano anni luce dalle tentazioni tipicamente ottantiane marcatissime soprattutto nell’epoca in cui il fondatore Jack Starr non era ancora stato estromesso dalla formazione, tentazioni che in breve si traducono in quel suono un po’ tamarro da spandex tigrato che aleggiò ancora, come uno spettro, negli anni successivi alla dipartita del chitarrista franco-americano, forse influenzando anche la maniera di concepire la struttura compositiva di Dave DeFeis , che ai tempi congiungeva la potenza tipica del power americano con tinte a tratti più hair, evidente in lavori come Life Among the Ruins.

Qua la produzione è asciutta, chiara e tagliente e praticamente senza macchia. C’è tutto quanto serva per fulminare le orecchie di un ragazzo che aveva appena acquistato l’album e si aspettava di sentire le cannonate. E cannonate furono. La lunghezza non inficia minimamente la godibilità, e il feeling epico rende onore al bellissimo e coinvolgente concept, che spazza via qualunque perplessità rimasta riguardo agli attacchi di tamarraggine già accennati sopra e da cui DeFeis sembra essere totalmente esente in questa occasione. Di più non saprei proprio che dire, se non che bisogna lasciar parlare la musica, come del resto ha sempre fatto DeFeis nella sua carriera. Paurosamente perfetto e ancora spaventosamente sul pezzo. (Piero Tola)

3 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    23 aprile 2018 21:27

    Boh, a me ‘sto disco non ha mai detto nulla di significativo. Trovo che Marriage 2 sia l’unico, enorme capolavoro di questa band. Stupido io. Anzi, vi dirò che pure che trovo cose migliori di Invictus anche negli House of Atreus. Sempre problema mio, sia chiaro.

    Mi piace

Trackbacks

  1. Avere vent’anni: VIRGIN STEELE – Invictus | Metal Skunk
  2. Jack Starr’s BURNING STARR – Stand Your Ground | Metal Skunk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: