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Frattaglie in saldo #32: in gore we trust

9 dicembre 2017

PATHOLOGY – Pathology

Quando scoprii i Pathology con il quarto lp, Legacy Of The Ancients, ci uscii letteralmente scemo, e resto convintissimo che i californiani siano uno dei migliori gruppi brutal death usciti dagli Usa nel corso dell’ultimo decennio. Col tempo hanno un po’ perso smalto, complice una prolificità davvero eccessiva (otto dischi in nove anni, dal 2006 al 2014), e smisi di seguirli con la stessa smodata passione. I tre anni di pausa dal precedente Throne Of Reign sembrano però aver giovato in termini di ispirazione ed eccoli tornare su discreti livelli con questo album omonimo. Il genere è sempre quello: brutal cupissimo e splatterissimo animato dalla doppia cassa ossessiva dell’egregio Dave Astor (Cattle Decapitation, The Locust) e dall’immondo gorgoglio dell’ex Disgorge Matti Way, una delle ugole più deliziosamente ributtanti dell’underground estremo a stelle e strisce. Se non li avete mai sentiti, recuperate il materiale più vecchio: hanno fatto sicuramente di meglio. Se li avevate, come me, già eletti tra i vostri gruppi feticcio, acquistate qualche lattina di birra del discount, mettete su Pathology e cimentatevi nei rutti più gutturali e prolungati dei quali siete capaci: l’effetto karaoke sarà garantito.

BROKEN HOPE – Mutilated And Assimilated

In un anno che ha visto quasi tutto il gotha del death americano pubblicare dischi nuovi, ci può stare che mi fossi perso per strada l’ultimo dei Broken Hope. Omen Of Disease, l’album della reunion del 2013, era garbato molto al Bonetta, che è persona rispettabilissima, ma io lo accantonai dopo pochi ascolti e qualche sbadiglio, per quanto Damian Leski si fosse rivelato un dignitoso rimpiazzo di quell’autentico sturalavandini umano che era il defunto Joe Ptacek (peraltro ho scoperto che nel frattempo è morto pure il batterista originale Ryan Stanek). Il bassista Shaun Glass, uno dei due membri originali coinvolti nella reunion, se ne è andato ed ha lasciato il chitarrista e leader Jeremy Wagner da solo in compagnia dei suoi nuovi piccoli amici, che danno a Mutilated And Assimilated un’impronta più moderna e meno revivalista rispetto al predecessore, il che non è necessariamente un male. La produzione è più nitida, gli assoli più puliti, le parti thrash più scapoccione (sentitevi Malicious Meatholes) e, in generale ci si diverte di più. Immutati gli allucinanti testi da antologia del gore più deviato, con sugli scudi la delirante The Necropants. Non finirà in playlist, con tutto il ben di diavolo uscito quest’anno, ma almeno un posticino nella playlist da palestra se lo merita.

LENG TCH’E – Razorgrind

Nonostante abbiano un nome fichissimo, ispirato alla famigerata “morte dai mille tagli”, tecnica di tortura ed esecuzione in vigore in Cina fino ai primi anni del secolo scorso, i Leng Tch’e non mi hanno mai fatto impazzire, a conferma del ruolo mestamente provinciale che spetta al Belgio nel panorama metallico europeo. Li ho sempre trovati un po’ né carne né pesce, mai abbastanza marci da piacere a chi del genere ama il lato più purulento, mai abbastanza sperimentali da inserirsi nell’agguerrito carrozzone del grind 2.0 venuto fuori sulla scia dei vari Nasum e Discordance Axis. Razorgrind rompe sette anni di silenzio che, per quanto mi riguarda, avrebbe pure potuto continuare. Dopo un inizio promettente, il dischetto prosegue a tentoni, con una sovrabbondanza di mid-tempo con voce pulita e riff post-hardcore stantii come i miei calzini al termine di una giornata di festival. Ho appena scoperto che esiste pure in Cina uno sgangheratissimo gruppo che si chiama così. Magari ascoltatelo per curiosità, è comunque più interessante di Razorgrind.

HAEMORRHAGE – We Are The Gore

E da un lungo silenzio (sei anni erano passati da Hospital Carnage) tornano anche i caudillos del grind, gli spagnoli Haemorrhage, che invece non deludono mai. Oggi Luisma e Ana, coppia d’asce e coppia nella vita, sono due placidi quarantenni che pubblicano orgogliosamente su Facebook, tra un pezzo (TEMAZO) dei Carcass (GRUPAZO) e l’altro, le foto del loro figliolo che milita nelle giovanili dell’Atletico Madrid. Il loro death/grind assassino è però sempre lo stesso, pronto a scatenare un pogo selvaggio in tutti gli obitori del mondo, tra tavoli autoptici rovesciati e organi interni che schizzano da ogni parte. Nauseating Employments, suppongo un atto di condanna del precariato che affligge le giovani generazioni iberiche, ha chitarre quasi morbidangeliane e un assolo più raffinato del solito. Ma sono solo variazioni sul tema: i riff punkeggianti della title-track e l’assalto thrashettone di fucilate come Forensick Squad e Miss Phlebotomy vi investiranno con la potenza di un autotreno (alla batteria c’è un nuovo volto, l’ex Avulsed Erik Raya) lasciandovi pronti per il bisturi dell’anatomo-patologo. Immarcescibili.

EXHUMED – Death Revenge

Per la serie “gente che dorme con il santino di Jeff Walker sul comò”, riecco anche gli Exhumed, che correggono parzialmente il tiro rispetto al precedente Necrocracy, che li aveva visti esagerare un po’ troppo con la svolta melodica (nel senso che sempre ai Carcass si ispiravano ma più a quelli di Heartwork che di Necroticism) già intrapresa nel 2011 con il discreto All Guts No Glory. I tempi di Gore Metal sono passati e non torneranno più ma – c’entrerà il ritorno di un altro membro storico (il bassista Ross Sewage) – i pezzi sono tornati più brevi, diretti e cruenti, al netto di qualche sfoggio di perizia tecnica di troppo e pur continuando a correre sui binari di un death metal dall’impronta europea, quando non decisamente svedese. Un equilibrio che paga: i brani migliori sono proprio quelli che riescono a conciliare meglio la vecchia e la nuova anima degli Exhumed (Incarnadined Hands). Death Revenge non fa miracoli e forse non resisterà troppo nello stereo, in un anno densissimo di uscite, ma un ascolto lo vale, in attesa di ribeccare Matt Harvey e compagni sul palco, dove non fanno prigionieri. (Ciccio Russo)

4 commenti leave one →
  1. Fredrik permalink
    9 dicembre 2017 09:04

    Gli exhumed saranno sicuramente nella mia top ten 2017

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  2. vito lomonaco permalink
    9 dicembre 2017 09:05

    approfondiro’ i pathology e i haemorrhage,grazie della dritta.

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  3. 11 dicembre 2017 15:34

    Tutto bello tranne i Pathology. Stavolta hanno perso il lume della ragione

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Trackbacks

  1. Raining blog: le playlist 2017 dei tizi di Metal Skunk | Metal Skunk

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